di Nicola Pucci
Miei cari amici viaggiatori, per un week-end folle, all’insegna del divertimento, vi porto a spasso per le strade di una città che in quanto a movida, fidatevi, non è seconda a nessuna: Barcellona.
Siamo in Spagna… scusatemi, in Catalogna, perchè da queste parti l’orgoglio nazionale ha carattere indipendente dalla sovranità di Madrid. Qui ebbe culla l’originale impronta modernista del genio di Gaudì che rifiutava la linearità dell’esistenza; qui ebbe fondamenta solide la roccaforte anarchica che fece resistenza al fascismo di matrice franchista; qui va in scena da anni il calcio più bello del pianeta.
Antoni Gaudì, appunto, che non può non lasciar esterrefatti nella verticalità ancora incompleta della Sagrada Familia, nell’esplosione cromatica della Casa Batllò, nell’eleganza curvilinea della Pedrera, nella sinuosità prodotta dall’immaginazione del Parco Güell. Quassù l’occhio si spinge lontano, fin quasi a toccare le spiagge della Barceloneta a ricordare che questa è città lambita dal mare, ed è una gran fortuna per chi la vive trarre beneficio dal clima mite.
E’ città gotica, Barcellona, come descritto magistralmente dal suo cantore più acclamato, Carlos Ruiz Zafon che ha raggiunto fama mondiale, soprattutto ve ne è traccia nelle misure imponenti della Catedral e della Esglesia de Santa Maria del Mar. Luoghi di culto che consacrano due quartieri, il Barrio Gotico e la Ribera, che si allungano seguendo Via Laietana, rumorosa e trafficata, e la Rambla, il viale più celebre di Spagna… scusatemi di nuovo, di Catalogna.
Proprio la Rambla è punto di partenza per chi scopre Barcellona, magari mettendosi in marcia da Plaça de Catalunya, con la sua moltitudine umana spesso inquieta ed inquietante, con le sue mille e più bancarelle ad invadere i marciapiedi, con i suoi artisti di strada ad elemosinare spiccioli d’attenzione, con i suoi edifici storici che rimandano alla Barcellona che difese la libertà richiamando alle armi pure George Orwell, con il suo Mercat de la Boqueria che accende i sensi con i suoi profumi.
Ma è anche punto di arrivo di una spedizione a piedi che ha infiltrato le strette viuzze che da Plaça Reial portano magari al Museo Picasso e al Mercat de Santa Caterina col suo tetto ondulato dai colori sgargianti; oppure dopo esser saliti alla collina del Montjuich per incontrare l’opera ricca di estro di Mirò ed aver stazionato nelle sale del Museo Nazionale di Arte della Catalogna; o magari ancora aver trascorso una serata nel tempio del calcio, il Camp Nou, ad applaudire gli individualismi col pallone di Messi e don Andres, al secolo Iniesta, o al Palau de la Musica Catalana, sedotti ancor più dalle meravigliose decorazioni moderniste che dall’esibizione concertistica in corso.
Barcellona piace perchè è città dinamica, smaccatamente dal volto giovanile, che non spegne mai le luci; nelle botteghe del Raval artisti in divenire inseguono un futuro che la storia di oggi annuncia difficile. Ma non importa, perchè tra un piatto di fideuà – uno sorta di paella un po’ più scura e un po’ meno gustosa – ed un bicchiere di Priorat, magari presentati con menù scritto in catalano, assorbi l’identità di un popolo che è stato dimenticato a lungo, è riemerso dalla nebbia del franchismo, si prepara a mostrare al mondo che la Spagna, ora sì, che funziona è qui.

Giornalista pubblicista e web writer. Da sempre lo sport è la sua prima, grande passione. Non solo calcio, ma anche tennis, golf e motori.
L’amore per la scrittura lo porta poi verso tutti gli altri territori.



