di Alberto Giusti
Cuore di tenebra non è solo un gran libro di Joseph Conrad. È un po’ come ci siamo sentiti in molti, qualche giorno fa, quando Angelino Alfano ha dichiarato che Silvio Berlusconi “alla fine deciderà di scendere in campo” per le prossime elezioni, nel 2013. A farci impallidire non è tanto il fatto in sé di questa possibilità, quanto il pensiero stesso, che probabilmente ritenevamo ormai inconcepibile. Sono passati solo setti mesi dalla caduta del governo Berlusconi, ma sembra essere passata un’era geologica. Vi ricordate Ruby, i festini ad Arcore, le ville ad Antigua? Vi ricordate tutti i faccendieri, Lele Mora, Emilio Fede, Walter Lavitola? Tutti scomparsi dalle cronache giornalistiche quasi magicamente, quando si è cominciato ad affrontare i problemi dell’Italia (e come li si sta affrontando non è il tema di questo articolo).
Ma sarà vero? Magari quel burlone di Silvio sta solo scherzando, fa tutto parte del suo risiko personale per tenere in piedi il Pdl ed evitare le molte probabili fughe, verso il centro o verso nuove mete, magari prendendo un Italo. È un ipotesi, quella del bluff, da non scartare, nonostante le molte dichiarazioni, dalla Santanchè a vari sondaggisti, di come Berlusconi si sia convinto a (ri)discendere in campo.
Gli interrogativi che ci dobbiamo porre sono due. Il primo è quali effetti queste affermazioni provocheranno nel sistema politico italiano. Ormai ne sono quasi sicuro: non riusciremo a riformare la legge elettorale in questa legislatura. Non con una conflittualità così alta e continuamente riattizzata. In secondo luogo, il centrosinistra attraverserà probabilmente una fase di sbandamento. Il Pd pensava di poter finalmente condurre il gioco in maniera diversa, finalmente non solo avversariale, ma propositiva e di credibilità. Berlusconi ha cambiato le carte in tavola, togliendo ai democratici la sicurezza di farla da padrona alle prossime elezioni. Idv e Sel torneranno rapidamente allo schema anti-berlusconiano, in cui Di Pietro ha un certo rodaggio e col quale ha sempre raccolto molti consensi, ma ciò non significa che la coalizione di Vasto sia per questo più probabile di prima. Per quanto riguarda il centro, con Casini Fini e Rutelli, il ritorno di Berlusconi blocca i possibili smembramenti di Futuro e Libertà e ricompatta il terzo Polo. Non solo: con questa operazione, tutti gli eventuali Montezemolo e compagni sono al palo, perché due candidature di peso nell’area moderata avrebbero il solo effetto di dividere i voti e portare a una sconfitta sicura.
Il secondo interrogativo è quello più serio. Com’è possibile che dal 1994, a distanza di 18 anni, Berlusconi possa ancora ispirare fiducia e soprattutto rappresentare un’alternativa credibile per un terzo degli elettori di questo paese (che poi, togliendo l’astensionismo, sono un quarto degli italiani)? Perché è di queste percentuali nei sondaggi che stiamo parlando, ed è sulla base di questi che Silvio scommette tutto ancora una volta, riuscendo incredibilmente a riportare l’attenzione dei media su di sé. Chi ancora può credere che quest’uomo sia la soluzione ai problemi del paese? La domanda mi spaventa ancor più per il fatto che ogni tanto la faccio a chi lo ha votato in passato, e se la maggior parte delle risposte sono confortanti, alcuni perseverano in una fede al limite del fanatismo. E chi mi dice che domani, nel segreto dell’urna, molti di quelli che mi hanno dato risposte confortanti non cambino idea, per la poca credibilità degli avversari del caimano?
Detto questo, spero solo che chi si troverà ad affrontare Berlusconi nel 2013, se sarà lui il candidato del centrodestra, non incorra negli errori di vecchia data di un attacco troppo personalistico. Piuttosto, parliamo dei fatti. Parliamo di quanto eravamo ridicoli in Europa e nel mondo soltanto un anno fa, parliamo delle riforme mancate e delle promesse mai mantenute. Nella speranza che sia il centrodestra che il centrosinistra sappiano trovare la forza per voltare questa pagina di storia italiana.



Mi piace quel che ha da dire Alberto Giusti, ma lo farò cadere da seduto se avrà voglia e tempo di leggere quanto segue.
Appartengo a quella nutrita schiera di elettori che nel corso di questi 18 anni ha “messo la crocetta” più volte, seppur non sempre, accanto al nome di Silvio Berlusconi. E me ne vanto pure. Ma non ingannarti caro Alberto, non mi vanto del personaggio a cui ho dato la mia preferenza, mi vanto altresì di averlo fatto in maniera autonoma e oserei dire del tutto legittima: è vero, le mie preferenze tendenzialmente vanno in direzione dei vincenti (me ne puoi fare una colpa?, sono umano mica il Padreterno) e ho pensato che Silvio potesse esserlo in politica così come lo è stato nell’imprenditoria e nel calcio. Non è andata così, questo è evidente, ma non rinnego certo quanto nel corso degli anni ho espresso in cabina. Ma i tempi son cambiati, le minestre riscaldate non mi sono mai piaciute e Silvio rappresenterebbe un deja vù che non credo proprio sia auspicabile, al di là della semplice considerazione che sia in grado o meno di guidare il paese. Berlusconi uomo di governo appartiene al passato e così sia, son d’accordo che l’Italia ha intrapreso un’era nuova, forse discutibile, sicuramente impegnativa, andiamo avanti così, centrodestra o centrosinistra che sia e…staremo a vedere, come disse il cieco! Con immutata simpatia e stima.
Caro Nicola, capisco perfettamente il tuo intervento; la mia intenzione non era quella di condannare chi ha votato Silvio Berlusconi nel 1994, nel 1996, nel 2001 e così via, perchè riconosco io stesso che ha saputo rappresentare un’alternativa davvero valida a tutto ciò che c’era in campo, in molte occasioni. Il mio tono abbastanza forte e diretto vuole rappresentare semmai l’assurdità di una ricandidatura, alla luce del passato e delle necessità del presente, e la speranza che il centrodestra capisca che la propria rinascita passa anche dall’abbandono di questo padre-padrone. Minestra riscaldata, come dici te, è il termine più adatto!