IL SERVIZIO BUONO DI TREMATERRA: NAPOLI E L’AMICIZIA

di Mariantonietta Sorrentino

Il servizio buono, corto di C.G.Trematerra: quando Napoli non è solo camorra

Un gruppetto di amici, un servizio di tazzine di caffè, una cena, questi gli ingredienti di un cortometraggio prodotto da Carlo Giuseppe Trematerra, napoletano “doc” e patito della sua Napoli. La contemporaneità ci ha abituati alle produzioni made in Usa dove i budget di spesa sono astronomici. In cambio di un biglietto otteniamo emozioni a colpi di effetti speciali e volti dei nostri attori più amati. Eppure esiste una produzione filmica che è minore solo per il budget, ma non per la passione che investe regista, attori e produttori.

La trama de “Il servizio buono” di Trematerra è essenziale, quasi naif. In una bella sera d’estate Luchetto, Fefè, Enzuccio e Geppino si riuniscono come d’abitudine, per una cena, a casa dei loro amici Ciruzzo e Caterina. Durante la cena, mentre parlano del più e del meno, iniziano a raccontarsi episodi di vecchia data, “cose vecchie”, ma questo scatenerà reazioni impreviste.

Luchetto è interpretato dallo stesso regista che ha voluto fermamente questo cortometraggio che ruota attorno all’amicizia e la beve come una tazzina di caffè. Gli interpreti? È presto detto. A Ciruzzo da il volto Michele Maturo, a Gigino  Antonio Bilangia, mentre Caterina è personificata da Maria Strazzullo, Geppino da Marco Serra, Enzuccio da Pino Baldares e Fefè da Maurizio Mastrostefano.

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Intervista a Carlo Giuseppe Trematerra

Per entrare nel vivo del cortometraggio, che è stato prodotto a costo Zero, abbiamo intervistato il regista Carlo Giuseppe Trematerra.

Come nasce questa produzione?

Trematerra: questo corto nasce da un’idea di Giuseppe Marzella, un amico di Antonio Bilangia (nel film Gigino). Un giorno Antonio mi chiamò e mi propose questo testo che era a malapena un racconto. L’idea mi piacque e quindi iniziai a limare un po’ il tutto creando un filo logico, e cosi passai alla sceneggiatura, appena riuscii a concretizzare la cosa fissai un incontro con Antonio Fiorillo che ricordiamo in molti film (Benvenuti al sud, Mai stati uniti, Il commissario Rex e tanti altri) e volle metterci anche del suo, così la storia divenne davvero simpatica. Beh, alla fine cosa ne è venuto fuori lo vedete sullo schermo.

Che significa girare un corto nella propria città?

Parto con il fatto che amo Napoli. Non credo che sia l’unica ad avere problemi, sono felice di essere nato qui tra questa gente e tra queste realtà anche se ovviamente (come tutti credo) vogliamo realtà meno tristi. Dappertutto c’è il bene e il male e ci soffro quando Napoli viene etichettata solo negativamente.  Girare a Napoli è stupendo sia per la cartolina sia per la gente, noi abbiamo girato in interni, anche se una delle due location era un giardino, ma comunque lo definisco un interno. Vedere la gente dai balconi che guardava, era bellissimo, vedere che provavano interesse per ciò che si faceva nonostante fossero le due di notte, e sentire che due settimane dopo tra la gente si parlava ancora di quella serata è davvero bello.

Come ha “reclutato” gli altri attori?

È una bella domanda questa poiché il cast originario non era quello che vediamo sullo schermo, ogni volta che eravamo pronti per girare mancava sempre qualcuno, alla fine siamo riusciti a creare l’attuale gruppo (grazie all’organizzazione di Antonio Bilangia) con persone che finalmente riuscivano a mantenere l’impegno e ci siamo messi all’opera.

Quale messaggio intende lanciare con “Il servizio buono”?

Non sempre quando giri un film o un corto c’è bisogno che tu debba lasciare una morale o un messaggio, ma anche se non esplicita la morale, c’è sempre, ovviamente ve ne accorgerete vedendo il corto.

Come sta promuovendo l’opera?

§Il prodotto non era adatto a tutti i festival poiché tanti non accettano il tema libero, ma il nostro obiettivo si spingeva oltre, cioè volevamo arrivare ad un pubblico di tutti i giorni, loro per me sono i veri critici. Grazie ai social network e internet, in generale, è stato apprezzato nonostante la storia fosse molto semplice, anzi forse proprio per questo più vicino alla quotidianità e alla gente che magari si è anche riconosciuta in qualche personaggio o vicenda.

Cosa ha in cantiere per il prossimo futuro?

Alcuni progetti, ma perché sono un po’ scaramantico non parlo di tutto, posso dire che a breve insegnerò nell’Accademia di Arte e Spettacolo a Capodimonte la SMA – Studio Movie Art, una struttura novella formata da professionisti. Posso dire che ho  appena terminato le riprese del videoclip di Marianna Corrado, cantante che stimo tantissimo dove ho preso parte alla produzione, alla sceneggiatura e alla regia in collaborazione con Antonio Fiorillo, a  breve sarò al cinema con “La stirpe di Caino” di Nando De Maio e poi in “Summer in love” di Umberto del Prete, e qualche settimana fa ho fatto un figurazione in una puntata “Un posto al sole” su Raitre.

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