di Rossana Castiglia
Venezuela ad un passo dalla guerra civile: la testimonianza diretta di un italiano che vive là
Gran parte degli italiani in questi giorni, siedono comodi sulle loro poltrone a guardare l’ennesimo Festival di Sanremo e in attesa del famigerato reality-tv , il Grande Fratello. Ma mentre gli occhi sono puntati sul piccolo schermo, la realtà vera, quella che ogni giorno ognuno di noi si crea, è a dir poco scossa da episodi di sangue e violenza in Venezuela e Ucraina che, seppur lontani o meno, riguardano tutti noi.
Le menti addormentate non si rendono conto e vivono indisturbate il loro “Truman show”, totalmente ignare che ogni qual volta accendono la tv, spengono una parte del loro cervello. La tv intrattiene, ma da cosa, ve lo siete mai chiesti? La tv intrattiene con immagini e parole, spesso manipolate e in altri casi omesse. Vi intrattiene con falsità o lusinghe, affinché possiate sentirvi talmente intorpiditi e impigriti, da non aver la forza di schiacciare il tasto off sul vostro telecomando.
E mentre il vecchio e buon tubo catodico, ormai digitale e super tecnologico, vi racconta le sue fiabe per tenervi buoni e farvi addormentare, i più ottimisti urlano che ci stanno portando via il futuro, mentre la verità è che ci stanno portando via il presente. Lo stanno portando via alle gente ucraina, che in questi giorni viene massacrata di randellate, perché forse chiede un diritto alla democrazia, la stessa che un tempo anche gli italiani avevano, ma che gli hanno sfilato da sotto il culo, senza che nessuno se accorgesse. Lo stanno portando via ai venezuelani, che sono sul filo della guerra civile e che fanno la fila davanti ai negozi, per i generi di prima necessità.
foto news.panorama.it/
Lungi da me e dal mio banale vivere quotidiano gridare al complotto, ma è ormai evidente che qualcuno, ormai diventato “qualcosa”, tanto lontano è dal senso del vivere civile, sta tentando di soffocare l’umanità intera. Quella parte di umanità che chiede il diritto di vivere in libertà, in democrazia, in uno stato di nobiltà d’animo per tutti, dove il senso dell’umiliazione più profonda, non porti alla violenza per se stessi o per gli altri.
Vi prego, spegnete la tv e accendete le vostre coscienze. Guardate al mondo con sguardo olistico (tutto è uno) perché quello che succede in Ucraina, in Venezuela, in Portogallo e in ogni angolo del pianeta, è di interesse comune. I confini sono stati creati per generare il terrore della perdita, la minaccia della sopraffazione.
Vi riporto fedelmente una lettera, la testimonianza di un caro amico d’infanzia, che oggi vive in Venezuela. Alla mia domanda, “Cosa sta succedendo Ale?”, lui mi ha risposto quanto segue:
“Succede che abbiamo un governo che dice di essere socialista ed il loro socialismo consiste nell’aver regalato un po’ di soldi ai poveri (non aver creato futuro e posti di lavoro), soldi che sono usciti fuori da centinaia di migliaia di milioni di dollari che in questi ultimi 15 anni sono entrati allo stato venezuelano dalle importazioni petrolifere; per risentimento sociale ed estremismo filo cubano hanno espropriato fabbriche, terreni coltivati ecc., per poi abbandonarli quasi completamente, con il risultato che non si produce quasi più nulla nel paese con la conseguenza che si deve importare di tutto; siccome il governo ha stabilito arbitrariamente che la tassa di cambio dollaro/bolivar è 6.3 Bs per dollaro e che per comprare o vendere dollari si deve ricorrere a loro, hanno generato un enorme mercato nero di dollari a 10 volte il valore stabilito, enorme carenza non solo di articoli di lusso (e aumento dei costi) ma anche articoli fondamentali tra cui materie prime per fare pasta, farina di mais, latte, etc. Non solo bisogna fare code di ore ed ore per comprare le cose fondamentali nei supermercati, la criminalità è esplosa: abbiamo morti per crimini violenti con un indice di 45 per ogni 100.000 abitanti, tra i più alti al mondo, ma le cifre sono ancora più preoccupanti perché il governo le nasconde, ed in più il 90+% dei crimini rimane irrisolto. Di fronte a questa situazione, gli studenti universitari e parte dell’opposizione politica sono scesi in piazza ed il governo si ostina a dire che sono manipolati dalla “destra fascista”, quando loro sono di sinistra solo per esibire bandiere rosse e foto del Che Guevara, perché in realtà questo governo è un capitalismo di stato.
Il Venezuela non ha mai avuto sto gran apparato produttivo, è sempre stato un paese che importa molto più di quanto non esporti, ma un’industria nazionale che produceva alimenti basilari, un minimo di manifattura, automobili, etc c’è sempre stata.
Orbene, visto che, dopo l’inizio da moderato, Chávez aveva dichiarato la sua ammirazione per il modello cubano, verso il 2001-2002 dopo scioperi nazionali che avrebbero obbligato QUALSIASI altro presidente a dimettersi e contestazioni varie, e problemi grossi con l’industria petroliera dove i raccomandati dal chavismo stavano pian piano sostituendo gli impiegati che si erano guadagnati il posto tramite meritocrazia, il Bolivar ha iniziato a svalutarsi molto più velocemente nei confronti del dollaro; se fino a quel momento la moneta nazionale si svalutava un 15-20% l’anno, dal 2001 in poi iniziò una svalutazione molto più accelerata, dovuta al fatto che le compagnie nazionali e soprattutto estere avevano perso fiducia in un paese dove iniziava ad esserci odore di social-comunismo.
Nel 2003, dopo essere stato al potere per 4 anni, Hugo Chávez si rese conto che la sua politica economica non funzionava e iniziò a spaventarsi per la svalutazione della moneta che riduceva il suo prestigio ed in più, in un paese che importa tante merci e la cui industria iniziava a indebolirsi, aumentava a dismisura il costo della vita. La soluzione assurda scelta da Chávez è stata quella di tappare il sole con un dito, cioè, invece di combattere la causa, combattere l’effetto e quindi decise di BLOCCARE artificialmente la caduta del Bolivar; approfittando delle ENORMI quantità di dollari che entravano al governo dalle esportazioni di petrolio, la soluzione fu proibire la libera entrata/uscita e circolazione di dollari ed il fissare il cambio dollaro/bolivar ad un valore arbitrario.
Le conseguenze sono principalmente due: 1) che lo stato si sobbarca l’onere di vendere dollari agli importatori (materie prime e prodotti finiti) ed ai cittadini che ne abbiano bisogno; 2) che si crea un mercato nero perché se il governo stabilisce, per esempio, che un dollaro vale 2.15 Bs mentre il valore reale è 3.00 Bs per dollaro, chi vuol vendere dollari cerca di farlo al mercato nero, e se i soldi li vuoi portare fuori dal paese devi pure farlo illegalmente, pagando molto di più.
I primi anni questi dollari a tassa preferenziale venivano dati con facilità e anche ai privati cittadini venivano imposti limiti relativamente ragionevoli: per esempio, 2500$ all’anno per acquisti via internet, 5000$ all’anno per viaggiare (per ogni carta di credito), e 500$ all’anno a testa (bambini inclusi) in contanti per viaggiare. Una famiglia con due carte di credito e 3 figli “godeva” quindi di 17500 dollari l’anno in totale; per uanto fosse ragionevole era pur sempre un limite, era sopportabile.
Adesso, mi immagino che tu, venendo da una famiglia di commercianti, saprai perfettamente che un business non può funzionare se vendi a 10 euro qualcosa che ne vale 12, presto o tardi il passivo diventa cosi alto che fallisci, e questo è quello che succede. Prima hanno ridotto i 2500 l’anno per shopping via internet a 500, poi a 400 ed adesso a 300. Carta di credito per uso all’estero? Da 5000 a 3000 ed adesso dipende da dove viaggi, tra 300 e 3000$, ed è soggetto ad approvazione. Taglia, taglia, taglia, siamo passato da 17500 per due carte di credito più 3 figli, a qualcosa come 7500$. In più il differenziale tra cambio ufficiale e mercato nero è aumentato perché le riserve internazionali e la produzione interna si sono assottigliate. Due anni fa il dollaro ufficiale era quotato a 4.30, con il parallelo a 9.00 Oggi l’ufficiale è a 6.30 per alcune importazioni ma in realtà a 11.30, il parallelo sta a 70.00!!!! E 11.30 è una cosa che dipende da una subasta che fanno ogni tanto per assegnare dollari, che la vincono sempre quelli del governo, quindi è un’altra presa per i fondelli.
In più immaginati che, con una popolazione di 30 milioni di abitanti abbiamo ben 3milioni (TRE!!) di impiegati pubblici, immaginati quanto costa al governo mantenere loro e tutti gli altri programmi sociali fasulli che hanno.
La produzione di petrolio 10 anni fa era 3.2 milioni di barili al giorno, oggi 2.3 e se levi il consumo interno più quello che regalano a Cuba, col petrolio a 95 dollari al barile, il governo ha introiti di 45 a 50mila milioni di dollari l’anno e ce ne vogliono solo 55 a 60mila per soddisfare le importazioni. Il governo ha un debito di più di 3mila milioni di dollari con le linee aeree, che non vogliono più vendere biglietti e probabilmente sospenderanno tutte le loro operazioni col Venezuela. Devono 450 milioni a Polar, la compagnia di alimenti più importante del paese, e migliaia di milioni alle compagnie estere che vendono prodotti e materie prime all’industria nazionale, alle quali il governo deve liquidare e non lo fa da quasi un anno.
Il paese è paralizzato, ogni giorno vedi meno articoli nei supermercati. Siamo al bordo della guerra civile sinceramente, e desidererei aver potuto abbandonare il paese già da tempo.”




Ho trovato questo approfondimento su una piccola webtv locale. Onore al giornalista che tra i pochi è riuscito a rintracciare ed intervistare una delle manifestanti ecco il video
http://youtu.be/MMhh0s4R2jU