di Mariantonietta Sorrentino
Quarant’anni e li porta alla grande, il Festival della Valle d’Itria di Martina Franca. Cresciuto esponenzialmente dal 1975, l’iniziativa è opera di un gruppo di appassionati musicofili capeggiati da Alessandro Caroli, primo presidente del Festival.
Tra il 18 luglio e il 3 agosto l’evento si ripete da quaranta anni in questo lacerto di Puglia centrale a cavallo tra le province di Bari, Brindisi e Taranto, il cui territorio coincide con la parte meridionale dell‘altopiano delle Murge.
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Il coraggio non manca al Festival che è stato promosso anche da Paolo Grassi, già Sovrintendente del Teatro alla Scala di Milano.
Fin dai suoi esordi la manifestazione ha voluto coraggiosamente riproporre repertorio e prassi esecutiva sottovalutati, rivelatisi asso nella manica in quanto alla sua affermazione, prima, e al suo successo, poi, hanno concorso le messe in scena di opere quali il “Tancredi” di Rossini e la “Norma” nella versione originale.
Dal 1980 il Festival ha accentuato la sua identità originaria, rivalutando il repertorio del “bel canto”, in pratica da Monteverdi fino al proto romanticismo e della Scuola musicale napoletana nella quale brillarono di luce propria i compositori pugliesi. Ecco, allora, negli anni, la presentazione di opere quali la “Adelaide” di Borgogna e la “Semiramide” di Rossini, “L’incoronazione di Poppea” di Monteverdi e il ”Giulio Cesare” di Händel.
Ogni direzione artistica ha aggiunto una nuance nuova fino ad arrivare a questa quarantesima edizione che si connota per “La donna serpente” che campeggia nel manifesto. Metafora che racconta la splendida, matura giovinezza del Festival, in grado di gettare uno sguardo rinnovato e lucido sui tempi odierni. L’inaugurazione dell’edizione 2014 è, fedele alla prassi, un titolo “riscoperto” al quale è richiesto innanzitutto pregio musicale e drammaturgico, con la speranza di restituirne i valori a una più diffusa circuitazione.
Padre del dramma “La donna serpente “ fu lo stesso Carlo Gozzi al quale si deve il genere operistico di capolavori come “Turandot” e “L’amore delle tre melarance”.
Varie le location che si presteranno come scenario per il Festival. A Martina Franca saranno impegnati il Palazzo Ducale, il Chiostro di San Domenico, la Chiesa di San Francesco d’Assisi, il Park Hotel San Michele, la Chiesa Santa Famiglia, il Teatro Paolo Grassi, la Basilica di San Martino; a Ceglie Messapica il Teatro Comunale.
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E se a dare il via alla kermesse è stato “La Donna serpente”, rivisitato da Alfredo Casella, subito dopo è stata la volta de “I Concerti del Sorbetto” che han veduto interessati Respighi, Rota e Malipiero. Il 19 luglio è stato un momento tutto rossiniano con il “ Concerto del Bel Canto”. La conclusione verrà affidata ad una “Partitura per voci e immagini” con i danzatori della “Fattoria Vittadini “per un finale pirotecnico presso tra le mura del Palazzo ducale di Martina Franca.
Progetto, regia e coreografia saranno curati da un Nikos Lagousakos in gran forma. Laureato con un bachelor in coreografia dal SNDO di Amsterdam, Lagousakos ha lavorato in spettacoli tra cui le cerimonie di apertura e chiusura delle Olimpiadi di Atene nel 2004, le Olimpiadi invernali di Torino nel 2006 e tanto altro.
Il progetto culturale del Festival della Valle dell’Itria verrà valorizzato dalla presenza di un direttore della statura di Fabio Luisi, reduce dai successi crescenti internazionali che lo vedono al podio del Metropolitan di New York e dell’ Opernhaus di Zurigo. Dal 18 luglio e fino al 3 agosto Martina Franca offrirà ghiotte occasioni ai musicofili e ai turisti in generale. Vale la pena cogliere al volo l’opportunità!



