POLLO ALLE PRUGNE, FAVOLA TRISTE

di Francesco Gori

Non ho mai assaggiato il Pollo alle prugne, pietanza preferita di Nasser Ali, protagonista dell’omonimo film di Marjane Satrapi e Vincent Paronnaud. Eppure, potrebbe essere un piatto succulento da gustarsi con piacere, proprio come la trasposizione cinematografica del romanzo a fumetti del 2004 dell’artista persiana.

Siamo in Iran, 1958. Nasser Ali (Mathieu Amalric, straordinariamente somigliante al Giovanni del trio Aldo, Giovanni e Giacomo) è un 50enne violinista. La sua vita è la musica, e nelle vibrazioni del suo violino ritrova la pace che la quotidianità familiare non gli concede. Il suo strumento è stato distrutto dalla furia della moglie durante l’ennesimo litigio, così tenta di acquistarne uno nuovo da un negoziante-avvoltoio, poi attraverso un viaggio trova il fantomatico Stradivari: ma il musicista ha smarrito il “sospiro della vita”, conquistato nel suo faticoso passato, e adesso la musica che ne esce non è più la stessa. Decide così di lasciarsi morire nel letto. Comincia il count-down dei giorni che lo condurranno nell’aldilà, otto per la precisione, nei quali ripercorre – insieme allo spettatore, a suon di flashback – la sua esistenza: l’infanzia da pecora nera al confronto del perfetto fratello Abdì, l’apprendimento della musica, i numerosi viaggi per il mondo, ma soprattutto la scoperta dell’amore. Quello che incontra conoscendo la bella Irâne, figlia di un orologiaio che nega però il consenso al matrimonio dei due. Qui sta il crocevia della vita di Nasser che, perso l’amore della sua lei, lo ritrova suonandolo col suo violino. Opta quindi per il matrimonio con la mai amata Faringuisse, scelta che lo trasporta in una prigione di infelicità che ha il suo apice nel momento in cui il suo strumento si sfracella al suolo.

Pollo alle prugne è una piccola perla nel firmamento del cinema contemporaneo di nicchia, ma di qualità assoluta, capace di abbracciare delicatezza e poesia, senza miele forzato. Un po’ come quel Miracolo a Le Havre di cui parlammo alcuni mesi fa. La pellicola mescola una narrazione tradizionale ad una fantastica, condita di animazione alla Persepolis (bellissimo film del 2007 della stessa regista iraniana), senza dimenticare la situazione politica dell’Iran del tempo, senza perdere di ironia (perché nonostante la vena malinconica si ride anche), senza dimenticare l’aspetto onirico. Un quadro perfetto che ci conferma la sensibilità della Satrapi.

Nasser Ali è figura romantica, dotata di antenne artistiche e per questo destinata – come spesso accade, ma non sempre – a soffrire, e a scontrarsi col materialismo del vivere, e dei ruoli – nel suo caso quelli di marito e padre – che impone. Nel cast di attori, tutte scelte azzeccate, spiccano Chiara Mastroianni nel ruolo di figlia tormentata, con fine altrettanto drammatica, nonché l’apparizione di Isabella Rossellini come madre del violinista.

Pollo alle prugne è soprattutto una favola triste, ma di queste e altre il mondo di oggi necessita per ritrovare una strada che conduca verso il senso più alto dell’esistenza. Perché i momenti decisivi della vita di ogni abitante di esso necessitano di coraggio, e il destino è sempre dietro l’angolo. Per i personaggi come il sensibile violinista Nasser Alì non possiamo altro che fare il tifo.

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