di Valentina Castelli
La società moderna ha prodotto moderne relazioni. Che si parli di rapporti con il vicino di casa, l’edicolante, l’insegnante, la madre o il padre, i rapporti di oggi non sono affatto paragonabili a quelli di una volta. Gli scambi sono ridotti ai minimi termini, e sembra vigere una regola tacita: si dice solo ciò che è necessario, cestinata ogni forma di pourparler!
Più ci si allontana dalle piccole realtà, più questa solitudine metropolitana si fa evidente. Se provassimo a chiederci che cosa ha determinato tale chiusura, potremmo ipotizzare che alla base si celi la diffidenza. Qualcosa ci spinge a guardare agli altri con sospetto. Vale nei rapporti il principio di colpevolezza e non più di innocenza fino a prova contraria.
Se questa diffidenza si estendesse a macchia d’olio anche ai rapporti di coppia, probabilmente determinerebbe nel lungo termine un problema evoluzionistico, provocando l’estinzione della specie umana. Drastica? Forse un po’, ma la scelta del proprio partener sessuale, che implicitamente è una scelta di “condivisione cromosomica” finalizzata alla promozione delle proprie caratteristiche ereditarie, è determinata dall’apprezzamento dell’altro, a cui affidiamo la metà del nostro patrimonio genetico. Potremmo mai farlo senza fiducia?
Non siamo soli e non siamo nati per ragionare secondo un’ottica auoreferenziale. Il mondo, la specie, hanno bisogno delle relazioni. La coppia determina l’evoluzione, le relazioni con gli altri rendono possibile il supporto necessario al sostentamento del proprio nucleo. La solidarietà, l’aiuto, sono la garanzia della sopravvivenza. Per quanto la solitudine possa rappresentare una scelta consapevole, la maggior parte degli esseri umani passa metà della propria esistenza a cercare un altro individuo con cui condividerla; un’altra parte passa la propria esistenza a porsi domande del tipo “possibile che per avere un senso l’esistenza debba essere necessariamente condivisa?”; altri cercano strategie utili a non cadere nella trappola della “coppia per forza”, nel tentativo di deludere, volontariamente e con determinazione, le aspettative della maggioranza, evitando di cedere alle pressioni sociali; e poi c’è chi, pur non capendone l’importanza, si trova a cedere alle stesse pressioni per non deludere in nessun modo le aspettative degli altri, della propria famiglia, della società intera.
A prescindere però dalle personali emancipazioni dal concetto di coppia, dalla propria voglia di sentirsi importanti e valorizzati al di là della scelta di condividere o meno la propria esistenza con un uomo o una donna che sia, dobbiamo ritenere un miracolo il fatto che la maggioranza della popolazione mondiale non compia una scelta simile. Allargare lo sguardo ci consente di ampliare la nostra prospettiva, superare il nostro solipsismo e abbandonare l’illusione di essere soli al mondo e da esso distinti; è falsa e pericolosa la credenza che la nostra vita sia separata da quella degli altri, o che le nostre opinioni siano innocue in quanto personali e, quindi, ad effetto circoscritto.
Se ci guardassimo dall’esterno e ci imponessimo di ridurre noi stessi ad un minuscolo puntino che completa un mosaico ben più ampio, dovremmo quantomeno ammettere il rischio che le nostre opinioni possano ripercuotersi sulle sorti della specie umana per intero, come per l’effetto butterfly (“il minimo battito d’ali di una farfalla è in grado di provocare un uragano dall’altra parte del mondo”). Piccole variazioni possono quindi provocare grandi variazioni. Ciò è chiaro se si assume un’ottica sistemica, dove il sistema è un insieme di elementi in relazione fra loro, caratterizzato da una peculiarità: il cambiamento di uno solo dei suoi elementi determina, necessariamente, per via dei legami tra i singoli membri, un cambiamento in tutti gli altri e nell’assetto del sistema in generale.
Forse immaginare il mondo come un sistema complesso in cui ognuno è ugualmente utile, necessario e responsabile, ci farà sentire parte di qualcosa che sia un tantino più grande del nostro salotto e, chissà, potrebbe addirittura aumentare la nostra fiducia nell’altro e salvare la specie dal rischio di estinzione.



