di Nicola Pucci
Raccontare del torneo di Shanghai – Master 1000 che richiama tutti i migliori ad eccezione di Del Potro da tempo fermo ai box – conviene iniziare dal mercoledì-horribilis: fuori Nadal (convalescente) con l’amico Feliciano Lopez, fuori Wawrinka (sfiduciato) che sperpera un buon vantaggio con Simon, fuori Nishikori (stanco) che paga le fatiche delle ultime due settimane con Sock, fuori Raonic (infortunato) con Monaco, fuori Dimitrov (sfiatato) per mano dell’energico Benneteau. Meno male che Djokovic è il solito Nole, soprattutto meno male che Federer sopravvive non si sa grazie a quale miracolo alla sfiga più nera che si abbatte sul povero Leonardo Mayer, fermato da un nastro malandrino sul match-point con il Magnifico già pronto alla stretta di mano.
E dal giovedì, con gli ottavi di finale, si inizia a fare sul serio, caso mai si fosse scherzato in precedenza. C’è spazio per le seconde linee, allora, ed ecco che mi piace segnalare Malek Jaziri, tunisino che alla bella età di 30 anni guadagna il miglior risultato della carriera, ahimè senza spingersi oltre eliminato da formichina-Simon che non sarà appariscente ma quanto a concretezza ha pochi eguali: 6-2 6-3 a favore del francese. Berdych smonta a suon di risposte i missili di servizio di Karlovic, killer di Cilic, 6-3 6-4, ma il match più nobile oppone Murray a Ferrer. Lo scozzese brekka d’entrata, vince il primo set 6-2 ma subisce medesima sorte ad inizio secondo parziale e il 6-1 a favore dell’iberico rimanda la questione al terzo set; dove, manco a dirlo, ad avere la meglio è proprio pie-veloce David che posticipa le ambizioni di Andy di tornar protagonista negli eventi che contano. La prova del nove dopo una vittoria a sorpresa premia Benneteau nel match con Sock, 6-3 6-4, così come Feliciano Lopez si conferma con Isner, eliminato con un break per set 6-3 6-4, mentre tra i migliori otto trova posto Youzhny, abile con il suo bel tennis classico nel venire a capo in rimonta dello stile muscolare di Monaco. E’ la volta dei big, il match tra Djokovic e Kukushkin regala emozioni inattese per merito del kazako che tiene in campo le bordate col dritto a sventaglio e si arrende solo 6-4 al terzo set. Infine Federer, che dopo le paure del giorno prima stavolta è vigile fin dall’avvio e regola Bautista-Agut con un facile 6-4, 6-2.
Quarti di finale del venerdì, si apre con Berdych-Simon. Il ceco paga forse dazio alle fatiche della settimana precedente a Beijing, perde il primo set al tie-break, fa suo il secondo 6-4, si scioglie come neve al sole al terzo rimbalzando contro Simon, 6-0, che quando c’è da cogliere l’occasione propizia non si fa certo pregare. Lopez-Youzhny è un bel vedere, il talento mancino dello spagnolo contro l’estro da granatiere del russo. E fino al 6-4 4-2 le sorti del match sembrano volgere a favore di Youzhny… fino a quando cioè Mikhail smarrisce l’ispirazione e Feliciano può rimontare per conquistare la terza semifinale nel Master 1000 cinese, a testimonianza che da queste parti il ragazzo di Toledo si trova proprio bene. Djokovic vince in due set, 6-4 6-2, il braccio di ferro da fondocampo con Ferrer, troppo meno vincente del serbo, e Federer se la vede con Benneteau, che già due volte in passato castigò lo svizzero. Il francese regge il confronto fino al tie-break del primo set, perso 7-4, poi il Magnifico ingrana la marcia superiore e chiude i conti con un clamoroso 6-0
La prima semifinale oppone Simon a Lopez e per entrambi c’è l’opportunità della vita di raggiungere la prima finale in un Master 1000. Due stili a confronto, la resistenza da fondocampo del transalpino contro le sortite a rete dell’iberico, ed è match che si lascia guardare. Simon comanda le operazioni nel primo set e chiude con un eloquente 6-2, nel secondo parziale Lopez si aggrappa al servizio e si arrampica al tie-break che infine cede col netto punteggio di 7-1 che manda Gilles a giocare per il titolo più prestigioso in carriera. Con Nadal che scricchiola e Murray che fatica a tornare il campione che fu Djokovic-Federer non è solo una finale anticipata ma è soprattutto il meglio che oggi si possa vedere su un campo da tennis. 35 incroci precedenti – 18 a 17 per il rossocrociato – evidenziano che le forze tra i due avversari si equivalgono, Federer serve bene e gioca aggressivo fin da subito ed opera il primo allungo con il break del 3-2. Djokovic soffre con i colpi di sbarramento e commette qualche errore di troppo, Roger in 38 minuti firma il primo set con un ace, 6-4. Sullo slancio il Magnifico brekka d’entrata e da quel momento la partita si gioca sul suo servizio. Il serbo annulla quattro palle di doppio break con due passanti straordinari, un servizio vincente e un affondo di dritto, Federer sul 4-3 si fa riprendere da 40-0 nel game più bello del match ma infine, in 1ora 35 minuti e col punteggio di 6-4 6-4, va a prendersi vittoria e finale giocando un tennis vietato a chiunque altro impugni una racchetta.
La finale ha un favorito d’obbligo, ovviamente Roger Federer, ma Simon è cliente ostico e vinse nel 2008 l’unico precedente a Shanghai. Pronti, via e il francese prende un break di vantaggio che conserva con abilità fino al momento di servire per il set, sul 5-4. Qui Roger tira fuori la grinta, riaggancia l’avversario, fallisce due opportunità per il 7-5 e forza il set al tie-break dove si impone per 8-6 dopo aver a sua volta salvato un set-point. L’equilibrio è sostanziale anche nel secondo parziale, Simon regge alla il confronto alla grande e la partita è intensa. I due contendenti tengono la battuta fino al 6-5 quando Simon si procura due palle per il set, Federer serve bene ed annulla la prima, la seconda sfuma per un dritto del francese che termina out. Si va ancora al tie-break ma stavolta Federer non esita e col 7-2 finale è ancora Magnifico.


