SINDROME DI BURN OUT: CHE COS’È LA PATOLOGIA DA STRESS

di Claudia Boddi

Abbiamo già avuto modo di parlare su questo portale della sindrome di burnoutaffrontandola però da un punto di vista generale e delle conseguenze che può provocare su coloro i quali ne sono, loro malgrado, colti. In questa occasione, cerchiamo di capire per sommi capi qual è stata l’origine del fenomeno e quali i possibili processi psicosociali che da questo possono essere attivati.

Il termine stress, nucleo fondante del nostro argomento, deriva dal latino strictus che vuol dire “stretto, serrato, compresso” e sta a indicare evidentemente qualcosa che non fluisce in modo lineare e, per derivazione, che procura “difficoltà, avversità o afflizione”. Il termine burn out invece compare, per la prima volta, negli anni Trenta in ambito sportivo per indicare quello che accade all’atleta che, dopo alcuni successi, si esaurisce e brucia agonisticamente.

disturbipsichici.info

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Qualche tempo dopo, intorno agli anni Settanta, entra nella terminologia del settore lavorativo, in particolare, nella letteratura riguardante le professioni di aiuto. Da Freudenberger che nel 1982 lo riferisce a operatori che lavorano in un servizio comunitario per tossicodipendenti a Maslach che, nello stesso periodo, ne parla come “una patologia professionale degli operatori nelle relazioni d’aiuto”. Il 2 maggio del 2000 è uscito in Italia il disegno di Legge 4562 che definisce il burn out come una “sindrome di esaurimento emozionale, di spersonalizzazione e di riduzione delle capacità professionali che può presentarsi in soggetti che per mestiere si occupano degli altri e si esprime in una costellazione di sintomi quali somatizzazioni, apatia, eccessiva stanchezza, risentimento, incidenti.”

Ad oggi infatti viene ritenuta una patologia comportamentale a carico di tutte le professioni ad elevata implicazione relazionale. Il lavoro contribuisce alla stima di sé, e alla rappresentazione individuale dell’identità personale perché dà all’individuo un senso di padronanza sul proprio ambiente, sulle proprie capacità, sul proprio sistema di priorità consentendo così di aumentare il valore soggettivo e l’autostima. Ma allo stesso tempo, può essere causa di sofferenze e di disagio quando si creano delle circostanze fisiologicamente stressogene che corrispondono a difficoltà graduali che l’individuo è chiamato a superare.

In questo senso, il burn out è spia di una complessa risposta fisiologica e psicologica a una serie eterogenea di stimoli fisici, biologici e psicosociali o esterni all’organismo. In questo processo, tendiamo spontaneamente ad adattarci al sovraccarico di stimoli ambientali che comportano un’usura e uno scompenso psicofisico. La sindrome dell’esaurimento, del bruciare dentro si riferisce quindi a un insuccesso nel processo di adattamento, accompagnato da un malfunzionamento cronico fino ad arrivare a un possibile disadattamento emozionale con perdita delle capacità lavorative.

Come per molte altre questioni basilari dell’esistenza, siamo portati a  pensare che a noi direttamente non possa capitare mai, invece, ritrovarsi bruciati o in pieno burn out è molto più frequente di quanto non si creda. Soprattutto per chi svolge professioni d’aiuto.

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