a cura della Redazione
Tombstone: recensione del grande western anni ‘90
Il genere cinematografico western narra l’epopea della frontiera americana e forse non è un caso che ha raggiunto il suo apice tra gli anni ‘50 e ‘70 del XX secolo. Anni in cui l’umanità esplorava le nuove frontiere dello spazio e sbarcava sulla Luna: una conquista di luoghi sconosciuti, in cui il western era una rassicurante metafora.
Negli anni ‘80 il genere western ha iniziato lentamente a estinguersi, salvo poi tornare sulla scena con alcuni grandi titoli agli inizi degli anni ‘90: Gli Spietati di Clint Eastwood, Balla coi lupi di Kevin Costner e Tombstone, di George Pan Cosmatos.
È proprio quest’ultimo uno dei migliori western dimenticati, ma che oggi merita di essere riscoperto dagli appassionati di grande cinema. Il film, come pochi altri Che lo hanno preceduto, riesce a raccontare magistralmente due grandi miti dell’epopea western: la figura leggendaria di Wyatt Earp e la sparatoria all’O.K. Corral.
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La narrazione inizia nel 1879, quando Wyatt Earp (Kurt Russell) – ex sceriffo di Dodge City ormai in pensione – arriva a Tombstone, in Arizona. È accompagnato dalla moglie (Dana Wheeler-Nicholson) e dai fratelli Morgan (Bill Paxton) e Virgil (Sam Elliott), con i quali apre una attività.
Tombstone è la classica cittadina del vecchio West, in apparenza sembra tranquilla: le strade sono polverose e gli uomini si ritrovano nei saloon, come vuole la tradizione western. Ci sono le sale da gioco, dove il divertimento principale è il faraone, un gioco di carte europeo che ebbe grande diffusione nel far west. Per molti aspetti il gioco è simile al baccarat: dopo la distribuzione delle carte il giocatore deve puntare su quella vincente, mentre nel baccarat si può puntare sulla vittoria del giocatore o del banco, o anche sulla parità. Ed è a un tavolo di faraone che nel film avviene l’incontro tra Wyatt Earp e Doc Holliday (Val Kilmer), ex dentista amante del gioco.
L’amicizia tra l’ex sceriffo e l’ex dentista ha un ruolo centrale in Tombstone, dove i due uomini devono fare i conti con una banda di fuorilegge – i Cowboys – guidata da Curly Bill e dal suo braccio destro Ringo.
È a questo punto che diviene più evidente la scelta del regista George Pan Cosmatos, che racconta la storia di Wyatt Earp e della sparatoria all’O.K. Corral con un taglio decisamente diverso rispetto a capolavori come Sfida infernale di John Ford (1946) e Sfida all’O. K. Corral di John Sturges (1957). In Tombstone i protagonisti sono eroi riluttanti – proprio come il personaggio di Clint Eastwood de Gli Spietati – e il protagonista Wyatt Earp non usa la violenza come mezzo per stabilire l’ordine in città, fino a che non si rivela strettamente necessaria. Solo nella parte finale del film, che mette in scena la famosa battaglia dell’O.K. Corral (1881) e le sue conseguenze lo vedremo utilizzare il pugno duro.
Gli eroi di Tombstone non sono più miti assoluti, mentre i personaggi femminili acquistano peso e forza nella trama. Emerge così la figura di Josephine (Dana Delany), attrice amante dei viaggi e della bella vita: con il suo fascino e le sue riflessioni riuscirà a entrare nel cuore di Earp, quanto mai distante dalla figura del pistolero dagli occhi di ghiaccio.
Se alla fine l’ex sceriffo ripristina l’ordine a Tombstone, è il personaggio interpretato da Val Kilmer – Doc Holliday – a emergere con grande forza. Veloce pistolero, Holliday è il “Baudelaire” del selvaggio West. Colto, dissoluto, sfida un Cowboy a suon di citazioni latine e suona un notturno di Chopin al pianoforte. Ma è anche l’amico leale che aiuterà Earp nei momenti decisivi.
Tombstone, forse all’epoca messo in secondo piano da altri grandi western già citati, si presenta oggi come un grande classico, grazie soprattutto al cast. Oltre a Kurt Russell, Val Kilmer, Bill Paxton, Sam Elliott e Dana Delany, ricordiamo la presenza di Jason Priestley e persino di Charlton Heston, pur se in una piccola parte. L’edizione originale si avvale della voce narrante di Robert Mitchum che, insieme a una colonna sonora azzeccata, fa da sfondo a un film che rientra a tutti gli effetti nella grande tradizione western.
