di Gianluca Bonazzi
“Ritorno alla parola che unisce”
La mia proposta di collaborazione vuole mettere in risalto come sia necessario, per il bene di se stessi e di conseguenza degli altri, il ritorno alla parola.
Negli ultimi decenni essa è stata svilita in qualità, a favore dell’immagine, e in quantità, a favore del distacco dal cuore, per rendersi più competitivi, non si sa rispetto a chi e a che cosa.
Le parole, per funzionare, devono essere collegate nel tempo tra pensiero, parola e azione, tra mente, cuore e voce, altrimenti l’incoerenza regna sovrana, porta aperta e via preferenziale in negativo per far sorgere indifferenza, anaffettività, egoismo e altri atteggiamenti disdicevoli.
La parola, quindi, per funzionare deve stabilire relazioni di qualche tipo, altrimenti è un giro a vuoto.
Ha a che fare con un sentire prima di tutto di se stessi, porta aperta e via preferenziale in positivo per sentire l’altro da sé.
Io sono l’uomo che cammina piantando alberi di memorie, ovverosia mi piace camminare, ma non in modo turistico, bensì per ascoltare e guardare col cuore ciò che sento, vedo e incontro.
La memoria è il filo invisibile che lega la mia storia a quella di altri.
Sono già volontario, perché svolgo l’attività di guida nel Museo Bosco delle Cose di Ettore Guatelli a Ozzano Taro, in provincia di Parma.
La parola è la mia traversina per relazionarmi col mondo.
Camminando in Lomellina, ho scoperto che nel dialetto locale la parola “ascoltare” si traduce con “de da tra” e quel “tra”, così isolato nell’espressione, nel tempo mi ha lavorato dentro.
Mi ha fatto riflettere sul senso delle relazioni nella nostra società.
Ci sono i binari, ma non ci sono più le traversine, di cui più nessuno si occupa, o forse sì, in caso di relazioni particolarmente empatiche.
In generale, però, la traversina non viene più stesa tra le persone, e così si vive in un clima malsano e nefasto di perenne contrapposizione.
O bianco o nero, o bene o male, o vincitori o vinti, o questo o quello: necessario, quasi obbligatorio, schierarsi prima, riflettere semmai dopo, se proprio si vuole.
E così le parole trovano sempre meno luogo, posto, spazio.
Nessun rispetto, nessuna cura, si può dire una cosa e poi il suo contrario.
La parola è prima di tutto ascolto, e si sa da sempre quanto ha significato per la crescita infantile aver vissuto con un adulto che gli ha letto e raccontato storie.
Sulla parola si fondono canzoni, diari, favole, fiabe, leggende, miti, racconti, storie.
La parola è quindi anche scrittura.
Raccontare e scrivere sono due facce della stessa medaglia: potenti antidoti che dilatano il senso del Tempo in misure sempre diverse, di cui ognuno può dotarsi per allontanare il mal di vivere e avvicinarsi di più a se stessi e alle proprie emozioni, per andare oltre il principio dell’eterno presente attuale che, per renderci tutti inconsapevoli schiavi, ha annullato passato e futuro.
Dopotutto, l’uomo, pur con tutte le sue conquiste, invenzioni, scoperte e trasformazioni, resta pur sempre un animale solo, col suo percorso di vita, e sociale, in relazione con gli altri.
La parola ben curata, anche da una persona vivente, sola in capo al mondo, può di molto facilitare il suo star bene al mondo.
Quindi la mia proposta vuole seminare il valore della parola attraverso letture, racconti, laboratori di scrittura, la promozione di libri dimenticati, rari, sconosciuti, da me “ravanati” in giro, occasionalmente, sulle bancarelle, che hanno formato la mia ricca biblioteca ambulante.
In definitiva, l’attività di volontariato, per la quale sarei più che orgoglioso di operare con voi, è ogni volta il racconto in divenire di me stesso, però non in forma egoica e vanitosa, ma nella consapevolezza che ognuno di noi ha un giacimento fondamentale di risorse e valori, che va prima esplorato, poi portato in superficie e infine promosso per gli altri.
Ognuno può riuscirci, e lo deve a se stesso, per la sua umanità.
Visto da qui, da questo punto di vista, il mio percorso di vita, che mi risulta spesso particolarmente accidentato, torna a me come un fantastico percorso di conoscenza e di esplorazione della gioia e del dolore, che mi fa sentire fortunatamente di essere ancora umano.
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(* Foto di Joseph ticino, autonomamente tratta da Wikipedia dalla nostra redazione).


