di Giacomo Parretti
Rock, come spesso ho avuto modo di sottolineare, non è solo il nome di un genere musicale. Anche se questo ne fa da sigla, da presentazione, da riferimento, quando si parla di Rock si parla di un universo fatto di forza, potenza, sensazioni e sentimento, e tutto ciò viene rappresentato oltre che in musica, in tanti modi… tra cui la simbologia.
Intendo soffermarmi quindi sul simbolo, il gesto e il logo a mio parere più rappresentativo, per capire al meglio il loro significato nel rock.
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Il simbolo
L’avrò fatto mille e più volte, il famosissimo simbolo delle corna che tipicamente i fans mostrano con la mano durante un concerto, in segno di approvazione della band o del brano in esibizione. Qui però, occorre fare una precisazione, dato che il simbolo in questione esiste in due versioni: quello a tre dita e quello a due.
Quella a tre dita, che si fa alzando pollice, indice e mignolo, ha origini dal film animato dei Beatles “Yellow Submarine“, dove lo usava John Lennon. Il significato è il termine “I LOVE YOU“, e questo perché le tre dita formano le figure “I” (il pollice), “L” (pollice e indice) e “U”(indice e mignolo). Questo simbolo entrò nella storia essendo utilizzato dagli hippies.
Quello a due dita (classica forma delle corna con indice e mignolo alzati dal pugno), più che nella cultura rock, trova vita nella cultura metal. Il primo ad utilizzarlo durante i concerti rivolgendosi ai fan fu Ronnie James Dio (scomparso a Houston nel 2010), cantante dei Black Sabbath e dei Rainbow, che poi fondò una sua band, i Dio. Ereditò, sosteneva, il gesto dalla propria nonna, di origini italiane, che lo usava al fine di scacciare il malocchio. Del gesto, ne ha rivendicata la paternità Gene Simmons, membro e fondatore dei Kiss.
Il gesto
Inteso come il movimento più d’effetto, quel gesto che dal vivo rende un personaggio unico al mondo.
Rimasi impressionato quando vidi per la prima volta, ero veramente un ragazzino, Jimi Hendrix che suonava la chitarra con i denti. Ricorderò a vita quella scena, dove dal salotto di quella casa tipicamente anni ’80 fui trasportato dalla fantasia in una Woodstock immaginaria. Chissà, forse la mia passione “borchiata” la devo proprio al grande Hendrix.
Il logo
Tantissimi sono i loghi di band che rendono perfettamente l’idea dello stile di vita al quale si decide di appartenere quando si parla di rock ma… “Presi l’idea da un calendario indiano con un’immagine della dea Kalì con la lingua di fuori“, dichiarò Mick Jagger in un’intervista.
Parlava di quel logo che ha accompagnato la vita dei Rolling Stones… “Chiesi a John Pasche di prendere spunto da quell’immagine e di renderla più moderna mantenendo però intatto lo spirito dell’originale“. E così fu data vita a uno dei loghi più famosi nel mondo delle band. Simboleggia un urlo, sguaiato, forte… rock!
Beh, il bello di assistere ad un concerto come potrebbe essere uno dei Rolling Stones è proprio il sentirsi liberi di poter urlare, alzare un braccio facendo con la mano il simbolo delle corna ed imitare una schitarrata. Il tutto senza sentirsi dei folli, perché basterebbe voltare un attimo lo sguardo e vedere che magari quei gesti li sta facendo un’intera platea.




\m/
UP THE IRONS, Giacomo!
Gene Simmons è battuto solo da Alice Cooper in materia *l’ho inventato io!*, eheheh – ma tengano lingue e ragnetele lontane da Ronnie James nostro!
La bellezza e la potenza del GESTO presentano anche un forte valore sociologico/antropologico: i vecchi metallari si salutano ancora, incrociandosi per strada, con il gesto delle corna… E ritorna il ricordo di un ex amorazzo che mi triturò le gonadi per ore: “cosa fai? Non li conosci! E se fossero stati assassini? Alla tua età saluti ancora gli sconosciuti? Non siamo su un palco… E blablablabla”.
Ed ecco il primo caso di razzismo gestuale: ciclisti, motociclisti, escursionisti – si possono salutare… Rocker e Metallari no!
Pfui!
Baciamo le borchie
http://www.youtube.com/watch?v=NYSZw43fws8
niente da aggiungere… trattasi effettivamente di razzismo. Qualcuno probabilmente ci vorrebbe trascinare nell’universo dell’anonimo e del niente, facendo si che anche noi arriviamo ad usare, per il saluto tra “colleghi”, quella fottuta manina che sventola… Ma anche no! … e se viene reputato un gesto solo per chi sta sul palco, beh… noi sul palco ci siamo anche quando non ci siamo!
E Ronnie James Ti benedica, ancora e sempre, Giacomo!
Parafrasando quello che spolmonava il sommo Bene: *noi non abbiamo quotidiano!* [traducasi: siamo sul palco senza tregua, senza sosta, senza pausa].
E se proprio vorranno imporci un *gesto*… In medio stat digitus meus!
lei e lui … assolutamente compatibili 🙂 beata gioventù …
Gioventù? Nicola, di giovane, ormai – ho solo il *novello* in cantina! \m/
io manco quello … sob …
Nell’appena ci vedremo sotto lo stesso spicchio di cielo, rimedierò: l’unica abbondanza che vanto è alcolica… 😉
l’ultima mia prodezza alcolica risale al ’79 … scambiai una boccia di vinsanto per una di thè freddo … mi portarono via in barella … son sopravvisuto, a Dio piacendo …
Zampa destra sul Black Album, Nicola: NON ti trascinerò mai a bere con me, eheheheheh!
E che prodezza dott. Pucci!!! … Tranquillo, basta ripartire con una birretta… L’è come andare in bicicletta… 😉
Comunque il segno della lingua fuori, più che una linguaccia, è da cercarsi in altro dove. Nonostante non abbia pel sulla lingua Mick Jegger si è guardato bene dal dire che quella era la posa in cui si mettevano i figli dei fiori per assumere LSD. In buona sostanza si tirava fuori la lingua in quella maniera e vi si riceveva sopra una goccia di acido. La Dea magari la vedeva dopo…