a cura della Redazione
Luca Buonaguidi è l’autore del diario di viaggio in versi “India. Complice il silenzio”. È il resoconto poetico di un percorso in solitario durato un semestre, tra Sri Lanka, India, Bhutan, Nepal, Tibet e Kashmir.

Luca Buonaguidi
Pubblicato da Italic Pequod (non stiamo parlando di editoria a pagamento, per quanto la casa sia a “doppio binario”), possiamo catalogare l’opera a metà tra letteratura di viaggio e poesia, sulla scia di Nicolas Bouvier, Blaise Cendrars e tutti gli scrittori che univano la passione della scrittura in versi con quella del viaggio.
All’interno di “India. Complice il silenzio”, in parallelo alle fotografie itineranti, Luca Buonaguidi racconta i luoghi della spiritualità indiana incontrati, ed è presente anche un’interessante postfazione ad opera di Giulia Niccolai, scrittrice, fotografa, viaggiatrice e oggi monaca buddista, che ha collaborato con intellettuali e scrittori italiani del Novecento negli anni Settanta.
Presentato in tutta Italia con presentazioni e reading con musicisti come Elias Nardi, Marie e le Rose, Davide Tosches e Collective Nimel, “India. Complice il silenzio” avrà spazio anche in luoghi di cultura come il Teatro di avanguardia Galleria Toledo di Napoli, il Museo Africano di Verona, il centro Tucano di Torino e molti altri, soprattutto in Toscana.
Di seguito, ecco 6 poesie inedite di Luca, dalle quali si evince la grande sensibilità dell’autore, con data e luogo nel quale sono state create:
Ti ho incontrato al fiume
ero meno giovane
di quanto lo sia adesso.
Mi chiedesti silenzio
non compresi
e parlai.
Ti voltasti
attraversando la corrente
e sparisti nel bosco.
Resto qui nell’attesa
piango ogni volta
che penso all’addio.
Odo talvolta
un fruscio di fronde
non so se ti celi nell’ombra.
Chiamo quel suono Dio
quell’ombra anima
e quest’attesa vita.
01/04/2013
Jodhpur
—
Siedo nella stessa stanza
ho smesso di contare i giorni
sono ora questi sequenze senza nome
che un guardiano lascia entrare
da una porta del sentire
che muta l’identità dell’occhio
da osservatore a prima visione.
Ascolto la corrente del fiume
che cinge i remi del divenire
e con gli occhi della mente attendo
un canto devozionale che mi dia forma,
un’invocazione dolente che mi sia approdo
o pur solo ancora che liberi il peso
nell’etere che accoglie il tuono.
Varanasi
13/04/2013
—
Trattengo il respiro
che ospita l’attimo poetico,
inghiotto il tuono
che declama il canto solenne.
Perduto il nome
il vuoto verte al velo
che innesca la visione.
È questo profumo nero la notte.
Una danza furiosa
che sublima gli elementi,
un binario che s’arresta
dinanzi alla foresta intatta.
Mi pare di poter vedere
la parola lanciarsi nuda nel verso,
fiammeggiante sfiorare il cielo,
infine contenermi nel palmo della mano.
Haridwar
30/05/2013
—
Vedo l’albero del risveglio.
in una valle verde, azzurra e chiara.
Un cane nero gli gira intorno.
La mia pace rotta nel germoglio
cerca il seme del giardino intatto.
Non lo trova. Ma complice il silenzio
carezzo il cane e canto al vento.
—
Quando torno di notte
nella casa che accade
odo i vicini ruscelli
baciarsi come amanti.
Non mi capita di pensare
agli altri passi diffusi,
penso alla valle che dorme
come la voce del padre
e che c’era pace nel mattino.
Forse si è rotto il cielo
ma fisso la notte scrivere
lettere d’amore all’armonia dei sostegni,
assalto cento soli nell’eclissi oscura,
sono anelito nella litania azzurra
etere che fluisce dolente.
Attendo l’accordo della parola.
Ho benedetto il dono
che è raccolto nell’ala
accorro nel ritorno e ammiro
l’accostamento perfetto
del blu a questo sentire.
Canto il vuoto che risplende la poesia:
tutto ciò che ricordo sono acque
che scorrono nella foresta intatta
e c’è gratitudine nel mio cuore.
—
Raccolgo
nel palmo della mano
quello che la strada
mi ha dato.
Mi sento come una canzone
giunta dopo indicibili arpeggi
al climax finale,
sento il profumo
di tutte le cose.
Del ritorno so quanto
della fine di una poesia.
Giungo a un’alba
matura, attendo il fiorire
instancabile del mattino.
Sono essente
con struggimento,
mi è stato offerto
il dono del canto.
Tutto adesso
è dolore e dolcezza.
Delhi
24/06/2013
—