di Chiara Daino
«Sto lavorando duro per preparare il mio prossimo errore» e non può che essere il Signor K. [non Joseph bensì Keuner] ad introdurre il duo The Dresden Dolls: ispirati da Brecht e Weill, Amanda Palmer e Brian Viglione concretano tra le migliori espressioni punk-rock-cabaret delle primavere contemporanee.
Come puntualmente accade in ambito artistico [si tratti di libri, canzoni, pellicole, …] The Dresden Dolls rapirono il mio timpano interno grazie al leggendario occhio sgranato: «non li conosci? Li DEVI ascoltare! È possibile che tu, SPECIALMENTE Tu, non li conosca?». Mea culpa, mea culpa, mea maxima culpa [percutientes sibi pectus] ma vanto già numerosi problemi per aggiornarmi in ambito Metal giacché Encyclopaedia Metallum, nei suoi archivi, elenca – attualmente – ben 87.186 band…
Onde colmare una delle mie molte lacune l’amico diede il play al singolo che promuove ogni disco e m’attuffò in quella hit che sarebbe diventata una delle mie hit: Coin Operated Boy, ragazzo a gettone, un capolavoro sonoro e concettuale!
Il gettone – prima di diventare «gettone presenza», oggetto di scanno tra artisti ed organizzatori, – era quel bellissimo disco di metallo scanalato a corda; il gettone, per noi carichi di lustri, era ed è quella parola che riporta ritornelli da lessico famigliare, grazie al processo regressivo che ci catapulta nelle fiere dell’infanzia e nel vocione da dj: «siete pronti? Giù il gettone! Altro giro, altra corsa!».
INSERT COIN e tutte le memorie di sale giochi, di cabine e di parcheggi, di viaggi e di paesaggi mirati con binocoli panoramici – s’inalveano in una nuova forma di maschio: a tempo e a pagamento! Calma e ghiaccio: premettendo il testo non poeti di un vero gigolò, non vorrei fosse pervertito il senso del «maschio al soldo del sollazzo»: nessun encomio o trionfo della parità sessuale, dunque, ma un ritmato e congenito desiderio di pace!
Lasciando alle anime preposte le terrifiche vesti di rassicurante figura materna sostitutiva; amante dedita e devota; psichiatra a tempo pieno; andrologo e candy candy imbalsamata dal tassidermico spirito di sacrificio; …
Fischietto e rivendico il sacrosanto diritto di un mondo altro, di un modo altro – per relazionarmi al maschio. Quale? Evitarlo e sostituirlo! Miracolo preconizzato e scandito da Coin Operated Boy: inno cinico e candido, elogio di uno sfogo che macula la pelle.
Sorriso di iene accordate. E si parte, come ovvio, posizionando le dita per intonare il divino G [il punto di sol!].
Il maschio a moneta
rimesso sulla mensola
[ è giusto un gingillo ]
appena l’avvio s’accende
la gratifica automatica
spiega perché si desidera:
l’unione con corresponsione
di quel coniuge a gettone
l’anima è di plastica
la forma elastica
di robusta costituzione
e a lunga conservazione
più di così che cosa chiedere?
Amore a fiotti senza fastidi
nei marmi di forme e di volumi
la scelta moltiplica il piacere…
Nessuna alcova d’abbandonare!
Non annido più la notte con fitte
da quando lo cingo – in cerchio
mi cullo nell’incanto
dell’a pagamento
Il bosco maschio che macello vivo
or’è, solo – un cerreto passato
or mai più non conosco solitudine
or ch’è con me: l’adone – a gettone!
Questo passo è stato scritto
solo per te! Per dirti come
mastichi massacri migliori
con questo ritratto di donna,
un’acida miscela cinica…
Credi davvero potermi sedurre?
Snudarmi dalla mia fantasia
di plastica? Tu t’illudi, bellezza!
Ma posso essere ancor più chiara
più persuasiva, convincente e categorica,
enormemente efficace, esplicita, energica:
continuerai a crederci anche dopo,
anche quando avrò messo in gioco
un miliardo con te – e garantito
che mai! Che sai che non t’amerò mai?
Continuerai, molesto, anche dopo
anche quando, per l’ennesima volta
t’avrò dato il bacio del ciaociao?
Dopo il bacio dell’addio – ancora
avrai ancora voglia di puntare?
La voglia di perdita mi uccide…
Lo voglio…
Ti voglio…
Voglio un maschio a moneta!
Se avessi una stella sorella,
se avessi una stella madrina…
Per la mia vita non imploro
né carne né sangue se non per l’uomo
che posso portare perfino
nel luogo di decenza
le garçon à jetons!
Anche senza sapere – dell’amor carnale
anche senza avere – esperito il sensuale
so che sa: sentire i sensi, come chiunque
so che prova – come si deve provare.
Un uomo non è forse solo questo?
È il punto fermo, il punto fisso,
è chi voglio: un bel maschio al soldo!
Un uomo che con la sua calda metallica
voce – mi dica che mi pensa, che mi ama
punto. Dritto al centro. Ecco come voglio
un guaglione:
a gettone!



Sacrosanto diritto al miracolo, rivendicato per queste parole, tagliate dal vivo di un’umana specie – qui per il filtro di quel cinquanta per cento circa detto “sesso maschile” – che, spesso e non si sa quanto volentieri, poco risuona all’aggettivo “umano”.
Pure, sempre, questo tutto si stempera nella gentilezza di un passato bambino, nostro di tutti noi – insert coin per il ricordo più caro –, in cui non si faceva a gara se non sulla sabbia o in un paio di piccole scarpe, con tanto più cielo sopra la testa e tanta più voglia di guardarlo. L’eterno auspicio che bianco dia scacco a nero.
Invito al testo a fronte, il brano tradotto e riscritto testimonia di come lavorare su un testo ritmato in lingua altra: se “traduttore è traditore”, qui il tradimento è strada ripercorsa, cesello di richiami fedelissimi dissimulati fra strati di magma.
“Per la mia vita non imploro”, in piedi come una stele. A star to wish on.
Arrampicandomi sugli ossimori, Giulio, direi che un traduttore è un “traditore fedele”, nel senso che, per rispettare l’anima di un’opera e di un autore, deve necessariamente “metterle le corna”, cioè reinterpretarla e riviverla, non diversamente da un musicista.
Concordo, Giovanni: il traduttore vero è “Fedele d’Amore”, che mette al testo le corna di un tempo, emblema di forza e regalità. Del resto, non solo quella musicale è detta Arte della Musica…
Favoloso, Giulio. La musicalità è fondamentale, in una traduzione letteraria, e quelle “corna” sono il nerbo che fa vibrare la prosa.
Grazie, Giovanni. E che sempre quelle corde risuonino, nerbo di luce e scudo di bellezza!
Ecce Dama!
E dondolandomi nell’Amarcord che Giulio *infartuò* per tutti noi – MAI sarei così folle [folle sì, ma sprovveduta mai] intromettermi tra DUE Traduttori… Tra i migliori Traduttori viventi. E dunque. Com’Ella – prosaicamente – *se la sfanga*?
Re-Citando:
*Le donne sono come le traduzioni:
quelle belle NON sono fedeli
e quelle fedeli NON sono belle*
[ George Bernard Shaw ]
… E poi ci sono quelle come i testi originali, che non necessitano di aggettivi… Grazie e un inchino, Chiara!
Citazione perfetta, Chiara!