Vacanza a Siviglia, cosa vedere e fare? Guida sulla perla dell’Andalusia

di Francesco Gori

Alzi la mano chi, in vacanza o di passaggio in quel di Spagna, non sia rimasto colpito dalle vitali caratteristiche di questa straordinaria terra. Dai Paesi Baschi alla Catalogna, dalla Galizia alle Isole Baleari, tutte regioni splendide. Fino all’Andalusia e al suo capoluogo, Siviglia, dove ci si imbatte nel profondo Sud, simile per tanti aspetti a quello italiano.

Cattedrale e Giralda

Siviglia non è come le altre, peraltro splendide, città spagnole. È lontana dalla metropoli Madrid, così come dalla marittima e catalana Barcellona, ma il suo fascino è uguale, se non superiore, recando in qualunque frammento di vita quotidiana un mix introvabile: l’amalgama cristiano-musulmano. Questa è una delle caratteristiche più accattivanti di Siviglia, e dell’Andalusia in generale, e la ritroviamo nei suoi più importanti monumenti: dalla Cattedrale (enorme santuario cristiano costruito dove prima c’era la moschea) al Real Alcàzar (palazzo-labirinto di impronta araba); netto il contrasto tra l’austerità e la solennità della prima e il profumo e il colore dei giardini del secondo. Tale, particolare combinazione è rintracciabile anche in campo culinario, visto che alle tradizionali tapas (di cui parleremo tra poco) si contrappongono piatti come il kebab e il cous-cous, così come a livello di popolazione (sono tanti, ad esempio, i residenti di origine marocchina). Rimanendo sul piano della cultura, come non parlare della Giralda, torre-simbolo che riassume in sé la storia del capoluogo andaluso, della Torre del Oro, di piazze favolose come la monumentale Plaza de España (link con video e foto a destra). Singolare il Barrio di Santa Cruz, antico quartiere ebraico caratterizzato da balconi di ferro, patios traboccanti di fiori e profumati aranci. Il tutto bagnato dal Río Guadalquivir, che offre una vista spettacolare sulla città, circumnavigandola.

Al di là delle intriganti tracce di una lunga storia, quello che piace di Siviglia è lo stile di vita, prettamente spagnolo, con quel tocco di calore meridionale. Per capirla a fondo è necessario viverla in prima persona e soggiornarvi almeno diversi giorni, magari in due momenti clou del suo anno solare: la Semana Santa e la Feria, imperdibili avvenimenti che scandiscono il ritorno della bella stagione, quella della primavera. La Settimana Santa è quella che precede il giorno di Pasqua, la Feria casca di solito un paio di settimane dopo.

In occasione dei giorni dedicati al culto del cattolicesimo tutto si blocca, si rivive la Passione di Cristo attraverso i pasos, carri decorati da fiori, candele e statue di legno raffiguranti i santi patroni.  E’ qui che i sivigliani si trasformano in costaleros (coloro che si portano sulle spalle i carri) e nazarenos (i penitenti), creando uno spettacolo suggestivo. Ancor più nelle ore notturne, visto che le processioni si susseguono ad un ritmo incessante (è un’emozione ritrovarsi in un’atmosfera così suggestiva agli albori del giorno).

Arco della Feria

La Feria è caratterizzata da un’atmosfera meno solenne, tutt’altro, qui a farla da padrona è un’incredibile allegria. Una settimana di  festa e “baldoria” sul terreno nella zona sud-ovest della città, dove nelle casetas (tendoni) il ritmo delle sevillanas scandisce canti e danze tra fiumi di alcool e cibo a volontà.

Siviglia non è solo cultura, storia, fascino, avvenimenti. E’, soprattutto per i giovani, “divertimento”. E se il divertimento assume una veste particolarissima in occasione della Feria, anche nel resto dell’anno non manca decisamente, traducendosi in due parole: tapas e botellón. Sono le due abitudini che meglio rappresentano il particolare mondo spagnolo e andaluso. La prima è una tradizione straordinaria, soprattutto per le “papille gustative”. La tapa è uno stuzzichino, servito su un piattino, che i sivigliani consumano in piedi, al banco o, raramente, seduti a un tavolo. Chacinas (salumi) e soprattutto jamon (prosciutto) in qualsiasi modo; bacalao (baccalà) e pescado (pesce). Da ricordare tapas di succulenta peculiarità: solomillo al whisky, pulpo alla gallega, salmorejo. Da bere, ovviamente vino, cervezita (“birretta”), tinto de verano (vino rosso con limonata) e rebujito (sprite e manzanilla, un vino liquoroso) soprattutto in stagione di Feria. Muoversi da un bar all’altro, “l’andar di tapas“, è una tradizione consolidata, il tutto sommato a un prezzo contenuto. Se poi vi aggirate per la prima volta per le vie del centro e, soprattutto in concomitanza delle piazze, vedete enormi folle riunite attorno a innumerevoli buste vi verrà spontaneo chiedervi: “Ma cosa stanno facendo?”. La risposta: “Il botellón“. I ragazzi si riforniscono infatti di bevande al supermercato (abbattendo così i prezzi), che siano analcoliche (cola in gran parte) e soprattutto alcoliche (gin, rum, vodka ecc.), di bicchieri e ghiaccio. Poi si fanno i cocktail, in piazza, dove si riuniscono. Se ti aggiri verso le 3.00-4.00, fino all’alba, in piazze come Alfafa o Alameda de Hércules, l’impatto visivo è di quelli che ti rimangono impressi, per folla presente e cocci di vetro sparsi sul marciapiede.

I locali che animano le notti sivigliane sono innumerevoli e di tutti i tipi: dalla Carboneria (locale di richiamo turistico dove il flamenco è l’attrazione principale) alle discoteche come il Boss (più “in”) e il Fun Club (locale rock), dagli infiniti bar e pub nelle piazze già menzionate e nella zona di Triana, soprattutto in Calle Betis, lungo il fiume.

Per chi la mattina stenta ad alzarsi a un orario decente, Siviglia può essere un’opzione da valutare, visto che qui gli orari di qualunque tipo, da quello di apertura dei negozi a quello della colazione, da quello di pranzo e siesta a quello dell’uscita serale, sono tutti spostati in avanti di almeno un paio d’ore rispetto all’Italia. E se capiti lì per un po’ di tempo, non puoi che adattarti allo stile di vita un po’ sregolato, non puoi esimerti dal far tue tradizioni per noi così diverse e per questo così affascinanti. Cominciare la giornata alle 10 con una tostada (fetta di pane tostato con prosciutto o semplicemente olio e pomodoro) sarà un piacere, così come fermarsi  per un café con leche (qui il cappuccino non esiste) o…

Non mancano i parchi, come lo splendido Parque de María Luisa, i musei e gli stadi. Appassionati, fanatici di calcio, su con la vita!

Anche qua il calcio è religione, per il pallone si suda e si sbraita, divisi tra i due club della città: Siviglia e Betis Siviglia. Ognuno con il suo stadio (rispettivamente Estadio Ramón Sánchez Pizjuán – qui a destra – e Estadio Benito Villamarín), le due formazioni, quando si incontrano, danno vita a derby accesissimi, vista l’intensa rivalità.

Come non ricordare la tradizionale corrida, la stagione comincia la domenica di Pasqua fino ad ottobre nell’arena della Plaza de Toros.

Dall’Italia, a Siviglia ci si arriva in diversi modi: l’aereo è il mezzo più veloce ma possono essere prese in considerazione anche opzioni più complicate come il treno, il pullman o, per i più avventurieri e con del tempo a disposizione, l’auto, attraversando la Costa Azzurra, la Francia, la Catalogna e tutta la Spagna fino al sud.

Il clima è mite durante l’inverno e torrido d’estate, del resto il capoluogo andaluso dista poche ore da un altro continente, l’Africa, rappresentata da quell’affascinante Marocco del quale la città porta i segni, e da un’altra nazione come il Portogallo. Chi ha dei dubbi su questa città li cancelli all’istante.

Hasta pronto, Siviglia.

POST SCRIPTUM

Per una conoscenza più dettagliata della città, descritta in una versione romanzata, si rimanda al libro Hasta luego Siviglia, scritto dall’autore dell’articolo.

5 Comments

  1. Max 18/12/2011
  2. Giovanni Agnoloni 18/12/2011
  3. Daniela 18/12/2011
  4. Tommaso 18/12/2011
  5. Francesco 18/12/2011

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