STAND BY ME, VIAGGIO ALLA SCOPERTA DELLA VITA

di Francesco Gori

Un viaggio per vedere dal vivo la morte. E scoprire la vita, a tredici anni, quando la curiosità prende il sopravvento sulla ragione. Questo è Stand by me, pellicola cult degli anni Ottanta e perfetta fotografia dell’America anni Cinquanta, con la musica di “Lollipop” e le bande di giovani, tutti brilllantina e faccia da duro, che duellano sulle spyder.

In Stand by me, River Phoenix (a destra) è Chris (foto flickr)

Pellicola dal sapore poetico e malinconico, come il ricordo di quell’estate del 1959 da parte di Gordie, adesso adulto. Nella sua mente rivivono i tre amici Chris, Teddy e Vern e l’avventura di quei primi di settembre, che ha segnato le loro vite. Gordie è intelligente, ma segnato dalla scomparsa del giovane fratello e da una famiglia che lo mette da sempre in secondo piano; Chris, interpretato dal compianto River Phoenix, è il leader del gruppo ma soffre perché i “Chambers” non hanno un bel nome in società; Teddy è il più “matto”, figlio di genitore violento; infine Vern il cicciotto, pauroso e tontolone. Venuti a sapere di nascosto dal fratello di Vern della presenza del cadavere di un ragazzo scomparso che questi e il suo amico preferiscono ignorare, decidono di partire alla volta del luogo che cela il mistero, distante molti chilometri, vedendolo come possibilità di riscatto sociale. E diventare così gli eroi di Castle Rock. Nel percorso lungo la ferrovia incontreranno la leggenda del cane Chopper, rischieranno la vita su un ponte, saranno costretti a dormire nel bosco tra gli ululati di coyote e a scontrarsi con la banda del temibile Asso. Una serie di prove, simbolo degli ostacoli dell’esistenza fuori dalla bambagia dell’infanzia. In questo viaggio, Gordie e Chris, legatissimi, saranno l’uno il sostegno dell’altro, un legame che li guiderà nelle scelte di vita: seguendo i reciproci consigli, il primo si affermerà come scrittore, il secondo riuscirà a studiare e svincolarsi dal cattivo nome della famiglia.

I temi di amicizia e adolescenza – con le difficoltà della crescita, nel nucleo familiare e in quello sociale – vengono proposti allo spettatore in un perfetto mix tra agro e dolce. Sta qui la bontà del lungometraggio. Nel prosieguo degli anni i quattro si perderanno di vista, ognuno per la propria strada, più o meno difficile. Ma Gordie, scrivendo, lascia di loro un’impronta indelebile: “Non ho mai avuto amici come quelli che avevo a dodici anni. Gesù, ma chi li ha?”

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