WISŁAWA SZYMBORSKA, NOBEL SILENZIOSO

di Giovanni Agnoloni e Leonardo Masi

Wisława Szymborska (da Wikipedia)

La poesia di Wisława Szymborska è un segno forte della presenza, nel nostro tempo così culturalmente amorfo e povero di profondità, di un’energia superiore. Non perché ambisca all’alto o si nutra di ideali “nobili” e di sforzi supremi per raggiungerli. Al contrario, perché nasce dal basso, dal vicino e dall’intimo. Ce lo dice bene il titolo di una delle sue ultime raccolte poetiche: Tutaj (“Qui”).

La presenza è forse il segno più forte e più risonante delle liriche di questa Poetessa, Premio Nobel nel 1996. E, insieme, un senso di essere “non-personaggio”, ma autrice completamente compenetrata nella sua dimensione di creatività “privata”. I suoi versi sembrano aver colto sonorità e riflessi inconsapevoli ma potentissimi, insiti nella realtà degli oggetti, delle persone e degli sguardi.

Ecco perché i suoi versi, lungi dall’essere altisonanti, sono insieme tutt’altro che “minimalisti”. Si concentra infatti sulle cose minime, è vero, ma in queste legge la traccia di dinamiche profonde dell’essere-uomo. Il mistero è QUI, se ci fermiamo ad ascoltare. La poesia di Wisława Szymborska “ridimensiona”, nel senso che riconosce quello che conta nella banalità del quotidiano e non un millimetro più in là, insomma, tutaj, tutaj fino in fondo. Chi ha avuto la fortuna di conoscerla ne avrà apprezzato la semplicità, sembrava l’anziana zia sagace, amava raccontare barzellette, anche “piccanti”, insomma un Premio Nobel che faceva tutt’altro che darsi importanza. Alla faccia di tanta parte del mondo accademico. Questa era lei.

E se ne è andata in perfetto stile Szymborska (a destra in una foto del 2009, da Wikipedia). Ora i giornali e i blog citano le sue poesie, e c’è l’imbarazzo della scelta, visto che ne sono decine e decine che in questo momento suonano come epitaffi perfetti. E, anche nel momento della sua morte, questa poetessa ha avvicinato, come nella sua opera poetica, due poli opposti: la leggerezza e la pesantezza del vivere e del morire.

“Non avermene lingua se prendo in prestito parole patetiche e poi fatico per farle sembrare leggere”, scriveva. Era malata da un po’ di tempo, ma lo si è saputo solo ora, anche se il suo segretario, il poeta Michał Rusinek, seguendo le istruzioni della signora Wisława, non ha dato dettagli su questa malattia. Negli ultimi tempi aveva deciso di non vedere più gli amici, pregandoli che conservassero il ricordo di quando lei ancora stava bene.

Perfettamente lucida fino all’ultimo, così ricorda Rusinek il suo ultimo incontro con la Szymborska: “abbiamo chiacchierato un po’ di pettegolezzi, lei si è seduta in poltrona, ha preso il caffè, si è fumata una sigaretta, poi ci siamo salutati”. Poi è andata a dormire, è morta serenamente nel sonno. Ma ha scritto fino alla fine.

Ci sono una dozzina di poesie che aspettano di essere pubblicate. L’autrice scherzava dicendo che il prossimo libro si sarebbe intitolato Wystarczy (Basta così). E così sarà.

5 Comments

  1. Nicola Pucci 04/02/2012
    • davide 15/02/2012
      • Nicola Pucci 15/02/2012
  2. Leonard von Bruneck 06/02/2012
  3. Giovanni Agnoloni 06/02/2012

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