di Paola Capitani
“Il tempo è un’invenzione meccanica fatta per gli
oggetti esterni della vita… lo creiamo per darci una
certa sicurezza, come se ognuno di noi non fosse sicuro di
esistere, sentendosi solo”
GIUSEPPE PREZZOLINI
Non sono una storica dell’arte né un medico, lavoro e vivo con l’arte, la creatività e la conoscenza, ma soprattutto sono una “paziente” impaziente di trovare la giusta terapia, utilizzando al meglio la comunicazione e l’informazione, socializzando le esperienze e migliorando i rapporti interpersonali, soffocati dalla fretta e dalla superficialità.
Si comunicano paure e timori, affetti e intimità, ma si parla poco dei problemi connessi alla mente e alle sue patologie, da non divulgare e da non socializzare in quanto si pensa, erroneamente, che la malattia mentale sia diversa dal mal di denti e dal mal di pancia, anche se fa stare peggio, provocando “coliche” pesanti da sopportare. Il disagio mentale coinvolge anche la sfera familiare e sociale, in quanto un paziente con tali patologie non le limita solo a se stesso, ma crea un ambiente e un clima pesante per chi lo circonda. È difficile aiutare un paziente con “disagi mentali”, se non si sono provati o studiati a fondo e se non si riesce ad entrare nelle singole situazioni ed esigenze.
Convivo da oltre vent’anni con una sindrome bipolare, che, benché dolorosa, mi ha fatto scoprire lati interessanti di relazioni con amici, parenti, conoscenti, colleghi. Ma soprattutto conosco meglio me stessa e riconosco i sintomi appena arrivano e come devo comportarmi. Purtroppo la teoria deve fare i conti con la pratica, anche se si conoscono i metodi e le terapie per contrastare e superare il baratro dove si sprofonda per un tempo variabile (fattore di cui ancora non ho capito il motivo).
Qualsiasi terapia da assumere “per sempre” terrorizza, ancor più se tocca la mente e il cervello, diversamente dalle patologie che riguardano occhi, stomaco, articolazioni, per la diversa percezione che abbiamo del corpo umano e di quanto nel tempo è stato detto e trattato a proposito delle malattie mentali.
Un salutare principio è ascoltare i sintomi che il fisico ci manda, poiché avverte subito il livello di guardia (ognuno lo percepisce diversamente), ma i messaggi sono chiari, anche se spesso dedichiamo poco tempo per ascoltarli, per cui si corre ai ripari quando le patologie necessitano cure ancora più pesanti e invasive. La sfera degli affetti è fondamentale: oggi quasi nessuno ha tempo per gli altri, a parte qualche rara eccezione per bambini, anziani e malati. Non esiste il tempo per parlare, comunicare, confrontarsi, ascoltare – cose spesso sufficienti per delimitare il problema e trovare gli antidoti.
La cronaca ci parla di eventi drammatici legati alla carenza di affetto e alla solitudine: due mali che caratterizzano la nostra società della “comunicazione”, purtroppo spesso solo virtuale e tecnologica, come dimostrano i “social network”, che non riescono a creare solidarietà e comprensione. Il tempo è necessario per la conversazione, utile e profonda, per le confidenze intime e sincere, per un rapporto fondamentale che costruisce legami e che è il solo collante per le relazioni e le interazioni.
Siamo troppo impegnati, e solo a pagamento troviamo qualcuno in grado di ascoltarci, anche se spesso non riusciamo a instaurare un rapporto di empatia e di fiducia, perché non è garantita la comunicazione sullo stesso piano delle nostre emozioni e percezioni. Spesso i legami comunicativi sono di tipo subliminale e non hanno nessuna spiegazione logica; sono istintivi, “a pelle”, o a “odorato” come sostengono alcuni esperti del settore.
La prima sensazione, quando si conosce una persona, è istintiva e non capiamo le motivazioni logiche della percezione, perché in effetti non ne esistono; forse sono solamente chimiche. È una reazione immediata, che proviene da lontano e si basa su emozioni e sensazioni personali di quello specifico attimo.
Troviamo il tempo per passeggiate, cene, film, lavoro, pulizie della casa, ma per i rapporti personali e le “relazioni” e “interrelazioni” comunicative no, anche se i problemi nascono proprio da una cattiva comunicazione e dall’abitudine a non migliorare i rapporti comunicativi.
(continua)
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Paola Capitani è consulente per sistemi informativi, e dal 2000 coordina il Gruppo web semantico. Collabora con l’International Association for Art and Psychology ed è autrice di poesie di viaggio e di articoli e saggi pubblicati da Franco Angeli e Garamond.




grazie, Paola, per questa tua preziosa testimonianza.
molto lucido e penetrante questo scritto – attendo la parte due.
Eccola, Davide: http://www.postpopuli.it/3596-sindrome-bipolare-e-creativita-parte-ii/.
Grazie a te e di nuovo a Paola per il suo prezioso contributo.