THE HELP, L’AIUTO CONTRO IL RAZZISMO

di Francesco Gori

Tate Taylor porta sul grande schermo The Help, film tratto dall’omonimo romanzo di Katryn Stockett.

Siamo in America, nel Mississippi degli anni Sessanta, precisamente a Jackson, dove la divisione tra bianchi e neri è netta: i primi con i loro privilegi sfruttano e disprezzano i secondi, le cameriere nere in particolare, alle dipendenze delle famiglie bene.

The Help – sistahmentalhealth.blogspot

È su di loro il focus della storia, due le protagoniste: Aibileen Clark (Viola Davis), donna coriacea e sensibile che combatte con la vita ogni giorno, per guadagnare i suoi 95 centesimi l’ora e affrontare il trauma della perdita del giovane figlio, morto giovanissimo anni prima. Accanto a lei l’amica Minny Jackson (Octavia Spencer), dal carattere esplosivo, facile alla collera quanto verace e fondamentalmente buona. Insieme a loro nella lotta al riconoscimento di uguali diritti si affiancherà la giovane, bianca Eugenia “Skeeter” (Emma Stone), che si distingue dalle amiche del circolo del bridge per i suoi obiettivi lavorativi, fresca laureata diventa collaboratrice di un giornale, ed umani, è consapevole infatti del problema del “razzismo” e vuole fare qualcosa. La ragazza “acqua e sapone” è coinvolta personalmente nel problema della segregazione razziale in quanto tirata su da una donna di colore, Constantine, improvvisamente allontanata da casa mentre studiava all’università. Skeeter non riesce a saperne il vero motivo dalla madre, ma intuisce essere quanto di più simile all’emarginazione delle “colleghe” Aibileen e Minny, per le quali vengono persino costruiti bagni a parte, “Altrimenti ci attaccano le malattie, devo difendere i miei figli” dice con fare dispregiativo la signora Hilly, la più dura e ipocrita delle regine dell’alta società.

Eugenia è un’aspirante scrittrice e di fronte a tutto questo ha l’idea per scuotere le coscienze: scrivere un libro che racconti le storie delle cameriere, dal loro punto di vista, nonostante il periodo censorio e le ostilità di una cultura schierata dalla parte della prevaricazione. Convince Aibileen, e in seguito Minny. Quest’ultima nel frattempo si ribella ai soprusi della signora Hilly, si vendica confezionandole una torta con un ingrediente “speciale” e va a lavorare alle dipendenze della svampita Celia Foote, a sua volta esclusa dal giro perché ritenuta volgare e strappa-uomini (sta infatti con Johnny, l’ex di Hilly). La storia procede, con le pagine del libro che prendono forma grazie all’intervento di tutte le altre cameriere, fino alla pubblicazione di The Help che provoca uno sconquasso a Jackson city.

Una pellicola straordinariamente coinvolgente, del resto quattro candidature all’Oscar non si danno a caso. I 146 minuti scorrono che è una meraviglia, commuovono, rendono perfetta la contrapposizione tra chi è umano (Skeeter e le cameriere) e chi non lo è (Hilly e le sue compagne di merende), tra la sofferenza che rende veri e il benessere che genera mostri. Nel lavoro di Aibileen ad esempio, c’è il dover educare la piccola di casa, che la adora più della mamma, che quasi mai la tocca. Il contatto come segno di umanità, il resto è solo “teatrino”: i sorrisoni delle donne laccate nascondono lo sporco dell’anima, le buone maniere sono solo cattivi esempi di una recita dell’esistenza, l’ipocrisia domina la scena sotto i panni del perbenismo. Lo spettatore è perfettamente schierato dalla parte del bene e schifato dalle ombre del genere umano.

Il tema del razzismo è dominante – nell’epoca della lotta per i diritti civili propugnata da Martin Luther King, in un’atmosfera di costante tensione tra il bianco e il nero, in una dicotomia che sparge sangue, come in occasione di un attentato terroristico del Ku Klux Klan che uccide un “negro”- e trattato con fermezza e dolcezza allo stesso tempo. Uno splendido affresco di un periodo storico intriso di un problema davvero tramontato? Certo è che l’elezione di Obama, come osserva Claudia Boddi, è stata significativa e strabiliante, in un paese come l’America dove questa era la realtà.

Ineccepibili le scelte degli attori: Emma Stone si distingue anche fisicamente dalle amiche-nemiche, Viola Davis e Octavia Spencer sono di una profondità interpretativa che pugnala il cuore di drammatica bellezza.

Colonna sonora di Mary J.Blige.

2 Comments

  1. Sara 22/02/2012
  2. Maurizio 22/02/2012

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