di Giorgio Galli
Tra l’Estremadura portoghese e Porto
Nazaré è un villaggio di pescatori nella subregione Ovest del Portogallo, in Estremadura, nel distretto di Leiria. È uno scoglio che sprofonda nell’Oceano, il che è tipico della costa portoghese, dove le rocce si buttano a strapiombo nell’acqua e scendono dritte come se le avesse tagliate una lama, lasciando davanti a sé pochi metri di spiaggia spesso brulla, innervata da spuntoni petrosi, tormentata da dune spesso mobili, e che in genere s’inabissa nell’Oceano all’improvviso, con una discesa breve e ripida interrotta da un gradino che ti butta senza preavviso nell’acqua alta. Il paesaggio portoghese è così: come la descrizione che Giuseppina Strepponi diede dell’anima del marito, Giuseppe Verdi: selvaggia verginità d’idee e di sentimenti. La terra è rossastra, la sabbia è sassosa, la montagna è scoscesa, la solitudine è immensa: si possono attraversare in auto delle città senza vedere in giro anima viva; si può guidare per intere autostrade senza imbattersi mai in un’altra vettura. E il paesaggio sembra sia stato a mala pena modificato dalla mano umana.
La prima volta che andai a Nazaré era il 2002. Ci capitai per sbaglio, con due amici che non apprezzavano il Portogallo perché se l’aspettavano come la Spagna; che dicevano e ripetevano che sembrava di stare in Est Europa, nella ex Jugoslavia, e non in un posto con la Moneta Unica; che deprecavano la povertà, la sporcizia, la sfiga che vi si respirava, perfino nella capitale Lisbona. Io quella sfiga la chiamavo miseria e dolore, e il Portogallo mi piaceva per questo, e mi chiedevo come si facesse a passare i pomeriggi alla Sinistra Giovanile – come facevano i miei due amici – e ad essere personaggi di spicco alla Sinistra Giovanile, se si ostentava poi tanto disprezzo per la povertà.
Io mi sono divertito poche volte come la sera che, a Coimbra, eravamo arrivati in una bettola e dopo mezz’ora eravamo fuggiti senza pagare, perché avevamo scoperto gli scarafaggi sotto il cuscino del letto, e avevamo dormito in macchina, parcheggiati davanti alla Cattedrale, finché alle quattro di mattina avevamo rimesso in moto per andare a vedere l’alba in una Porto nebbiosa, spruzzata dagli innaffiatoi dei giardini pubblici e percorsa quasi solo dai netturbini di rientro dal servizio. Di Porto mi ricordo quasi solo quel nebbioso baluginio, i tetti rossi e lo spruzzo degl’innaffiatoi.
Neanche Porto piacque ai miei amici: troppa sfiga – vale a dire troppa miseria e troppo dolore. “Ma dove va un c… di giovane portoghese a bere una birra la sera?” Non ci va: probabilmente torna stanco dal lavoro. “Possibile che non ci sia un c… di pub?” Sì, possibile. “Non mangio la frutta caduta su questa spiaggia portoghese povera.” La spiaggia della nostra città, con le siringhe dei drogati, è più igienica?
Nazaré, per me, vuole dire una piazza affacciata sull’Oceano, una balconata sull’Oceano, da dove si dominava un piccolo golfo e dove i gabbiani salendo si fermavano a riposare sugli arboscelli che spuntavano dal pendio. Vuole dire una chiesa bianca che la fa da regina sulla piazza. E vuole dire dei donnoni con degli enormi fazzoletti in testa, che portano nella piazza dei carretti e li trasformano in bancarelle di miglio, frumento, semi e noccioline, e che richiamano con grida e con canti l’attenzione dei passanti. E vuole dire che, alle sette di sera, i pescatori, ritornando dall’Oceano, salgono verso la piazza cantando canzoni solenni. I miei amici non avranno apprezzato. Io sì. Sembrava davvero l’ex Jugoslavia, un film di Kusturica. Questo voleva dire Nazaré per me. Ora non più.
Ci sono tornato dieci anni dopo. La piazza era piena d’insegne pubblicitarie. Di donnoni ce n’erano tre o quattro, e le bancarelle sembravano messe là per fare scena. Nessuno gridava né cantava. La musica della piazza aveva ceduto il posto al tintinnio dei bar.
I pescatori, com’è ovvio, non salirono. Non li sentii nemmeno arrivare. La chiesa bianca sembrava spaesata: la chiesa e la piazza, nel 2012, erano senza né canti né suoni, come aveva chiesto Verdi per il suo funerale. Adesso, il villaggio sarebbe piaciuto ai miei amici: adesso sembrava un posto con la Moneta Unica, dove un c… di giovane poteva sicuramente andarsi a bere la birra desiderata.
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(foto di “Portuguese_eyes”, autonomamente tratta dallo staff di Postpopuli da commons.wikimedia)


