STORIA DI FIRENZE: IL PIANO DI RISANAMENTO

Siamo alla trentacinquesima puntata della serie di articoli di Luca Moreno sulla storia di Firenze. Le immagini sono numerate in continuità con quelle del trentaquattresimo articolo.

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Storia di Firenze: il Piano di risanamento

di Luca Moreno

Il cosiddetto Risanamento fu un periodo della storia urbanistica cittadina che si svolse tra il 1865 e il 1897 – coincidendo quindi soltanto in parte con il periodo di Firenze Capitale (1865-1870) – quando la città subì drastiche modifiche, dettate da nuove esigenze economiche e sociali. È bene precisare che con il Piano propriamente detto alludiamo agli interventi progettati dall’Architetto Giuseppe Poggi (1811-1901), che sono indubbiamente i più profondi ed evidenti; tuttavia essi fanno parte di un processo di trasformazione assai più ampio ed articolato. Il tessuto urbano della città era giunto sostanzialmente indenne all’entrata della Toscana nel Regno di Sardegna (poi Regno d’Italia); essa infatti appariva ancora circondata dalle mura, con i punti focali nella cupola e negli altri edifici monumentali, in un secolare equilibrio tra parti costruite e parti occupate da spiazzi, orti e giardini (soprattutto nelle zone a ridosso delle mura). Ora invece ci troviamo di fronte a un intervento urbanistico assai poderoso sul piano del cambiamento perché la scelta, più o meno subita, di Firenze Capitale evidenziò tutta una serie di inadeguatezze funzionali – che il Piano si incaricherà coraggiosamente di risolvere – tra cui l’ancora inesistente distinzione tra aree divise per funzioni pubbliche e private.

Con una certa urgenza il Comune affidò il progetto di trasformazione cittadino al già citato Architetto Giuseppe Poggi, che lo consegnò il 18 febbraio 1865. Per realizzarlo si procedette in modo massiccio all’esproprio. I fondi furono reperiti con un piano di prestito pubblico di 30.000.000 di lire, da ammortizzare in 50 anni. Il Piano doveva rispondere a una serie di questioni impellenti: provvedere a nuovi alloggi necessari per l’arrivo di impiegati per gli uffici della Capitale; coniugare interessi pubblici e privati limitando la speculazione; difendere la città dalle piene dell’Arno (soprattutto dopo l’alluvione del 1844); dare alla città un volto celebrativo moderno e borghese, in linea con le contemporanee evoluzioni di altre città europee. Sulla base di quanto detto, si procedette nei termini così sintetizzati:

a) Realizzazione dei Viali di Circonvallazione;
b) Realizzazione del Viale dei Colli;
c) Realizzazione di Nuovi Quartieri;
d) Altri interventi;
e) Realizzazione della Facciata di Santa Maria del Fiore;
f) Sventramento del Mercato Vecchio e realizzazione di Piazza della Repubblica.

Vi propongo due cartine che dovrebbero essere utili a dare un’idea delle trasformazioni.

Il Piano di risanamento (imm. di Luca Moreno)

Figura 102: Il Piano di risanamento (imm. di Luca Moreno)

a) Viali di Circonvallazione: Una volta abbattute le mura della parte nord, Poggi realizzò i Viali di Circonvallazione, ispirati ai boulevard di Parigi, alberati e di grandi dimensioni che circondavano (e tuttora circondano) a semicerchio il centro della città rappresentati in figura 102, da “A” verso “C” in successione: Piazza Vittorio Veneto, Viale Fratelli Rosselli, Piazzale di Porta al Prato poi ancora Viale Fratelli Rosselli; superato il sottopasso ferroviario: Viale Filippo Strozzi, Viale Spartaco Lavagnini, Piazza della Libertà (B), Viale Giacomo Matteotti, Piazzale Donatello (indicato con il n. 6) Viale Antonio Gramsci, Piazza Cesare Beccaria, fino ad arrivare al “delta”, contrassegnato con “C”, di Viale della Giovine Italia e Viale Giovanni Amendola. Lo scopo dei viali non era esclusivamente estetico, né era dettato ancora da esigenze del traffico veicolare, bensì di saldare il tessuto urbano del centro con i nuovi quartieri semicentrali, in chiave di celebrazione della Capitale. […]

b) Viale dei Colli: è una specie di immagine speculare, sulla riva dell’Oltrarno, dei Viali di Circonvallazione, anche se meno ampi, con zone verdi ai lati della carreggiata per il passeggio panoramico e costellato da ville e villini. Rappresentato in figura 102, da “D” verso “F” in successione: Piazza Francesco Ferrucci, Viale Michelangelo, Piazzale Michelangelo, Viale Galileo, Piazzale Galileo, Viale Niccolò Machiavelli, fino a Porta Romana, contrassegnata con “F”. Il percorso è coronato da Piazzale Michelangelo (figura 102, lettera “E”): una terrazza aperta sulla città, molto visitata dai turisti, che ospita tra l’altro una copia del David. […] L’assenza di collegamento tra “F” e “A” di figura 102 è determinato dal fatto che in quel tratto non sono intervenuti lavori di trasformazione, anche se, secondo i progetti del Poggi, questo collegamento ci sarebbe dovuto essere, perché il Viale dei Colli avrebbe dovuto continuare oltre Porta Romana, sulle colline di Bellosguardo, fino al Quartiere del Pignone (figura 102, 1) per poi raggiungere le Cascine (figura 102, lettera “G”). Inoltre mentre le mura sono per lo più scomparse sul versante nord (Viali di Circonvallazione) sul versante sud (Viale dei Colli) si è cercato di conservarle.

c) Nuovi Quartieri: Il Piano prevedeva la realizzazione di interi nuovi quartieri a ridosso dei viali, improntati a criteri moderni che non avevano agganci con la tradizione consuetudinaria del modo di abitare cittadino. Questi quartieri avevano tipologie abitative varie, dai villini a schiera di modeste dimensioni, ai grandi blocchi di appartamenti da affittare. Ne indichiamo alcuni: il Quartiere del Pignone, fuori Porta San Frediano in prossimità del Ponte alla Vittoria (figura 102, 1 all’altezza del Lungarno del Pignone); il Quartiere di San Jacopino, fuori Porta al Prato (figura 102, 2 all’altezza di Piazza San Jacopino); il Quartiere di Piazza Savonarola, tra Piazza della Libertà e Piazzale Donatello (figura 102, 3 all’altezza di Piazza Savonarola); ricordiamo che Piazzale Donatello ospita il Cimitero degli Inglesi (figura 102, 6) situato su una collinetta, circondato da cipressi, in un insieme suggestivo che ispirò scrittori e pittori del Romanticismo; il Quartiere della Mattonaia (figura 102, 4 all’altezza di Via della Mattonaia); il Quartiere della Piagentina, fuori Porta alla Croce (figura 102, 5 all’altezza di Via Piagentina). Nel 1873 si realizzerà poi il Mercato di S. Ambrogio (Piazza Ghiberti, figura 102, 7) e nel 1874 con la sistemazione di Via dell’Ariento, il Mercato Centrale di San Lorenzo, su progetto di Giuseppe Mengoni, l’architetto della Galleria di Milano (figura 102, 8).

Figura 103: gli altri interventi del Piano (imm. Luca Moreno)

Figura 103: gli altri interventi del Piano (imm. Luca Moreno)

d) Altri interventi: tra i quali ricordiamo – oltre alla rimozione di alcuni edifici sorti a ridosso di Palazzo Vecchio e all’ampliamento di alcuni vicoli per l’accesso a Piazza della Signoria – l’allargamento del Ponte alla Carraia (1863) (figura 103, 1); la regolarizzazione o creazione di alcune strade del centro storico come: Via de’ Tornabuoni (figura 103, 2), Via degli Strozzi (figura 103, 3), Via dei Calzaiuoli (figura 103, 4), Piazza del Duomo (figura 103, 5), l’apertura di Via degli Avelli (figura 103, 6) e l’ampliamento – tra il 1893 e il 1895 – di Piazza San Giovanni, deciso per dar più luce al Battistero, nonché la demolizione della parte più avanzata del Palazzo Arcivescovile, la cui facciata cinquecentesca fu ricostruita nella posizione attuale, alquanto arretrata dalla sua posizione originaria (figura 103, 7). Furono poi creati i Lungarni, così come oggi li vediamo (che non rappresentiamo in cartina, intendendo con questo termine le grandi vie che costeggiano l’Arno, nelle zone più o meno centrali della città). Su queste nuove strade, ma anche sulle arterie più prestigiose della città, come Via Cavour, i palazzi furono dotati di nuove facciate e prospetti. […]

e) Facciata di Santa Maria del Fiore: Vi lascio immaginare come i fiorentini seppero rinnovare le antiche contese dividendosi, per fortuna con la sola arma della parola e della polemica, tra chi si dimostrò favorevole e chi invece bocciò senza mezzi termini questo intervento. […] Quest’ultimo non fu l’unico edificio religioso che fu “abbellito”; anche Santa Croce, tra il 1857 e il 1863 aveva avuto il suo intervento con la realizzazione, su progetto dell’Architetto Nicola Matas, della facciata che ancora oggi vediamo […] Ricordiamo che, in occasione dell’inaugurazione, i fiorentini poterono assistere non solo alla nascita del nuovo Duomo, ma anche al “prodigio” dell’illuminazione della via più centrale di Firenze, quella che dal Duomo suddetto ci porta in Piazza della Signoria, vale a dire la celeberrima Via de’ Calzaiuoli.

Figura 104: Il Viale dei Colli ai suoi inizi (da Wikipedia)

Figura 104: Il Viale dei Colli ai suoi inizi (da Wikipedia)

f) Mercato Vecchio e Piazza della Repubblica: Dimenticatevi per un momento dei Mercati che abbiamo citato precedentemente, perché adesso dobbiamo parlare del Mercato Vecchio, che non ha nulla a che vedere con i suddetti. Il Mercato Vecchio (figura 103, lettera M) era il centro geografico della città, dove anticamente i romani avevano posto il Foro. Sistemato all’epoca di Cosimo I, nel tempo si era coperto di minuscoli edifici popolari […] Nel 1881 il Comune riprese il progetto […] e spianò la strada all’opera di risanamento massiccio. Il progetto definitivo venne approvato il 2 aprile 1885: entro giugno tutta la popolazione della zona fu evacuata e tutti gli immobili espropriati. Dopo il 1888, i lavori procedettero con solerzia, demolendo innanzitutto la parte nord della piazza, tra la Colonna dell’Abbondanza e l’attuale lato del Caffè Gilli (figura 103, lettera “M”, all’altezza delle due casette bianche gemelle). Eliminati i miserabili edifici del Mercato, si era riscoperta la piazza cinquecentesca, con la Loggia del Pesce del Vasari, che ora si trova in Piazza dei Ciompi ed a quel punto sarebbe stata buona cosa interrompere i lavori; ma il centro era ormai gravato da forti interessi economici e speculativi, che reclamavano edifici nuovi di zecca per cui l’area delle demolizioni si ampliò notevolmente. Sorsero così i grandi Palazzi, i Portici, l’Arco trionfale e il grande spazio di Piazza Vittorio Emanuele II, oggi Piazza della Repubblica. Nel 1890 venne inaugurato solennemente il monumento a Vittorio Emanuele II, al centro di una piazza ancora in costruzione: oggi il monumento è al Piazzale delle Cascine, nell’area omonima. […] Quando invece vi trovate di fronte alla celebre Loggia del Porcellino allora siete nel Mercato Nuovo che qui ricordo per analogia, ma che non rientra nelle ristrutturazioni ottocentesche.

Questa descrizione sarebbe però incompleta se non ricordassimo, insieme alla trasformazione vissuta dalla città, anche i misfatti architettonici che sono collegati non solo al Piano di Risanamento propriamente detto, ma anche agli interventi attuati quando Firenze non era più Capitale, che causarono la scomparsa di molti capolavori dell’antica architettura fiorentina. A soffrirne di più fu la parte medievale della città, in virtù dell’attività di allargamento delle vie di cui vi abbiamo parlato. Monumenti, chiese, case, un’infinità di torri che si sarebbero potute conservare furono cancellate. Il lettore ricorderà senz’altro che nella prima puntata ho descritto il centro fisico del castrum romano che ospitava il Foro, le Terme ed altre testimonianze dell’antica Roma; ebbene tutto ciò, gli impianti a mosaico, le fondamenta dei torrioni, le antichissime porte, fu perduto allo scopo di realizzare Piazza della Repubblica. In questo caso il danno fu duplice, perché fu raso al suolo ciò che di medievale vi era sulla superficie – distruggendo tra l’altro, oltre agli edifici, anche il Ghetto ebraico e tutto un mondo di persone, di modi di vita ed abitudini – nonché le testimonianze storiche dell’antica Roma che le soprastanti strutture medievali avevano protetto per secoli. […]

L’espressione secondo cui, grazie a questi interventi il centro cittadino era “a vita nuova restituito” come recita l’iscrizione sul grande Arco trionfale di Piazza della Repubblica, può trovare forse giustificazione nella concezione estetico-culturale ottocentesca, che considerava indecorose alcune delle vestigia cittadine; è evidente poi che una città che vuol chiamarsi viva non può pretendere di conservarsi intatta di fronte al trascorrere dei secoli, ma è indubbio che si sarebbe potuto intervenire con minor zelo distruttivo, attuando quegli interventi conservativi che diventeranno criterio fondamentale nelle tecniche di restauro del secondo Novecento (figura 104).

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