STORIA DEL MONDIALE DI CICLISMO, DA MOSER A CAVENDISH

di Nicola Pucci

Sfogliando il calendario del ciclismo internazionale due sono gli appuntamenti in agenda cerchiati di rosso, tra gli imperdibili: uno è il Giro delle Fiandre, ma questa è storia primaverile ed avremo quindi modo di riparlarne; l’altro è il mondiale su strada per professionisti – un tempo si chiamava così – che fin dalle prime ore del mattino catalizza l’attenzione dei fedelissimi del pedale.

Correva l’anno 1978 e per me ragazzo fu il debutto tra i simpatizzanti per gli eroi in bicicletta. Cercherò qui di rievocare i sussulti che, anno dopo anno, hanno scavato traccia nel profondo del mio animo sportivo. Premetto, non sarò breve, cercherò comunque di stuzzicare la vostra curiosità: chi ama il ciclismo mi segua.

1978, appunto. Siamo in Germania, tracciato del Nurburgring, prestato per l’occasione dalla formula 1. C’è un favorito d’obbligo, Francesco Moser, campione in carica per il titolo conquistato l’anno prima a San Cristobal, in Venezuela. Il trentino alimenta anche stavolta la fuga a due con l’occhialuto Knetemann che lo beffa per pochi centimetri rendendo ancor più cupa una giornata plumbea per la pioggia battente.

1979, ci spostiamo a Valkenburg, terra d’Olanda, e non sarà l’ultima volta. Un drappello di attaccanti prende il largo, tra loro c’è il nostro Battaglin che azzarda il colpaccio in volata. Il tedesco Thurau, già battato due anni prima da Moser, lo manda a terra, ne approfitta Jan Raas beniamino di casa che veste la maglia iridata.

1980. Il circuito più duro della storia mondiale, Sallanches, in Savoia. Disegnato appositamente per l’idolo locale Bernard Hinault che distrugge la concorrenza, buon ultimo il nostro “Tista” Baronchelli che si piazza secondo.

1981. A Praga il percorso è piatto e la corsa bloccata in attesa del volatone a ranghi compatti. Freddy Maertens è ruota velocissima e supera di un niente Saronni bissando il trionfo di Ostuni 1976.

Saronni a Goodwood nel 1982 – http://www.pedaletricolore.it

1982, l’anno di gloria per lo sport italiano. A Goodwood Giuseppe Saronni tocca l’apice di una carriera da predestinato con la fucilata resa celebre dal commento del grande Adriano De Zan. La concorrenza è annicchilita e il buon Beppe può tagliare il traguardo a braccia alzate.

Nel 1983 Greg Lemond, nel 1984 Claude Criquielion, nel 1985 Joop Zoetemelk…tre nomi importanti del ciclismo anni Ottanta conquistano il titolo di Campione del Mondo, a dar lustro a carriere già ricche di trofei.

Nel 1986 ci trasferiamo al di là dell’Oceano. Siamo a Colorado Springs e il cielo si tinge d’azzurro per la magistrale corsa d’attacco di Moreno Argentin, fuoriclasse assoluto per le gare in linea.

Il 1987 è l’anno del tris di Stephen Roche. L’irlandese dopo Giro e Tour completa la stagione senza pecche giocando d’anticipo nella verde campagna austriaca di Villach, con i favoriti Kelly e Argentin che si marcano stretto sbagliando clamorosamente tattica.

Il tricolore torna a sventolare nelle lande grigie del Belgio, a Renaix, edizione 1988. L’uomo di casa Claude Criquielion si presenta all’ultimo chilometro insieme alla giovane promessa azzurra Maurizio Fondriest, da dietro rinviene a velocità doppia il canadese Bauer che in volata atterra il belga. Maurizio ringrazia e porta a casa la maglia più prestigiosa.

Nel 1989 Greg Lemond, sopravvissuto ad un incidente di caccia e tornato prepotentemente alla ribalta col successo al Tour, riconquista il mondiale a Chambery; nel 1990 la coppia Dhaenens-De Wolf si fa beffe di Gianni Bugno gran favorito e riporta il Belgio sul gradino più alto del podio.

Bugno a Stoccarda nel 1991 – http://2.bp.blogspot.com

1991 e 1992 segnano l’apoteosi per Gianni Bugno che si guadagna il titolo di numero 1 al mondo. A Stoccarda supera in una volata da brividi Rooks e Indurain; a Benidorm ringrazia il fido Perini, detto “il duca”, che lo pilota allo sprint dove Jalabert, secondo, può solo rimanergli in scia.

Ci spostiamo ad Oslo, per il Mondiale 1993. Ed il pianeta ciclismo è illuminato da un astro nascente, Lance Armstrong. Mostra al mondo un fisico da triatleta e muscoli d’acciaio, la giornata è nordica e nel freddo l’americano si sbarazza degli avversari.

Nel 1994 la corsa torna in Italia, tra i maestosi templi di Agrigento. E’ il giorno di Luc Leblanc che infila Ghirotto e Chiappucci; nel 1995 in Colombia, sul percorso carogna di Duitama, vince Olano che buca all’ultimo chilometro ma conserva margine a sufficienza su capitan Indurain che fa gioco di squadra e sul miglior Pantani di sempre nelle corse di un giorno.

Lugano 1996 premia uno dei migliori interpreti delle classiche anni Novanta, Museeuw; il 1997 veste invece dei colori dell’arcobaleno la meteora di turno, Laurent Brochard, che a San Sebastian fa saltare il banco.

Nel 1998 si torna a Valkenburg; due toscani, Bartoli e Tafi, si dividono i gradi di capitano ma è lo svizzero che non ti aspetti, Camenzind, a trionfare prendendo il largo a pochi chilometri dall’arrivo.

L’era Oscar Freire si apre nel 1999, il cantabro è sconosciuto al grande pubblico ma a Verona piazza la zampata da finisseur sul rettilineo finale ed anticipa il gruppo. Lo spagnolo si ripeterà nel 2001 a Lisbona ed ancora a Verona nel 2004; nel frattempo Vainsteins, non proprio un fenomeno, vince a sorpresa nel 2000 a Plouay.

Cipollini in trionfo a Zolder nel 2002 – www.bettiniphoto.ne

L’inno di Mameli suona di nuovo a Zolder nel 2002, dieci anni dopo l’ultimo trionfo di Bugno. Al volante in ammiraglia c’è il mai dimenticato Franco Ballerini, nuovo timoniere dopo la breve parentesi Fusi che aveva sostituito Alfredo Martini, storico commissario tecnico dal 1975 al 1997. Il circuito è piatto ed adatto ai velocisti, la squadra risponde come meglio non potrebbe pilotando all’arrivo Supermario Cipollini che non fallisce il bersaglio.

E’ giunta ormai l’ora per Paolo Bettini di vestire i panni del campione di riferimento per le corse in linea. Ma in Canada, nel 2003, Astarloa lo anticipa; nel 2004 il nostro paga dazio alla sfortuna; nel 2005 a Madrid è il più forte ma si corre per Petacchi ed infine a vincere è Tom Boonen.

2006, è l’anno del riscatto, per il toscano di La California. A Salisburgo il tracciato è impegnativo ma non c’è selezione, poco oltre il triangolo dell’ultimo chilometro Samuel Sanchez e Valverde giocano di fantasia trascinandosi dietro Zabel e Bettini. La volata del “grillo” è mozzafiato, così come l’urlo liberatorio oltre la linea d’arrivo a celebrare il successo.

Le stimmate del fuoriclasse l’azzurro se le guadagna l’anno dopo, in Germania, a Stoccarda, al termine di una settimana difficile. Attaccato da McQuaid, presidente Uci, per la firma del codice etico; accusato di pratiche illecite da Sinkewitz; invitato dall’organizzazione a non partecipare alla corsa in linea zittisce tutti con una volata rabbiosa ad infilare Schumacher, idolo di casa ma, lui sì, dopato, e neppure poco.

La vittoria di Alessandro Ballan a Varese nel 2008 assomiglia tanto alla sparata del Saronni anno 1982; nel 2009 Cancellara è il gran favorito a casa sua, a Mendrisio, ma Evans è un cagnaccio e conquista quella maglia che tanto avrebbe voluto indossare il “treno di Berna”.

Giorni nostri ormai. Nel 2010 è la prima volta per un norvegese, Hushovd, che trionfa a Geelong; dodici mesi orsono l’uomo più veloce del pianeta, Mark Cavendish si presenta da favorito sul circuito di Copenaghen che pare disegnato apposta per lui e dopo 260 chilometri noiosi e privo di sussulti rispetta le consegne trionfando davanti a Goss e Greipel.

Uff, ce l’abbiamo fatta. Questa è la storia, lunga, del mondiale su strada per professionisti – a me piace chiamarlo così, come ai vecchi tempi -: fra poche ore sarà tempo di spillarsi il numero di gara e far girare le pedivelle. Valkenburg ancora una volta è il teatro della sfida, i nostri non saranno favoriti ma daranno battaglia, statene certi. Basta chiacchiere, largo alla passione e che vinca il migliore.

One Response

  1. Stefano 23/09/2012

Leave a Reply

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.