AVERE UN FIGLIO CAMBIA LA VITA: RESPONSABILITÀ E GENITORIALITÀ

di Rossana Castiglia

Avere un figlio cambia la vita: responsabilità e genitorialità

Che bella cosa sono i figli. Arrivano paffuti ed innocenti ad allietarci la Vita. Li guardiamo con tenerezza, osservando i loro piedini, le loro manine e quelle insolite e buffe smorfie, che solo i bambini sanno fare.

Chi li ha appena avuti, condivide la gioia con amici e parenti, suggerendo loro di farli, che è un’esperienza che cambia la Vita.

Già, cambia la Vita… ma di chi?

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Come mai quei paffuti ed innocenti pargoli, dopo qualche anno si trasformano in bambini viziati, capricciosi, irruenti, iracondi e prepotenti?

Le ragioni sono tante e spesso controverse, ma il punto non è questo.

Il punto è che nella storia dell’umanità si sono fatti figli per mille motivi e ragioni. Si sono fatti figli per avere braccia per lavorare la terra, per avere figlie da dare in dote e ingrandire il patrimonio, per lasciare a qualcuno la bottega di famiglia. Si sono fatti figli, ma spesso non si sono amati e cresciuti.

E poi che dire dell’immagine che le innumerevoli pubblicità rimandano. Famiglie unite, piene di bambini che consumano prodotti eccezionali, nei loro focolari domestici.

Perché mentre i nostri figli, stanno in panciolle a guardare la pubblicità, nel mondo ci sono un numero incalcolabile di bambini che vengono maltrattati, malnutriti, abusati e che spesso non è possibile adottare?

È perché servono consumatori e servono consumatori ricchi, che possano spendere e comprare quei fantastici prodotti che renderanno loro la vita migliore e gli faranno dimenticare di essere stati fatti, ma non cresciuti e tanto meno educati.

Sapete perché ultimamente si parla di famiglie omogenitoriali? E sapete perché numerosi studi stanno dimostrando che i figli cresciuti all’interno di queste famiglie sono più “sani”?

Per un semplice motivo: l’impossibilità di realizzare immediatamente la loro genitorialità, lascia loro il tempo e lo spazio mentale di interrogarsi, al fine di divenire consapevoli della scelta di avere un figlio.

Lungi da me fare di tutta un erba un fascio e di demolire o innalzare una forma o l’altra di famiglia, perché il vero focus non sono e non devono essere gli adulti, ma quei figli che si mettono al mondo.

Scegliere di mettersi al fianco di un altro essere umano ed accompagnarlo nel suo percorso di maturità umana, è una cosa seria. È una responsabilità che si ha non solo verso la creatura stessa, ma verso la comunità globale.

Quel bambino un giorno diverrà uomo, e quelle guance paffute lasceranno il posto ad espressioni burbere o sorridenti. Quei piedini, un giorno potrebbero correre, nuotare oppure scalciare qualcosa o qualcuno, che non sia di gradimento; quelle manine, potrebbero accarezzare, oppure uccidere.

I figli vanno fatti con coscienza, con presenza, con grande responsabilità, perché al mondo non servono altri consumatori incalliti, non servono uomini o donne depresse, non servono esistenze vuote e improduttive per il proprio bene e quello della comunità.

Il fatto che la natura ci abbia dato la possibilità di procreare non ci autorizza ad abusarne a nostro egoistico piacimento.

La sacralità non sta nell’atto di procreare, ma nella consapevolezza e nell’Amore che conduce ad accogliere una nuova Vita e come tale rispettarla ed onorarla.

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