MONDO DI PLASTICA – RADIOHEAD: CANZONI E MOLTO ALTRO – 5

L’alienazione sociale. Ecco la quinta e ultima puntata della mini-serie sui testi e i significati delle canzoni di questa celebre band inglese, che è stata attentamente studiata da Martina Galeati in un’eccellente tesina di maturità sospesa tra studio della lingua, musica, letteratura e filosofia.

di Martina Galeati

Mondo di plastica

Tra la fine del 19° e l’inizio del 20° secolo si sviluppa un tipo di società caratterizzata dall’omologazione, dalla perdita di autonomia individuale, dal conformismo e dall’impersonalità. Questa trasformazione è essenzialmente il risultato di una serie di processi economici e industriali (si veda la Seconda rivoluzione industriale, tra il 1870 e il 1914), di trasformazioni politiche e di mutamenti culturali. Il nuovo tipo di società è detta ‘società di massa’.

Già dopo la Rivoluzione francese, che aveva inneggiato all’idea di popolo protagonista, si potrebbe utilizzare il termine ‘massa’, nel senso di moltitudine indifferenziata, agglomerato omogeneo in cui i singoli tendono a scomparire.
Il boom economico del Secondo dopoguerra, e di conseguenza l’esplosione dei consumi di massa, sono aspetti che caratterizzano il benessere della nuova società industriale.
In un contesto del genere l’arte non si lascia sfuggire l’occasione di rappresentare i nuovi aspetti contemporanei, facendo nascere le cosiddette Neoavanguardie, grazie alle quali riesce a instaurare un dialogo aperto con la vita e la società.

Thom Yorke nel video di "Fake Plastic Trees" (da Wikipedia)

Thom Yorke nel video di “Fake Plastic Trees” (da Wikipedia)

Anche Thom Yorke, cantante dei Radiohead, è riuscito a compiere questo complicato dialogo con modi apparentemente lontani dall’ambito musicale. Com’è tipico di quasi tutti i brani del gruppo britannico, l’approccio è fortemente critico e un esempio ne è, appunto, il brano dissacrante Fake plastic trees che significa “Finti alberi di plastica” e nel quale sembra che si stiano descrivendo gli stili di vita e la società del Ventesimo secolo.

FAKE PLASTIC TREES 
(contenuta nell’album The Bends, 1995)

Her green plastic watering can
For her fake Chinese rubber plant
In the fake plastic earth
That she bought from a rubber man
In a town full of rubber plans
To get rid of itself

It wears her out, it wears her out
It wears her out, it wears her out

She lives with a broken man
A cracked polystyrene man
Who just crumbles and burns
He used to do surgery
For girls in the eighties
But gravity always wins

It wears him out, it wears him out
It wears him out, it wears…

She looks like the real thing
She tastes like the real thing
My fake plastic love
But I can’t help the feeling
I could blow through the ceiling
If I just turn and run

And It wears me out, it wears me out
It wears me out, it wears
me out

And If I could be who you wanted
If I could be who you wanted all the time

Traduzione italiana:

Il suo innaffiatoio di plastica verde
Per la sua piantina di gomma cinese finta
Nella terra di plastica finta
Che ha comprato da un uomo di gomma
In una città piena di piani di gomma
Per sbarazzarsi di se stessa
Questo la consuma
La consuma
La consuma
La consuma
Vive con un uomo rotto
Un uomo di polistirolo marcio
Che si sbriciola e brucia
Un tempo lui faceva operazioni chirurgiche
Per ragazze negli anni ottanta
Ma la gravità vince sempre
E questo lo consuma
Lo consuma
Lo consuma
Lo consuma
Lei sembra reale
Lei sa di reale
Il mio finto amore di plastica
Ma non posso evitare di sentirlo
O esploderei attraverso il soffitto
Se mi voltassi e fuggissi
E questo mi consuma
Mi consuma
Mi consuma
Mi consuma
Se potessi essere chi vuoi tu
Se potessi essere chi vuoi tu
Sempre
Sempre

La stessa critica nei confronti di ciò che ha portato la ‘società dei consumi’ e nei confronti di ciò che essa ha provocato nelle masse, è affrontata dalla corrente artistica della Pop Art.

Andy Warhol (da Wikipedia)

Andy Warhol (da Wikipedia)

Il termine di Pop Art, cioè “Popular Art” (e con popular s’intende “di massa”) è stato proposto nel 1955 da due studiosi inglesi, Leslie Fiedler e Reyner Banham, riferendosi a quell’ampio repertorio di immagini formato dai fumetti, dalla televisione, dal cinema e dai beni industriali di consumo. Questa corrente artistica ha una duplice esperienza, sviluppatasi prima in Gran Bretagna a metà degli anni Cinquanta del Novecento, per viaggiare poi oltreoceano, fino agli Stati Uniti dove scoppia grazie al famoso Andy Warhol; qui è usata per rappresentare il benessere della società accessibile a tutti. Per fare ciò, gli esponenti della Pop Art propongono come loro soggetti, oggetti di consumo, di uso quotidiano, oggetti popular, prodotti in serie dall’industria, ed elevati alla massima potenza.

Poiché la massa non ha volto, l’arte che la esprime deve essere il più possibile anonima: solo così può essere compresa e accettata dal maggior numero possibile di individui.
L’oggetto della vita di ogni giorno diventa in questo modo protagonista indiscusso del quadro; i maggiori rappresentanti di questa tendenza introducono nelle loro opere bottiglie, cibi, bandiere, fotografie, pacchetti di sigarette e altro ancora.
Il significato di questa scelta espressiva è esplicito: la Pop Art, introducendo l’oggetto quotidiano all’interno dell’opera, intende ironizzare sulla civiltà dei consumi, che ha fatto di quest’oggetto il vero protagonista dell’esistenza. Si tratta dunque di una forma espressiva di carattere demistificatorio, che non esclude talora aspetti di cattivo gusto (dando libero sfogo al kitsch).

I maggiori rappresentanti di questa tendenza sono per lo più artisti americani: Rauschenberg, Oldenburg (di origini svedesi), Andy Warhol, Roy Lichtenstein, Jasper Johns.
L’artista è ormai uno della folla ed è costretto ad accettare il confronto con l’ambiente. Alla base di questo atteggiamento è possibile riscontrare una sorta di sostanziale pessimismo, che non si traduce in una posizione contemplativa o di rifiuto (come era successo con i rappresentanti dell’espressionismo astratto), ma si capovolge in una vitalistica aspirazione al coinvolgimento e alla compromissione, allo stare al gioco.

Una cultura largamente dominata dall’immagine, ma immagine che proveniva dal cinema, dalla televisione, dalla pubblicità, dai rotocalchi, dal paesaggio urbano largamente dominato dai cartelloni pubblicitari: è questo il contesto sociale in cui si sviluppa la Pop Art.
Si può affermare che il più grande pregio della Pop Art sia quello di documentare, senza paura di sporcarsi le mani con la cultura popolare, i cambiamenti di valori indotti nella società dal consumismo, che porta alla creazione di nuovi idoli e miti in cui le masse popolari tendono a identificarsi. Miti ovviamente creati dalla pubblicità e dai mass-media che proiettano sempre più sulle masse bisogni indotti e non primari, per trasformarli in consumatori sempre più avidi di beni materiali, a volte non necessari.

Claes Oldenburg (da Wikipedia)

Claes Oldenburg (da Wikipedia)

Il rapporto tra uomo e oggetto, qui fortemente criticato da Yorke (1), è un tema caro all’artista Claes Oldenburg, che si concentra, appunto, sugli oggetti di consumo e sulla condizione di vita all’interno della società dei consumi.
Il tema ricorrente nella sue opere è il cibo e inizialmente crea, per il suo negozietto, alimenti di plastica colorata, sistemati in un vetrinetta da pasticceria e solo successivamente vere e proprie sculture con diversi materiali per i musei.

Nell’opera Vetrina con pasticceria, realizzata nel 1962, Oldenburg pone al centro dell’attenzione la riproduzione di oggetti con cui quotidianamente si entra in contatto.
In questo caso “falsità” e necessità si fondono alla perfezione. Con falsità ci si riferisce alla riproduzione tridimensionale, al mutamento della realtà; e la necessità è legata al nutrimento, punto focale di tutta la produzione di Oldenburg.

Ma cosa dice il testo Fake plastic trees? Qual è la colonna portante del brano? La plastica, appunto. Il mondo di plastica. Secondo il cantante britannico, anche quello che dovrebbe essere il più naturale di tutti, il nostro corpo, è imbottito e modellato con la plastica: “Un tempo lui faceva operazioni chirurgiche / Per ragazze negli anni Ottanta”.
Proprio come ha fatto Claes Oldenburg. Sostituire la natura, i cibi, con la plastica. Soffocare il reale con il fittizio. Proprio come è avvenuto nella società americana agli inizi degli anni Sessanta del Novecento.
È questo il filo conduttore che collega la Pop Art e i Radiohead: una profonda critica a tutto ciò che sta accadendo in questa, o quella, contemporaneità.

“Sono per un’arte che prenda le proprie forme dalle linee della vita… e che sia dolce e stupida come la vita stessa”, ha detto Oldenburg, sintetizzando così ogni sua intenzione artistica (2). La scelta dell’utilizzo della plastica per alcune proprie opere, in particolare il ‘Vinil’ (PVC), così come per il gesso, è un forte simbolo critico e ironico: si vuole infatti riproporre gli oggetti (e nel caso dell’ autore svedese, appunto i cibi) come ironica presenza, riportata come inutile.

Note:

(1) I primi versi sono significativi: “il suo annaffiatoio di plastica verde / per la sua piantina di gomma cinese finta / che ha comprato da un uomo di gomma / in una città piena di piani di gomma”.

(2) Enrico Crispolti, La Pop Art, Fratelli Fabbri Editori, 1966.

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