di Simone Provenzano
Quando si conduce gruppi, con qualsiasi finalità, si nota con l’andare del tempo che si formano delle costellazioni. In un modo che ancora adesso, dopo tanti anni che lo vedo, mi provoca meraviglia.
Scoprire come una quindicina di persone condividano il desiderio di arrivare allo stesso nocciolo, che ognuno di loro aggiunge un pezzo al puzzle che comporrà la costellazione del problema che inevitabilmente coinvolge l’intero gruppo. In pratica è come se arrivassimo per costruire proprio quel puzzle ma nessuno prima di arrivare lo sapesse, e tutti senza saperlo si portano i giusti pezzi da casa.
Lo stesso succede a me nei vari incontri che ho durante la mia settimana di lavoro.
Bene, questa settimana intorno a me e al mio operato si è costellata la speranza e il suo opposto, la disperazione.
Non sempre la speranza è vista di buon occhio, la colleghiamo all’illusione, al sogno, al miraggio e alla fantasia. Al restare fermi aspettando di fare 6 al superenalotto. Ma non è solo questo! La speranza è anche una molla, che se opportunamente caricata, ci permette di spingerci avanti,
MOVIMENTO e VITA!
È la differenza tra sogno e realtà. È la differenza tra illudersi e sperare. Basta un imprevisto quando ci illudiamo e subito andiamo incontro alla delusione. Si pensa che tutto è vano, e che non ci sia più speranza, che l’idea che ci frullava per la testa fosse solo un’ illusione. Ma osservando la nostra mente con sincerità ci si può accorgere di come anche quell’idea è reale. Reale come il cielo, la pioggia e la terra. Solo che quell’idea è un segmento di conoscenza ancora non traducibile in parole.
È troppo diversa dalle parole per essere imprigionata da esse. Né può essere imprigionata in un tempo; ancora troppo profondamente immersa nel mare della psiche e dell’anima per piegarsi al reale e al concreto. Eppure la speranza sopravvive , come la primavera dopo l’inverno.
Ci siamo lasciati da poco l’inverno alle spalle, la primavera incombe con il suo fiorire e il suo sbocciare. Il paesaggio torna a vestirsi di verde, le chiome degli alberi si confonderanno presto l’una con l’altra mescolando le varie tonalità del colore dalla clorofilla.
Umanizzando stagioni e vegetazione potremmo affermare che il peggio è passato, che finalmente la vita riprende il sopravvento, che la depressione legata al freddo e al buio dell’inverno stia finalmente terminando.
Esistono periodi nella nostra vita in cui non si può stare bene, in cui la felicità è un miraggio, la serenità un vago ricordo e dove sembra che niente più abbia un significato ed un senso preciso. Potremmo costringere questa infelicità dentro la parola depressione, solo per un piacere nosografico, ma non cambierebbe il vissuto delle tante persone che si trovano immerse in mezzo a questo inverno dell’anima.
Eppure sono proprio gli alberi che lasciano cadere le foglie di inverno per non morire. In quel preciso momento , in quelle condizioni esterne ed interne, mantenere quel bel fogliame sarebbe impossibile, anzi, sarebbe autodistruttivo. Così noi spesso ci ritroviamo con delle condizioni esterne, e molto più spesso interne, che ci conducono alla tristezza più assoluta e per non soccombere andiamo in risparmio energetico, un inverno dell’anima.
Anche in noi come in alcuni alberi, nella depressione come in inverno, resiste un principio vitale che non teme né freddo né buio. Purtroppo troppo spesso non riusciamo a cogliere la speranza e la promessa che questi alberi ci metteno difronte, troppo presi e distratti dalla desolazione predominante che ci circonda.
Il vecchio Dalai lama, in uno dei suoi molti libri, afferma che se non si trova qualcosa non significa che non esista, ma piuttosto che le modalità con cui lo si stava cercando non erano adeguate.
Non è detto che se non vediamo né sentiamo il piacere della vita, anche per un lungo periodo, questo non esista più.
Mi rendo conto, mentre scrivo, di indirizzare queste parole proprio a chi in questo momento è ancora in pieno inverno; ho la sensazione di star dialogando, di cercare di risvegliare un potenziale,
una scintilla.
Seppur in modo diverso ed in quantità minori, ognuno di noi ha sofferto di questo male, della disperazione che attanaglia e che spreme la vita lasciandoci senza fiato.
Non è facile uscire fuori da questa stagione e non è facile viverla!
Possiamo solo aggrapparci a quegli alberi, a quelle nostre funzioni interne che rimangono vive e attive, tentare di riconoscerle ed accudirle, seguendole.
La primavera non tarderà di molto, il ciclo delle stagioni continuerà il suo percorso. I fiori stanno già sbocciando, le nuove foglie sono già nate.
Nuove forze, nuova energia, nuova vita da vivere.
Siate pronti, aspettatelo, cercatelo.
“non in assoluto oblio e non in totale nudità, ma avvolti in nubi di gloria ecco giungiamo”
Così diceva Wordsworth a proposito del nostro venire e stare nel mondo.
Così io dico a me stesso e a voi per salutarvi e augurarvi buona giornata oggi.


