di Nicola Pucci
Altro che morti e dispersi, Nadal e Federer son vivi, vegeti e ancora parecchio vincenti. Il Torneo di Roma 2013 manda in scena l’ennesimo atto della rivalità più straordinaria della storia del tennis dai tempi di Borg e Mc Enroe, Becker ed Edberg, Sampras ed Agassi… appuntamento numero 30, in terra rossa capitolina, come fu nel 2006 per la meravigliosa battaglia che il maiorchino vinse 7-6 al quinto set dopo più di 5 ore di maratona all’ultimo respiro.
Da quel dì la lunga distanza è stata bandita dai tornei che non siano Slam – scelta discutibile direi, negando così sfide memorabili -, stavolta è 2 su 3 ed almeno l’ultimo atto regala meno intensità di quel che si potesse attendere. Rafael è fresco di successo al Master 1000 di Madrid e può sommare 8 finali in 8 tornei dal momento del rientro sul circuito; Roger torna competitivo dopo alcuni mesi di anonimato. Ma è il maiorchino a menare le danze col dritto che punge da fondo ed il rovescio che pare di nuovo incisivo come ai vecchi tempi. Sul Centrale del Foro Italico il 6-1 in 24 minuti del primo set ha tanto il sapore di un’esecuzione annunciata con lo spagnolo che presenta la miglior versione di sé anno 2013 e Federer che non trova il campo, dritto o rovescio che sia, ed impietosamente si fa impallinare quando azzarda la sortita a rete. Serve con buone percentuali, lo svizzero, ma non vede boccia e nel secondo parziale la storia non cambia. Nadal è padrone assoluto del gioco e trionfa – per la settima volta – col 6-1 6-3 finale che fa male, e pure tanto, al morale del Magnifico.
Cosa lascia in eredità la settimana romana che serve da aperitivo al mondiale sul rosso del Roland-Garros? L’impressione che Nadal, pur concedendo un paio di set nell’arco del torneo, a Gulbis e Ferrer, pare di nuovo l’ingiocabile fenomeno su terra battuta; affonda qualche squarcio nell’animo di re Djokovic, con caviglia malconcia, che dopo il k.o. madrileno con Dimitrov si fa rimontare da 6-2 5-2 da Berdych e giunge a Parigi con parecchi dubbi in più; Murray ha la schiena a pezzi e magari dalle parti della Porte d’Auteuil proprio non si farà vedere; le seconde linee tali rimangono e non son pronte a salire sul gradino più alto del podio; i due alfieri azzurri Fognini e Seppi, dopo le semifinali di Montecarlo e Oeiras, faticano a spiccare il volo.
Capitolo femminucce. Sì, perché al Foro si disimpegnavano anche le bimbe… o almeno, Serena Williams torna al successo dopo 11 anni lasciando neanche le briciole alle avversarie, capaci di raccogliere 14 giochi in cinque. Tra queste Saretta nostra, Errani, che si arrampica in semifinale ma nulla può per arginare la potenza di wonder-Serena. In finale ci prova Azarenka, ma il 6-1 6-3 a referto – curiosamente stesso risultato della sfida maschile – proclama l’americana come la più forte del lotto.
Arrivederci a Parigi, tra una settimana Nadal e Williams si presenteranno da favoriti. Come è giusto che sia.



