IL CASTELLO DI SINTRA, GUIDA AD UN PATRIMONIO UNESCO

di Nicola Pucci

Non lontano da Lisbona, nella ridente regione dell’Estremadura, c’è un luogo che rivitalizza antiche leggende di fate e folletti: il Castello di Sintra, che l’Unesco ha catalogato nel 1995 tra i Patrimoni Culturali dell’Umanità per la perfetta armonia tra l’ambiente urbano e la natura che ne fa da cornice. Oggi vesto i panni della guida e vi porto a visitarlo.

Palacio da Pena - da castlesintheworld.wordpress.com

Palacio da Pena – da castlesintheworld.wordpress.com

Percorrendo l’autostrada A37 si raggiunge il paese, e da qui ci inerpichiamo per i tornanti in mezzo al bosco che salgono al castello, il Palazzo da Pena, che a dispetto del nome – che in realtà significa Palazzo delle Piume – non sembra evocare ricordi di torture e sofferenze bensì appare ammantato di un alone di mistero e magia. Una volta nel piazzale d’accesso, l’impatto con il gigante di pietra disorienta i nostri istinti cromatici: c’è del giallo, del rosso e del viola negli esterni, qualcosa di mai visto, ovunque voi siate andati. E se poi la giornata è baciata dal bel tempo, la combinazione di colori spicca ancor più con lo sfondo del cielo azzurro di Lusitania.

Non solo. Scalinate, viottoli, torrette, mura merlate, garitte, pinnacoli, balconi, cupole, archi, donjon, e chi più ne ha più ne metta nella bizzarra esplosione architettonica che associa stili diversi. Si va dal gotico al barocco passando per il rinascimentale, dal manuelino al moresco. Insomma, la struttura è poliedrica nel suo insieme e cattura l’occhio, questo è indubbio: l’arco del Tritone, per esempio, sovrastato da un mostro marino mezzo uomo e mezzo pesce, è mirabilmente manuelino.

Gli interni non sono da meno, addentrandoci per un dedalo inestricabile di stanze e corridoi, ben rifinite e arredate con stravagante senso estetico. Forse la regina Maria II di Braganza, che ne commissionò la costruzione sulle rovine di un vecchio monastero come regalo di nozze per il marito/artista Ferdinando II di Coburgo, tra queste mura estive voleva vivere il suo sogno d’amore indisturbata, se è vero che fu moglie devota e madre premurosa, oltrechè fertile.

Un ultimo invito, prima di salutarvi: affacciatevi da qualche finestra del castello ad ammirare il panorama, in lontananza scorgerete le ondulazioni del Tago, che si allungano sinuose come un serpente tra le terre di Portogallo. Anche questo è la magia di Sintra.

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