SOVRAESPOSTI: COSA VOGLIAMO, CHI SIAMO?

di Simone Provenzano

Siamo sovraesposti.  Ci troviamo davanti a scelte impossibili da compiere, non abbiamo abbastanza informazioni per decidere cosa vogliamo.

E questa volta non parlo di scelte di vita, di soluzioni a problemi personali, parlo della spesa che ogni giorno facciamo al supermercato, di quando andiamo a comprare una nuova auto o di quando dobbiamo scegliere la marca dei pantaloni piuttosto che dei biscotti.

Date un’occhiata disincantata alle pubblicità che ci vengono proposte, non ci troviamo quasi più davanti alla descrizione di prodotti ma allo spaccio di identità, di modi di essere.

La scelta dell’auto ti propone un modo di essere: sei sportivo e giovane o responsabile e padre di famiglia? La proposta pubblicitaria ti mostra su strade deserte con panorami mozzafiato o con una moglie finalmente contenta al tuo fianco?

Come accade molto spesso pensiamo di scegliere razionalmente mentre invece è la nostra parte inconscia a farla da padrona. Il tema dell’identità è un tema a me molto caro. Ne ho parlato e ne riparlerò. Costruiamo chi siamo ai nostri occhi comprando carta igienica di carta riciclata o biscotti che immaginiamo più naturali e salubri.  Siamo tipi da Iphone o da Android? O ci basta il vecchio Nokia con ancora la prima versione di snake all’interno?

Tutto ciò che compriamo ci aiuta  a capire qual è l’immagine che abbiamo di noi, o piuttosto quella che vorremmo avere e tentiamo di mantenere.

Ci compriamo la nostra immagine, componiamo un puzzle consumistico che indica chi vorremmo essere. È abbastanza inevitabile.

È piuttosto normale. Non è bello, non è brutto.

Per la mente umana tutto diventa simbolico, perfino il colore delle scarpe che, a proposito, io adoro rosse, da sempre. Mi ricordo quando il mio vecchio terapeuta mi fece notare che vestivo,  molto spesso, con colori vivaci e che questo era legato al mio bisogno di attenzioni, al mio bisogno di non passare inosservato. Fu scioccante. Era vero, ma non me ne ero mai reso conto, non ero consapevole. Il rosso delle scarpe, i colori vivaci delle mie maglie, perfino l’automobile rossa avevo! Anche tutte queste cose mostravano il movimento inconscio della mia psiche.

Adesso però è l’ora di salire un altro gradino:

ESSERE O AVERE?

Come faceva mio nonno nato nel 1916? Per lui che i vestiti servivano principalmente a non prendere freddo, lui che non poteva scegliere, sia perché non c’era scelta sia perché non c’erano soldi per scegliere?

Lui come faceva a proporre se stesso, a proporre il proprio modo di essere? Attraverso cosa si mostrava e si rivelava al mondo interiore e a quello esteriore?

Ed è qui che volevo portarvi. Lui doveva ESSERE. Doveva FARE.

Non poteva delegare un marchio, o un colore.

Troppo spesso ci nascondiamo dietro a qualcosa che rappresenta quello che vorremmo essere o fare senza esserlo o farlo realmente.

Consapevolezza e libertà vanno di pari passo,

sia come consumatori che come persone.

Decidiamo chi siamo e scegliamo di conseguenza,

non il contrario.

O per lo meno proviamoci!

2 Comments

  1. Giovanni Agnoloni 14/02/2012
  2. Alessandryte 14/02/2012

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