di Simone Provenzano
La mia tesi, il lavoro con cui ho concluso gli studi universitari, trattava un intricato disegno che comprendeva psicodramma moreniano, psicologia del profondo di Jung e qualche mia originale idea sul funzionamento della psiche umana.
A distanza di tanti anni ammetto di essere abbastanza soddisfatto di quel lavoro anche se non era ciò che realmente avrei voluto fare. Insomma, Moreno, Jung e compagnia bella erano il piano “B”.
Ciò che realmente bramavo era occuparmi del trovare riscontri ed incontri tra la teoria delle superstringhe e le teorie della mente.
Un lavoro simile a quello che si fa quando si cerca i correlati anatomici di specifiche funzioni psichiche traslato sulle leggi fondamentali dell’universo, basandomi sul principio che “come in alto, cosi in basso” o se preferite su princìpi che potevano prendere spunto dalla matematica frattale.
Capisco che se non siete studiosi della mente o appassionati di fisica quantistica tutto ciò possa risultare estremamente noioso. Se leggendo questa riga decidete di chiudere la finestra e fare un salto nel web da qualche altra parte siete giustificati.
Per chi è cosi masochista da continuare a leggere cercherò di rendere interessante la discussione.
Chi si interessa di fisica sa che ci sono due grandi corpi teorici su cui basiamo l’interpretazione del mondo che ci circonda: una è la relatività generale di quel volpone di Einstein, che ci spiega a meraviglia cosa succede agli oggetti enormi, tipo stelle, galassie e pianeti vari; l’altro corpo teorico è la famosa meccanica quantistica di Planck che spiega perfettamente il modo degli oggetti infinitesimali, come elettroni, fotoni e particelle varie.
La cosa buffa è che queste 2 teorie non sono compatibili. Cioè dicono cose tanto diverse tra loro che se è vera una non può essere vera anche l’altra. Perdonate l’eccessiva semplificazione, ma il succo è proprio questo.
Ed è qui che entra in gioco la teoria delle superstringhe. Come al solito, un tizio italiano, di nome Veneziano, intuisce che pensare alla particelle come stringhe (come filamenti talmente piccoli da non poter essere misurati) piuttosto che punti poteva spiegare un sacco di cose fighe. Saltando con un solo balzo tutto il lavoro da quel lontano 1968 ed arrivando ad oggi possiamo dirci a cosa siamo arrivati:
la teoria delle superstringhe non è più una ma è diventato un insieme di teorie. Tutte si basano sul concetto che ciò che esiste nell’universo altro non sarebbe se non la manifestazione di energia vibratoria prodotta proprio da questi filamenti che abbiamo chiamato stringhe e che sono infinitesimalmente piccole ed enormemente tese, come minuscole corde di violino.
Altra cosa simpatica, in cui non voglio assolutamente addentrarmi, è il fatto che questa elegante teorizzazione postula che esistono universi paralleli e che il nostro mondo non ha 4 dimensioni ma una decina circa…
meglio non addentrarsi in questi oscuri reami, almeno per adesso (ma se vi volete proprio fare del male è veramente carino paragonare questa visione dell’universo con quella espressa in un antico poema mitologico indiano: il Baghavad Gita).
Dopo aver speso qualche centinaio di parole per introdurre la teoria delle superstringhe possiamo tornare alla nostra tanto amata mente e cercare di capire in che modo la fisica possa esserci utile nella osservazione di questa.
Se usiamo la teoria delle superstringhe possiamo immaginarci il mondo come una sinfonia di onde e vibrazioni che il nostro cervello interpreta in modi diversi, cioè come luce, suoni, odori, eccetera. Attraversando i nostri organi sensoriali, queste onde compongono il nostro mondo, che perciò esiste solo dentro di noi. Al di fuori di noi non ci sono odori, immagini o suoni ma solo un mare di energie in frequenza, nel quale noi siamo immersi.
Questo è un concetto fantasmagorico! La realtà è una mia invenzione! Bello e leggermente disorientante!
Possiamo immaginare l’insieme di queste stringhe come la trama di un tessuto, come i fili di una ragnatela, che intrecciandosi e vibrando creano la realtà. L’idea e l’immagine delle superstringhe come trama del tessuto della realtà è presa dal signor F. Capra nel suo stimolante “tao della fisica”.
Ma essendo junghiano ritrovo in questa visione un archetipo, quello delle Parche, tessitrici del destino terreno che rappresenta quella modalità comune, non solo nella teoria delle superstringhe in fisica, ma anche nelle teorie sistemiche in psicologia, nell’ipotesi gaia in ecologia, nella corrente del Connettivismo, nei meridiani dell‘agopuntura e in chissà cos’altro!
Ho l’impressione che lo studio della fisica moderna possa essere paragonato allo studio dell’alchimia di qualche secolo oramai passato. In fin dei conti si tratta per entrambe le discipline di cercare di creare un modello per interpretare, organizzare ed usare la realtà.
Vorrei spingermi oltre, ma è più argomento da libro che da post. Non posso che limitarmi a questi pochi spunti.
Se l’argomento vi può interessare, manifestate il vostro interesse e prometto di addentrarmi ancora su questa via così tortuosa. Se invece mi farete capire che è stata una noia mortale prometto di non citare mai più una superstringa in vita mia!
Vi saluto con le parole di un newyorkese D.O.C., il professor Lawrence Maxwell Krauss :
“Ogni atomo del nostro corpo proviene da una stella che è esplosa.
E, molto probabilmente, gli atomi della nostra mano sinistra provengono da una stella differente da quelli della mano destra.
Non saremmo qui se le stelle non fossero esplose, poiché gli elementi alla base della vita – ossia, il carbonio, l’azoto, l’ossigeno ed il ferro, fondamentali per l’evoluzione stessa – non furono creati all’inizio dei tempi, ma vennero generati nelle fornaci nucleari delle stelle stesse.
L’unico modo possibile affinché potessero costituire il nostro corpo avvenne proprio tramite l’esplosione di quelle stesse stelle compiacenti e gentili.
Le stelle dunque sono morte e continueranno a morire affinché possa esistere l’Universo tutto.
Questa è davvero la cosa più poetica che conosco sulla Fisica:
tutti noi siamo polvere di stelle.”




Perfetto, Simone. Sono studi estremamente affascinanti, e mi permetto di citare anche Gregg Braden e il suo libro “Matrix Divina”, che spiega bene come l’esercizio consapevole dell’intelligenza sensibile influisca sulla scelta (e sull’attuazione) di uno dei molteplici possibili universi qui e ora (ci sono sorprendenti esperimenti che dimostrano come grandi distanze spaziali non impediscano a un’emozione provata da un soggetto di trasmettersi, sotto forma di impulso elettrico, a un suo frammento di epitelio collocato a grande distanza).
Gli stessi Fiori di Bach (non a caso, noi di PP ce ne occupiamo), così come tutte le forme di medicina vibrazionale, operano su questi livelli.
Alla faccia di chi vorrebbe metterli fuori legge (http://www.ilmanifesto.it/area-abbonati/in-edicola/manip2n1/20130104/manip2pg/04/manip2pz/333982/) sulla base del fatto che “non c’è una dimostrazione”.
ti riporto la discussione già postata altrove. parole di qualcuno più saggio di me: <> Tenzin Gyatso, noto come 14th Dalai Lama
non so che ine hanno atto le parole del Dalai Lama nel commento sopra. riposto:parole di qualcuno più saggio di me:”il fatto di non trovare qualcosa non significa che non esiste, ma solo che l’esperimento non era in grado di trovarla”. Tenzin Gyatso, noto come 14th Dalai Lama
Sottoscrivo in pieno, Simone. Anche Jung, del resto, prese le distanze da Freud pure perché non accettava di affrontare territori non strettamente “scientifici” (ma che, a osare un po’, magari lo sarebbero potuti – e lo potrebbero – diventare). Sarà mica che è la concezione di “scienza” imperante a essere ristretta? Anche perché il bello di questi approcci è che non negano la validità della scienza sperimentale e sperimentata. Solo che i loro parametri di valutazione sono più ampi e più sottili di quelli della fisica (e della medicina) tradizionale. Dunque, perché non pensare a una felice integrazione dei due “reami”? Sarà per una questione di interessi economici?
Perdona Simone la mia inadeguatezza per la materia oggetto della discussione e le mie modestissime capacità d’apprendimento … ma non c’ho capito un’emerita mazza … parliamo di femmine la prossima volta? 🙂