ARCHETIPI DI JUNG E MENTE UMANA NELLA PSICOLOGIA DEL PROFONDO

di Simone Provenzano

Oggi prendo spunto dal vecchio Jung. Gli archetipi di Carl Gustav Jung. Parto dal suo pensiero  per parlare della struttura della mente umana.

La sua è una visione artistica: non è una descrizione scientificamente minuziosa, è più un dipinto immenso. Un quadro enorme che contiene tutto. Lo  possiamo osservare nel suo complesso gustandone l’armonia e l’efficacia descrittiva, ma facendo questo sicuramente ci perderemmo molti particolari che rendono il quadro tanto interessante. Allora possiamo provare ad osservare nello specifico i particolari di quest’opera. In ciò coglieremo sfumature mirabolanti, ma non potremo capire la scena nel suo insieme.

Questo è Jung, questa è la sua opera, questa è la mente umana:

ambivalente.

Anzi, plurivalente.

Nel senso che ha molti valori, molte virtù, molti talenti e molte dimensioniche difficilmente si possono osservare tutte.

Una natura sfuggente che sta nell’occhio di chi guarda.

Risulta molto difficile descrivere il pensiero del vecchio maestro della psicologia del profondo. Proviamoci comunque.

Se pensiamo a come si sviluppa il corpo umano, non possiamo non menzionare il D.N.A. e l’ambito genetico tutto. Per considerare come si sviluppa la mente umana, allo stesso modo, possiamo pensare ad un substrato dal quale il nostro oceano interiore, la nostra mente,  trae contenitori in cui riversarsi, prendendone la forma. Ovviamente ci troviamo su un piano metaforico, usato al solo scopo esplicativo.  Per puro gioco di fantasia, immaginiamo che questi contenitori abbiano la forma di personaggi di uno spettacolo. E immaginiamoci che lo spettacolo rappresenti  le avventure, gli amori, le guerre, le vite dell’intero pantheon greco.

Se seguiamo questo gioco di fantasia, è facile immaginare la nostra mente strutturata come una riunione plenaria, in cui ogni divinità e qualsiasi altra creatura mitologica aspetta il proprio turno per parlare, alcune volte in modo confuso e disordinato, altre educatamente e rispettosamente.

Qui sta uno dei punti chiave: a questa riunione nessuno è più importante di un altro, tutti hanno pari dignità. Perché ognuno ha la propria funzione e il proprio ruolo, nel mantenere in equilibrio l’Olimpo e il mondo intero.

Ma qui ci ritroviamo di fronte anche i primi problemi e i primi contrasti con la vita reale di noi comuni mortali. Perché  spesso eleggiamo un paio di figure, un paio di dei, come nostri preferiti e tralasciamo il resto del pantheon, relegando tutte le altre figure mitiche che ci portiamo dentro in anfratti mal illuminati e angusti. Questo perché Efesto può sembrar brutto o magari vogliamo aver poco a che fare con uno che rappresenta i ladri come Hermes.

Eppure ci sono anche loro,

eppure siamo anche loro.

Tentare di rinchiuderli da qualche parte non farà altro che farli arrabbiare.

E in fondo loro sono divini, noi soltanto umani! Mica ci conviene cosi tanto! Eppure lo facciamo ogni giorno. Ed ogni giorno ne paghiamo le conseguenze: attacchi di panico, fobie, depressioni, metteteci tutto quanto volete.

Ogni psicopatologia può essere collegata ad un Dio che avete fatto incazzare.

Ricordatevi che è solo un gioco di fantasia. È solo un modo per spiegare qualcosa di inspiegabile. Ma rende l’idea.

Ma allora cosa proponeva Carl Gustav di così interessante?

Semplice! Riconosciamo in noi ogni Dio, ogni istanza. Diamogli pari dignità. Rispettiamo il loro ruolo e loro rispetteranno noi.

Ogni essere umano potenzialmente è buono, cattivo, coraggioso, vigliacco, disonesto, gentile, traditore, e chi più ne ha più ne metta!  E ogni caratteristica è importante e indispensabile ai fini del vivere, sia quelle considerate positive che quelle cosiddette negative.

C’è bisogno di tutto quello che abbiamo dentro!

Facciamo un esempio: è importante rispettare le regole. Giusto! Ma se in ufficio o in azienda si decidesse, tutti insieme, di rispettare tutti i regolamenti a bacchetta cosa accadrebbe? Nel giro di un paio di giorni si bloccherebbe e paralizzerebbe tutto!

Serve equilibrio.

E proprio questo è ciò che proponeva Jung:

riequilibriamo, ridistribuiamo il carico e ripartiamo. Creiamo nuovi patti, nuovi accordi tra le nostre parti. Come matrimoni indissolubili e sacri tra istanze e divinità. Qualcosa che Jung chiamava  Hierogamia, nozze sacre, appunto!

Sarà come se dal nostro albero personale spuntassero nuovi rami. Inizialmente fragili e sottili, ma che con il tempo potranno sostenere il peso di molti frutti.

Oggi mi sono allontanato dal mio modo di presentare il post, probabilmente qualche divinità capricciosa non mi ha permesso di affrontare questo argomento diversamente.  È inutile dire che questa paginetta non potrà mai essere esaustiva. Consiglio caldamente a chi si voglia avvicinare allo psicanalista svizzero di leggere “JUNG PARLA”, una raccolta di sue conferenze ed interviste.

Ne vale la pena.

Jung è il molo dal quale sono partito tanti anni fa, ed è la terra da cui ho ricavato la legna per costruire la mia barca.

Tornarci  è sempre emozionante.

7 Comments

  1. Cosimo 13/03/2012
  2. sandro 13/03/2012
    • simone provenzano 13/03/2012
  3. Giovanni Agnoloni 13/03/2012
  4. de futa madre 13/03/2012
  5. floretera 16/03/2012
  6. Giovanni Agnoloni 16/03/2012

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