IL CINEMA DI FERZAN OZPETEK: MAGNIFICA PRESENZA

di Francesco Gori

Il cinema di Ferzan Özpetek non è mai banale, affronta tematiche complesse, offre allo spettatore nuove trovate ogni volta, propone sempre cast di rilievo. E Magnifica presenza non fa eccezione.

Il regista turco naturalizzato italiano stavolta chiama al ruolo di protagonista Elio Germano, attore del momento e capace di offrire sempre performance di alto livello. È intorno al suo Pietro Pontechievello, giovane catanese che si trasferisce a Roma per inseguire il sogno della recitazione, che ruota la trama della pellicola. Arrivato nella capitale, il ragazzo di notte lavora come pasticcere, di giorno si impegna invece nel sistemare la sua nuova casa in affitto e nell’intessere relazioni, per evadere dalla solitudine e dalla presenza ingombrante della “cugina” Maria (Paola Minaccioni), che abitava con lui. La nuova sistemazione nel quartiere Monteverde apparentemente è bellissima ma, piano piano, si scopre abitata da strane presenze.

La compagnia teatrale di Magnifica presenza (gqitalia.it)

Inizialmente impaurito, Pietro riesce poco alla volta a familiarizzare con le numerose figure, che scopre essere appartenute ad una famosa compagna teatrale – la Apollonio – dei tempi della Seconda Guerra Mondiale. Tra i volti truccati e vestiti come all’epoca, ci sono Lea e Beatrice Marni (Margherita Buy e Vittoria Puccini), Filippo Verni (Giuseppe Fiorello), il marito di Beatrice, Yusuf (Cem Yilmaz) con il figlio piccolo, Luca Veroli (Andrea Bosca) ed Elena Masci (Claudia Potenza). Nel frattempo il giovane, che è omosessuale,  invita a cena la sua vecchia fiamma Massimo ma è un flop. Lo stesso accade per un provino di recitazione.

La prima parte della visione è estremamente godibile: frizzante ed ironica al punto giusto, si ride e ci si diverte per impaccio e sensibilità del protagonista, alle prese con la visione di “fantasmi”.

La seconda parte cerca di scendere nel profondo, e approfondire tematiche generali e segreti della compagnia teatrale. Quest’ultima non se ne può andare dalla casa finché non viene a conoscenza di cosa è veramente successo la notte del 1943, in cui gli attori morirono. Pietro cerca così di rintracciare la superstite Livia Morosini (Anna Proclemer), con l’aiuto di un trans e della sua “Badessa” (Platinette, Mauro Coruzzi). Questi ultimi episodi sono esempi di situazioni non più semplici e lineari nello svolgimento, come nella prima ora, bensì capaci di confondere lo spettatore nel compimento della trama. Özpetek si perde nel gongolare sulle sue idee geniali, come spesso è accaduto in passato.

Detto della discrepanza tra la prima e la seconda parte del lungometraggio, alla resa dei conti piace l’idea delle “presenze” del passato, che riemergono in una figura sensibile – solo lui le vede – come quella di Pietro: assonanza che accomuna Magnifica presenza al recente Midnight in Paris di Woody Allen.

L’omosessualità rimane un tema caro al regista, dai tempi del successo Le fate ignoranti, ma anche ridondante, suonando come un qualcosa di già visto. Per l’Almodovar italo-turco, c’è invece un nuovo accento su paura e morte, altre facce dell’apparente comicità.

Elio Germano (qui a destra, foto vivacinema.it) rappresenta le fondamenta del film, interpretando un personaggio fragile e puro, colmo di stranezze ma quantomai disponibile e umano; un ragazzo che cerca di farsi strada nella vita con le sue forze, senza invadere l’altro, incontrando ostacoli che cerca di superare con leggerezza e sorrisi.

Il richiamo alla storia e quello letterario al Pirandello dei Sei personaggi in cerca d’autore, fanno di Magnifica presenza uno spettacolo nel complesso gradevole e da vedere.

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