di Emiliano Morozzi
Tsutomu Yamaguchi, l’uomo che sopravvisse a Hiroshima e Nagasaki
Alcuni mesi fa, sulle pagine di Postpopuli, abbiamo cercato di raccontare quella che è stata una delle più grandi tragedie dell’umanità, l’Olocausto perpetrato nei campi di sterminio nazisti. Oggi invece vi racconteremo la storia di due uomini, che sono stati protagonisti loro malgrado di un’altra strage, forse ancora più raccapricciante, perché voluta consapevolmente non da un regime tirannico, ma dal governo democratico degli Stati Uniti d’America: l’Olocausto nucleare di Hiroshima e Nagasaki.
La nostra storia comincia alle otto circa del mattino del 6 agosto 1945, quando nei cieli della città giapponese di Hiroshima fanno la loro comparsa tre bombardieri statunitensi. L’allarme antiaereo non suona, l’esiguo numero di velivoli non fa pensare alle vedette giapponesi ad un imminente attacco. Il primo protagonista della storia si trova seduto sui gradini di un edificio nei pressi della “Sala della Prefettura per la Promozione Industriale”, nel pieno centro di Hiroshima, a poche decine di metri dalla riva del fiume, da quel Ground Zero che sarà l’epicentro dell’apocalisse. Quest’uomo non ha un nome, e non sappiamo cosa facesse in quel momento. Forse osserva il cielo e si accorge di un oggetto che lentamente sta scendendo sopra la sua testa, appeso a un paracadute, forse avverte un senso di vertigine e un brivido freddo correre lungo la schiena, come se sapesse che quell’oggetto porterà con sé morte e distruzione. O forse non si accorge nemmeno di quel che gli succede intorno, e quando vede una luce accecante scintillare nel cielo sopra di lui, non ha neppure il tempo di pensare, che una tremenda onda di calore lo investe. Di lui oggi non rimane nulla, neppure un mucchietto di cenere da poter raccogliere in un’urna e commemorare. In quel preciso istante, la vampa di fuoco sprigionata dalla bomba si spande a velocità pazzesca sulla città, cancellando dalla faccia della terra, dissolvendole nell’aria, circa 70.000 persone, tutte quelle che si trovano nel raggio di 300 metri dal punto di esplosione dell’atomica. Quella delle cosiddette “ombre di Hiroshima” (perché di alcuni di loro è rimasta solo l’ombra, impressa come macabra foto ricordo su brandelli di muro rimasti in piedi dopo l’esplosione) è tutto sommato una fine forse meno atroce di quella che spetta a coloro che si trovano nel raggio di 3 chilometri dal punto di impatto: accecati dal bagliore e ustionati dal fuoco, migliaia di cittadini di Hiroshima sopravvivono allo scoppio per poi morire, magari qualche ora o qualche giorno dopo, per le ferite riportate e per un male oscuro che comincia a manifestarsi già dopo poche ore: le radiazioni.
Il secondo uomo protagonista di oggi è uno di questi, ma un destino benevolo (vista l’enormità della tragedia che ha vissuto, verrebbe da pensare quasi a una mano divina) ha ritardato la sua fine di sessantacinque anni. Egli ha un nome e cognome, e un volto che è diventato uno dei simboli della lotta contro la proliferazione degli armamenti nucleari: stiamo parlando di Tsutomu Yamaguchi, colui che l’orrore della bomba atomica lo visse per due volte. Quel giorno di agosto, il giovane ingegnere della Mitsubishi si era recato nella città di Hiroshima per un viaggio di lavoro e stava scendendo dal tram, a poco meno di tre chilometri dal punto d’impatto, quando il bagliore lo accecò. Non fece neppure in tempo a rendersi conto di quel che accadeva, che un tremendo boato lo rese quasi sordo e pochi secondi dopo lo investì una tremenda vampa di calore. Riportò gravi ustioni su buona parte del corpo e i pochi sanitari giapponesi sopravvissuti lo bendarono e lo curarono portandolo in un rifugio antiaereo dove trascorse la notte. Il giorno dopo, le autorità sanitarie decisero di riportarlo a Nagasaki e il 9 Agosto stava raccontando la propria esperienza ai propri superiori quando scoppiò sulle loro teste la seconda bomba atomica, distruggendo la città e scatenando di nuovo l’inferno sulla terra. Nonostante la doppia esposizione alle radiazioni, le ferite e le ustioni, Tsutomu sopravvisse fino all’età di 93 anni, impegnandosi nella lotta per il disarmo nucleare e raccontando al mondo la propria tragica storia.
“La ragione per cui odio le bombe nucleari è per ciò che fanno alla dignità degli esseri umani”
“Era mio destino che subissi ciò due volte e che sopravvivessi ad entrambe per testimoniare ciò che accadde”
Tsutomu Yamaguchi

Giornalista pubblicista e web writer. Da sempre lo sport è la sua prima, grande passione. Non solo calcio, ma anche tennis, golf e motori.
L’amore per la scrittura lo porta poi verso tutti gli altri territori.




Una testimonianza fondamentale, e una prosa di altissimo livello.
Sì…molto interessante per contenuto e per il modo in cui è scritto. Grazie
Vorrei aggiungere: tutte le volte che sento (giustamente) condannare il primo bombardamento nucleare della Storia mi vengono in mente le ragioni per cui ciò è avvenuto (almeno, alcune delle quali). L’insistenza del Giappone nazista nel non mollare fino all’ultimo uomo avrebbe significato per gli americani pagare un tributo di giovani vite spaventoso; un tributo che si sarebbe aggiunto alle migliaia e migliaia di giovani vite già cancellate sul fronte occidentale. Ciò giustifica il lancio delle bombe nucelari? No, non le giustifica. Direi però che questa “ragione” o “argomento” pone un problema di coscienza che definirei insolubile; e lo definisco insolubile perchè è un argomento collocato tutto all’interno di un fenomeno assurdo ed irrazionale quale è la Guerra.
Sono terribili gatte da pelare, Luca. Oggi forse la situazione si sarebbe potuta (almeno in parte) risolvere con bombardamenti mirati e non nucleari, ammesso che la “mira” funzioni sempre, il che è tutto da provare. Allora no. Però in coscienza mi sento di dire che sarebbe stato meglio se le atomiche non ci fossero state.
che testimonianza, grazie per averla condivisa
Io credo che ciò che rende il bombardamento atomico di Hiroshima e Nagasaki un crimine contro l’umanità sia il fatto che, al di là delle ragioni più o meno condivisibili (una delle ragioni del lancio della bomba fu anche quella, a detta di alcuni storiografi, di mostrare la propria potenza all’Urss) per la prima volta si sia oltrepassato quel sottile confine che separa la guerra dalla distruzione totale
Sì, condivido.