di Nicola Pucci
Quando Bruce Chatwin gettò i semi dai quali doveva poi nascere quel capolavoro della narrativa di viaggio che è In Patagonia mai avrebbe immaginato di poter rappresentare l’ideale trampolino di lancio per uno dei maggiori esponenti della letteratura sudamericana contemporanea. Luis Sepúlveda, perché è di lui che sto parlando, già con “Patagonia Express” si era cimentato in quella raccolta di storie, leggende e incontri che danno l’impressione a chi li legge di essere eternamente sospesi tra realtà e immaginazione, un insieme di particelle che vanno a comporre lo straordinario e a volte fantastico scenario di una delle zone più remote e ricche di suggestioni e misteri del nostro pianeta: Patagonia e Terra del Fuoco, che affascinano l’immaginario collettivo e che ritroviamo nella produzione più recente del grande cileno, Ultime notizie dal Sud, da alcune settimane presso le principali librerie.
Un libro che potremmo definire postumo – e lo stesso Sepúlveda ne dà esauriente spiegazione nelle prime pagine -, concepito con la magistrale partecipazione dell’amico fotografo Daniel Mordzinski che lo accompagna in questo viaggio nelle estreme terre del Sudamerica nel 1996 e venuto alla luce molti anni dopo, quando i dettagli hanno preso forma traducendosi in prosa al solito incisiva e pungente. Attenzione, però. Se Sepúlveda può a giusto titolo essere considerato l’ideale prosecutore del genere “on the road” latinoamericano, altrettanto si discosta da Chatwin, così come dall’amico Francisco Coloane, dirottando il suo innegabile talento letterario non tanto sulla natura bensì sulle figure che popolano le terre quaggiù ai confini del mondo. Ecco allora apparire personaggi dalla logica schiacciante come Tano, che percorre chilometri in cerca del legno adatto per costruire violini e che alla semplice domanda “Dove va di bello?” risponde con un disarmante “Vado avanti, come tutti”; fantastici come Koquito, minuscolo folletto tutto di rosso vestito, allegra mascotte nonché irrefrenabile bevitore dello sperduto villaggio di El Bolson; immortali come nonna Delia, ultranovantenne dalle mani fatate capace di regalare fertilità col suo tocco delicato; coraggiosi come Marcelo, aviatore-macchinista-ferroviere, conducente della locomotiva del Patagonia Express, La Trochita, che si oppone al tentativo di rottamazione perpetrato da un manipolo di gringos tronfi e dalle tasche colme di dollari. E poi generosi seppur introversi gauchos dai volti corrosi dal vento, malandati frequentatori di cantine convinti assertori ma dubbi discendenti di David Crockett, nostalgici custodi degli antichi segreti del cinema al debutto di un’epoca ormai lontana.
Moleskine e Leica, agenda e macchina fotografica, ecco quanto basta per catturare l’essenza di un mondo che altrettanto esplicitamente Sepúlveda ritiene in via di estinzione. Da qui nasce il titolo dell’opera, oggi che di anni ne sono trascorsi tanti e la globalizzazione, con le sue regole insensibili a ciò che profuma di antico e originale e con i suoi vincitori – freddi esecutori di quotidiane strategie di mercato – domina la scena. La consapevolezza di essere tra i pochi fortunati ad aver assistito agli ultimi aneliti di vita di questo inestimabile patrimonio umano si miscela con violente tracce di malinconia e fatalismo per ciò che era e mai più sarà. Ma che potrà tornare ad essere, aggiungo io, modesto ed umile scriba che si leva il cappello davanti a un grande e che ha l’ardire di diffondere la sensazione che si prova leggendo di Patagonia: fantasticando per fantasticando, prima la scopri, poi te ne innamori, infine decidi di andarci… per contribuire alla sua salvezza.




Bravo Nicola, bellissimo pezzo, fai venire la voglia di leggere e di viaggiare, che sono un po’ la stessa cosa, ma in fondo, no, viaggiare è pure meglio, e leggere è meglio ancora, ma poi uno viaggia e il divertimento aumenta ulteriormente, e via così, in una spirale virtuosa.
Molto bello l’articolo. Fantastico Sepulveda e la Patagonia incanta. rita
Ringrazio Rita per l’apprezzamento, con la quale condivido volentieri l’entusiasmo per le letture di Luis Sepulveda…tra le quali mi preme ricordare soprattutto “Le rose di Atacama”…