di Nicola Pucci
Non vi stupirò con la magnificenza italica del Palazzo d’Inverno. Non vi emozionerò con l’armonia dei capolavori del Museo dell’Ermitage. Non vi accenderò con la suggestione notturna lungo i baluardi di granito della Neva. No, non è questa la San Pietroburgo da visitare di cui dipingerò l’affresco, lascio volentieri tale onore a guide meglio di me attrezzate nel diffondere quanto di meraviglioso i turisti globali possono ammirare. C’è altro di cui dar dettaglio. Accarezzata dalle gelide acque del Baltico, riflessa nei liquidi di un fiume senza tempo, ecco apparire ai vostri occhi affamati di beltà una città alternativa, misteriosa, per certi versi sconosciuta.
E’ la San Pietroburgo di Gogol e i suoi eroi perdenti, di Puskin e l’ingannevole cavaliere di bronzo, di Dostoevskij e la tragedia di Raskolnikov. E’ la San Pietroburgo che accoglie nel maestoso Palazzo Mikhailovsky gli stupefacenti tesori di una pittura mai divulgata al di là dei patri confini, è la San Pietroburgo edificata per volontà di uno zar-carpentiere impregnato di europeismo, è la San Pietroburgo delicata e malinconica celebrata dall’inesauribile vena poetica di Anna Achmatova.
L’immaginazione del lettore che si approssima a quella che può definirsi la narrazione di un percorso che coagula storia, costume e tradizioni ha bisogno di mettersi in moto, e così sia. La Prospettiva Nevsky, o più semplicemente la Prospettiva. Così amava chiamarla Gogol, inarrivabile cantore del fascino tutto delirio e inganno della principale arteria cittadina. Laddove convergono sguardi e destini di una moltitudine oceanica di anonimi passanti ecco mostrarsi nel loro magnifico aspetto palazzi dal volto classico e austero, laddove lo sferragliare di vecchi tram si confonde con il rombo dei motori di automobili eredità del comunismo ecco in tutta la sua prestanza ortodossa comparire la chiesa di Kazan. La Prospettiva vuol apparire perfetta, esente da colpe, ma è proprio qui, dove si respira spiritualità a tutto tondo, che la predisposizione positiva dei nostri sensi subisce un duro colpo. San Pietroburgo, ahi, porta segni evidenti di storture consumate in un recente passato, zoppica come i suoi storpi che si asserragliano all’ingresso del luogo di culto, trasuda miseria come le sue anziane matrioske che offrono per pochi rubli i frutti dei loro aridi orticelli.
Costeggiando la Mojka ci par di udire trasportati dal vento gli ultimi rantoli di Rasputin, il monaco tanto caro alla zarina Alessandra, folle e di fallo ben dotato, la cui anima mistica volteggia sulle grigie acque dei canali pietroburghesi quasi a cercar risposte che ancora si attendono ad un secolo dal rocambolesco assassinio. Scorgiamo la dimora dove trovò soggiorno l’appassionato talento di Alexsandr Puskin, sublime artefice del poema Il cavaliere di bronzo, che trae ispirazione dalla statua equestre di Pietro il Grande che domina la Piazza dei Decabristi ed è posta, secondo la leggenda, a difesa della città. Proprio qui giunge a compimento il dramma di Eugenio, oscuro impiegato della San Pietroburgo ottocentesca che nel corso di un’inondazione perde l’amata Parasa, travolta dalla piena della Neva. In preda ad una furia incontrollabile il disperato si lancerà contro la statua di colui che desiderò una finestra sul mare per la “sua” capitale, il cavaliere si sveglierà dalla bronzea immobilità a cui lo condanna la scultura e lo inseguirà fino a decretarne la morte.
Siamo sul lungofiume, con l’iride che asseconda i colori del cielo e si spinge ad intravedere l’incrociatore Aurora che ricorda che fu da qui che nel 1917 si avviò l’epocale rivoluzione d’ottobre. Da Pietro il Grande a Nicola II Romanov, si chiude l’era degli zar e si apre il capitolo bolscevico-socialista che tanto farà sperare, ancor più provocherà disastri. Fate un salto alla Casa della Fontana nell’ala meridionale del Palazzo Sheremetyev e chiedete ad Anna Achmatova, poetessa che diede voce al suo dissenso e per questo pagò un prezzo altissimo; chiedete all’amico di lei Josif Brodskij, accusato di parassitismo e costretto all’esilio. La rivincita arriverà in seguito a render loro giustizia, nel 2006 un monumento dedicato ad Anna è sorto nel cuore di San Pietroburgo, nel 1987 il premio Nobel per la letteratura è stato assegnato a Josif: chi li ha rinnegati sia marchiato per sempre con i segni dell’infamia.
Letteratura, certo, poesia, indubbiamente. Ma altre forme artistiche danno lustro a San Pietroburgo e non possiamo tacerle. Il balletto, tanto per iniziare, e allora concedetevi una serata al teatro Mariinskij che vi farà tornare indietro nel tempo; la musica, subito dopo, e vi consiglio di non perdervi un appuntamento al conservatorio Rimsky-Korsakov dove Cajkovskij forgiò la sua grandezza di compositore; la pittura, dulcis in fundo, e lasciatevi sedurre da I Battellieri del Volga di Repin e gli altri capolavori esposti al Museo Russo che ha sede nel Palazzo Mikhailovsky.
Non solo. San Pietroburgo ha nel DNA la forza per ipnotizzare il visitatore con gemme incastonate in un tessuto urbano dai molteplici contrasti. Abbandonate per un istante ciò che si lascia ammirare per la sua bellezza e fate conoscenza col depresso quartiere di Sennaya. Qui, addentrandovi per vicoli sporchi e puzzolenti nella loro dimensione ottocentesca, dove hanno fissa dimora ratti e randagi a quattro zampe, entrerete in contatto con i demoni che hanno abitato l’anima del grande Dostoevskij; vi sentirete preda del desiderio di peccare e di cercar redenzione come Raskolnikov fu capace in Delitto e castigo. Respirerete degrado e miseria e cercherete la fuga verso i mille colori delle cupole a cipolla della Chiesa del Sangue Versato che reclamano la loro bella dose di scatti fotografici. Tornerete a vestire i panni del turista di massa e chiuderete in grande stile apprezzando vodka e borsch in qualche bettola che per l’occasione vi celebrerà con la dovuta, finta ospitalità ancora tanto odorante di ancien régime. Benvenuti nella città di Pietro.



Apprezzo sempre chi, scrivendo di viaggio, sa regalare suggestioni che ti “fanno sentire lì”. E’ il pregio di questo articolo, che ci regala anche dei preziosissimi suggerimenti di lettura (e non solo).
Sono stato a San Pietroburgo nel 2008, ricordo un gran freddo ma anche di aver apprezzato una città dal fascino unico. Un posto molto interessante è la Fortezza di Pietro e Paolo, c’è la tomba dell’ultimo zar e ci sono le carceri e qui è stato internato il fratello di Lenin.
bellissimo affresco di una San Pietroburgo vista da una diversa PROSPETTIVA!
io, a differenza di chicca e marco, non ci sono mai stato a san pietroburgo ma mi affascina… ci andrò presto, magari con la transiberiana!
Cosimo, sei sicuro che la Transiberiana passi da San Pietroburgo?Ho qualche dubbio in proposito…non vorrei che ti portasse fuori strada:-)))
Sono stata anch’io a San Pietroburgo e dopo un impatto traumatizzante con le discese abissali e le porte blindate della sua metropolitana, la città, poco a poco, mi ha conquistata ed affascinata. Ricordo, in particolare, una bellissima passeggiata lungo il Canale Griboedov fino alla Cattedrale San Nicola. Questa chiesa è stupenda: tutta celeste e bianca fuori, molto suggestiva dentra con le icone dorate, le candele , i canti e tutto un movimento di gente che va e viene, si posta davanti ad un’icona, si inchina, la bacia, si segna, si inchina di nuovo, e poi ricomincia davanti ad un’altra icona… Quanto vorrei tornarci!
Ci sono diverse tratte della Transiberiana e in una di queste si parte da San Pietroburgo
Allora, diciamo che la partenza da San Pietroburgo non equivale alla Transiberiana classica (anche se è da lì, dalla capitale dell’Impero, che partiva nel 1903, quando fu inaugurata), o almeno a quella entrata a far parte dell’immaginario di tutti gli amanti del viaggio…si avvia da Mosca, ma sono previste partenze anche da Helsinki e San Pietroburgo che, via Mosca, possono avere destinazione Vladivostok, Pechino o Irkutsk…Mosca-Vladivostok, questa E’ la Transiberiana…
Se anche ci sono già stata, leggendoti viene proprio la voglia di tornarci!
Imbarcarsi di sera a Vilnius su un treno di altri tempi con il tappeto rosso lungo il corridoio, le tendine alle finestre, il cestino per la cena portato dalla capotreno.
Essere svegliati nel cuore della notte, mostrare i documenti, rovesciare le valigie con un vago senso di incertezza e con un sussulto varcare il confine.
Attraversare la foresta russa, con il passo rallentato di una vecchia locomotiva a vapore, incontrare la campagna di Novgorod e vedere scorrere tante piccole dacie.
Infine, nel dormiveglia dell’alba, sentire la capotreno annunciare “Saint Petersburg” e, trepidanti, scendere in mezzo alle rotaie della stazione Varsavia!
Questa è stato il mio arrivo a San Pietroburgo.
Come te, ho vissuto l’emozione di gettare rubli nella Neva!
E grazie al tuo articolo il mio viaggio a San Pietroburgo è tornato a risplendere nella mia memoria.
bellissimo il primo lungo commento.io ci sono sta