di Gianluca Bonazzi
Dal più profondo del cuore avverto la necessità e l’urgenza di spiegare che cosa sia una guida letteraria, e quale significato e importanza possa rivestire oggi una simile figura. È qualcosa che nasce prima di tutto nel sentirsi esseri umani, e quindi proviene dalle radici della storia collettiva, familiare, personale, perché siamo da sempre circondati da parole. Non ci può essere guida letteraria senza un legame profondo e consapevole col significato di ‘cultura’, parola nata con la trasformazione dell’uomo da animale nomade a stanziale, in seguito alla nascita dell’ agricoltura.
Quindi agricoltura e cultura vanno a braccetto, o più che altro andavano. Io mi sento una guida letteraria, perché ciò che faccio è essenzialmente “viandare”, ovvero intrecciare letteratura e memoria, parola e cammino. La guida letteraria si occupa della dimensione della PAROLA, intesa come ‘logos’ dai Greci, seme del dia-logo, della relazione con se stessi, con gli altri, col mondo.
I vari progetti realizzati negli ultimi anni hanno sempre più dato corpo all’approccio da me scelto: come quando percorsi la Via del Po, nel 2000. In quell’esperienza scelsi di tenere un diario in mano, non la macchina fotografica, di trasformarlo da personale in collettivo, condividendo con gli altri gli scritti, non solo miei, che tappa dopo tappa andavano accumulandosi.
Questa scelta istintiva di allora si è trasformata nel mio modo di essere nella vita di tutti i giorni, come in ogni “viandanza”, per intrecciare vita e cammino, usando il taccuino come ‘traversina’ per ascoltare l’altro da me, che sia me stesso, luogo o persona.
Ciò che conta è che non riguarda solo la mia parola, ma pure quella degli altri, magari casualmente incontrati, quella di un racconto e/o di una storia letta, scritta oppure ascoltata, inerente quel paesaggio attraversato, che evochi un personaggio, un cibo, una natura, un mestiere, un viaggio che vi sia stato svolto o tutti insieme, in una parola la vita del luogo.
Tale approccio si deve anche al mio interesse per il viaggio/cammino in Italia in stile “Grand Tour”, quello di artisti del ‘600/’700/’800, che ha formato e raffinato il mio sguardo. Coltivando tale approccio, ho scoperto negli anni la relazione tra il paesaggio italiano e il mondo dell’ arte e del lavoro, non per ultimo come il turismo l’ha trasformato.
Ho trovato così, camminando ed ascoltando da una parte e cercando per mercatini e mostre dall’altra, artisti, autori, storie, personaggi, fatti, saperi importanti. Anche il mondo contadino e la sua letteratura ha contribuito alla sua visione. Per me è sempre un ‘classico’, camminando/viaggiando in Italia, cercare quanto scritto/detto di un certo luogo nelle cartolibrerie e nelle edicole di paese. Tutta questo fare è nel mio bagaglio di guida letteraria.
Le frequenti alluvioni richiedono forte presa di coscienza del problema del degrado del paesaggio italiano, non solo tecnico/gestionale/visivo, ma soprattutto affettivo, emozionale. La mia idea di guida letteraria, sorta di novello Virgilio, desidera trasmettere amore per il paesaggio italiano attraverso la parola, offrendo le classiche chiavi di lettura.
In Italia c’ era solo uno scrittore che faceva così, per stile, si chiamava Mario Soldati. Le sue numerose testimonianze, raccolte in tutta Italia, sono uniche e preziose, ed è a lui che mi rifaccio, idealmente.
Stiamo rischiando di avviarci velocemente verso un tempo che non avrà più testimoni né diretti e né indiretti di cosa sia veramente la terra lavorata con sudore e fatica, se non verrà ritrasmessa la cultura della relazione autentica con Madre Terra, che ci nutre coi suoi prodotti e che va nutrita con altrettanto amore e stile. Chi cammina nutrendo la parola e facendosi nutrire semina il principio di buona relazione con l’altro da sé, con Madre Terra, come facevano un tempo i contadini in altro modo, premessa quanto mai necessaria, oggi, per intendere che solo il tessuto creato assieme vincerà il buio e la solitudine di quest’ epoca.



