LA CAMARGUE, LA MAREMMA FRANCESE, E LA VAL CURONE?

Testo e foto di Marco Grassano

La rotonda di ingresso alle Saintes Maries de la Mer

Dopo la visita alla Maremma toscana dell’anno scorso, quest’anno la mia famiglia e io abbiamo fatto una gita in Camargue, che – con tutti i distinguo del caso, per carità – è un po’ la Maremma francese (non a caso, direi, il Comune delle Saintes Maries de la Mer è gemellato con quello di Grosseto). E vi abbiamo trovato, rispetto ai “gemelli” toscani, un grado ancora più avanzato di sviluppo sul percorso che conduce all’organizzazione intelligente del turismo, percorso che anche le valli appenniniche alessandrine dovrebbero seguire, almeno se vogliono garantirsi un futuro. E badate che stiamo parlando del sud della Francia, non del nord della Svezia: eppure vi si ha la sensazione compiuta di essere in Europa, cosa che invece non avviene affatto nella nostra Italietta (comprese le valli di cui sopra).

Passato il confine, l’autostrada si fa decisamente migliore: più ampia, meno intasata, inserita in un contesto paesaggistico non scempiato. Le aree di servizio sono dei veri e propri punti di sosta per riprendere fiato durante il viaggio, con spazi verdi e relative attrezzature, non dei semplici e squallidi “benzinai autostradali”. Una volta usciti dal casello, potete trovare rotonde sensate (ossia realizzate dove servivano) e ben fatte, decorate coi simboli – e allietate dai colori della vegetazione – del luogo.

Se siete pedoni, appena accennate a scendere dal marciapiede per attraversare sulle strisce, gli automobilisti (lo ripeto: francesi del sud, non scandinavi) si fermano e vi cedono il passo. Non è facile trovare per terra bottigliette di plastica vuote o altre schifezze (se non le poche gettate da qualche turista ignaro, magari nostrano). Le spiagge, pubbliche, sono pulite e ben tenute, con aree dedicate ai possessori di cani. Anche in centri molto turistici, come appunto le Saintes Maries, lo sviluppo edilizio è stato armonico e controllato: solo un paio di edifici in tutto raggiungono i tre piani, e l’antica chiesa, dipinta a suo tempo da Van Gogh, può essere agevolmente scorta da ogni punto del paesaggio circostante, mare compreso (diciamolo pure: in quante località della nostra “amena” costa ligure, costellata di tristi palazzi per villeggianti estivi, succede lo stesso?).

I controlli fiscali sono efficienti e rigorosi (ricordate quando, lo scorso inverno, la Guardia di Finanza fece un blitz a Cortina, trovando sacche di evasione o di elusione spropositate, e qualcuno gridò allo “stato di polizia”?): le ricevute di negozi, bar e parrucchieri sono dettagliate, i conti degli alberghi addirittura dettagliatissimi; le macchine-espresso hanno dei “conta-caffè” per poter confrontare il numero di tazzine preparate con quelle che, dalla cassa, risultano servite ai clienti, e controlli analoghi vengono effettuati sulle bottiglie di liquore, raffrontando la data di acquisto, il contenuto residuo e il numero di scontrini “battuti” per quella bevanda nel periodo di tempo intercorso… Così, pagando tutti, tutti pagano equamente. E questo sistema non lo hanno instaurato i comunisti francesi (ammesso che ne esistano ancora) “in odio a chi guadagna”, bensì la destra – europeista, certo – di Chirac.

Fenicottero rosa nel Parco Ornitologico della Camargue

Veniamo poi alla gestione del territorio. Abbiamo visitato un magnifico parco ornitologico, esteso per 60 ettari. Il bello è che si tratta di un parco privato, risalente, nei suoi primi tratti, al 1948, che a fronte di un biglietto di ingresso di 7,5 euro (con tariffa ridotta a 4 euro per i bambini), ti offre oltre 7 chilometri di splendido percorso snodato fra salicornieti e stagni (con tanto di aree attrezzate e punti di osservazione nascosti) dal quale studiare con tutto l’agio necessario una incredibile varietà di uccelli (per lo più limicoli, ma anche rapaci ed altro) e i loro meravigliosi piumaggi (che emozione osservare il fenicottero rosa mentre prende il volo!). E il parco è sempre pieno di visitatori, che vi arrivano anche in pullman, nel rispetto scrupoloso delle regole che mantengono il luogo qual è.

Anche il parco naturale regionale è ottimamente organizzato, con un’ampia ex stalla trasformata in museo della civiltà locale e un percorso di sentieri ben tracciati, ben allestiti e ben tenuti, in margine a canali, canneti, stagni. Proseguendo per qualche chilometro a est dell’abitato delle Saintes Maries, oltre un lungo spazio (non cementificato!) dedicato ai campers, troviamo ancora un paio di aree protette che si dispiegano tra la linea di alte dune costiere (con intatta la loro vegetazione di ammofila arenaria, gigli di spiaggia o pancrazi, eccetera) e i retrostanti specchi d’acqua nei quali i trampolieri camminano lenti e tuffano di quando in quando la testa per pescare qualche preda. Insomma, i parchi e le aree di interesse naturalistico sono un volano che attira turisti e agisce assai positivamente sulle attività economiche dell’intera zona.

La linea di dune litoranee della Camargue

E da noi? Occorre ricordare che la Comunità Montana, un paio di anni fa, espresse parere negativo alla creazione di un’area protetta sul Giarolo (offrendo così un fianco pericolosamente scoperto alla paventata installazione del “parco” – sic – eolico)? Occorre aggiungere che in qualsiasi altra parte d’Europa un’area protetta sarebbe stata ritenuta un’opportunità, e non una vessazione? (Mi devono però spiegare chi rischiava di venire vessato: le attività economiche che vivono sul turismo – abbiamo però visto, in Maremma e in Camargue, che esse ne avrebbero anzi beneficiato – o non piuttosto certi soggetti tentati da chissà quali miraggi speculativi, soggetti che ignorano il vero valore del territorio immeritatamente toccato loro in sorte, così come certi mariti non apprezzano appieno le qualità delle loro splendide mogli?) Occorre dedurne, quindi, che non siamo per niente in Europa e che, con l’aria che si sente ancora tirare da queste parti, non ci arriveremo né tanto presto, né tanto facilmente? Occorre, occorre eccome, purtroppo. E non voglio più formulare nessuna speranza: non ce la meritiamo.

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