di Nicola Pucci
Qualche giorno fa avevo raccontato le tappe numero 1, 2 e 3 del Giro d’Italia, criticando la decisione degli organizzatori di avviare la corsa dalla Danimarca. Bene, siamo tornati a correre lungo lo Stivale e di momenti da ricordare ce ne sono parecchi.
Dopo il giorno di riposo per il trasferimento, mercoledì il programma prevede la cronometro a squadre nella città di Romeo e Giulietta. Verona è il teatro del primo appuntamento importante che può dare già una certa fisionomia alla classifica generale. Il tic-tac lungo 33 chilometri impegnativi e con alcuni, brevi tratti non completamente pianeggianti premia infine la Garmin-Barracuda, trascinata dal lituano Ramunas Navardauskas, già secondo del prologo, che così veste la maglia rosa scalzando lo sfortunatissimo e incerottato Taylor Phinney. Eccellente la prestazione della Katusha, battuta solo per 5 secondi, risultato che permette a “Purito” Rodriguez di guadagnare tempo prezioso sui diretti rivali Basso, Kreuziger, Scarponi, Cunego e Frank Schleck che si sono equivalsi.
Giovedì è di nuovo giornata a vantaggio delle ruote veloci del gruppo. Da Modena a Fano il percorso è lineare, piatto, senza difficoltà ad eccezione del Gran Premio della Montagna di Gabicce Monte, di 4°categoria. Impensabile che il plotone possa arrivare scremato all’arrivo, si attende la volata di Cavendish e Mark l’iridato non tradisce le attese. Sotto lo striscione d’arrivo la bella maglia di Campione del Mondo sfreccia per prima anticipando Matthew Goss e Daniele Bennati. Tra gli applausi Cavendish incamera la nona vittoria al Giro e saluta i tifosi mostrando al mondo la sua “arma vincente“, l’amore per la bellissima Delilah, nata da poco più di un mese.
Venerdì è il giorno che regala ad Adriano Malori la gioia che può valere una carriera. Si va da Urbino a Porto Sant’Elpidio, tracciato vallonato che si snoda lungo gli Appennini. Gli strappi da scavalcare sono numerosi, il muro di Montegranaro tocca punte al 18% di pendenza, la distanza di 210 chilometri è importante e il caldo si fa sentire. La fuga parte da lontano, se ne vanno quindici temerari che racimolano sette minuti di vantaggio sul grosso del plotone. L’occasione è ghiotta per i cacciatori di classiche; Pozzato, Ballan, Visconti potrebbero trasformare la tappa in un piccolo Giro delle Fiandre ma stanno a guardare. Ai meno 35 il colombiano Rubiano lascia la compagnia, arriva solo al traguardo ma Malori, che veste i colori della Lampre, chiude secondo con un disavanzo che gli guadagna le insegne del primato. Parmigiano, poco più che ventiquattrenne, già campione del mondo under 23 a cronometro nel 2008, vive il sogno di una vita e si affaccia al futuro con legittime aspirazioni. Non vincerà il Giro, ma la maglia rosa è sua.
Sabato si attendono i grossi calibri. Il primo arrivo in quota, a Rocca di Cambio, non è impossibile ma dopo una settimana di corsa, con il gran caldo e con un trasferimento già sul groppone può far male a parecchi. Tentano la fortuna da lontano in quattro, Rabottini, Selvaggi, il giapponese Beppu (!!), Hollestein. Il gruppo lascia fare, attende l’erta finale che decide le sorti della tappa. Rabottini è l’ultimo ad arrendersi, ci provano Pirazzi ed Herrada Lopez, ma l’attacco giusto è quello di Michele Scarponi dopo la bandiera rossa dell’ultimo chilometro. Il vincitore del Giro 2011 – “a tavolino” per la squalifica di Contador – pensa di aver dietro il leader dell’Astana, Roman Kreuziger, si trova invece alla ruota Paolo Tiralongo, una vita da gregorio, che sostitusice il capitano, scavalca il marchigiano e alla veneranda età di 35 anni, o poco meno, coglie l’affermazione più importante della carriera. Subito dietro giungono Schleck e Rodriguez, Basso e Cunego arrancano, la maglia rosa veste le possenti spalle del canadese Ryder Hesjedal, già tra i primi dieci al Tour de France. Occhio a questo, ragazzi.


