STORIA DELL’ITALIA AI MONDIALI DI CALCIO, DAL 1930 A BRASILE 2014

di Nicola Pucci

Tempo di Mondiali di calcio, infine, ed è l’ora di ripercorrere la storia dell’Italia nella manifestazione più attesa del pianeta, a pochi istanti dal calcio d’inizio della kermesse brasiliana.

Gli azzurri non prendono parte alla prima edizione, Uruguay 1930, e sarà l’unica volta per scelta deliberata. Le ragioni della defezione non furono mai rese pubbliche dalla nostra federazione e ne nacque un contrasto con i sudamericani che faticarono ad accettare l’assenza di una nazionale recente vincitrice della Coppa Internazionale, una sorta di campionato della Mitteleuropa.

Italia 1934 - da figc.it

Italia 1934 – da figc.it

L’Italia si riscatta nel 1934 conquistando in patria il primo titolo mondiale della sua storia. Siamo in piena era fascista e Mussolini ha lavorato a fondo perchè il campionato del mondo venisse assegnato all’Italia. Vittorio Pozzo è il direttore tecnico della nazionale e guida una rosa impostata sul blocco della Juventus che sta dominando in campionato. L’esordio è semplice, 7-1 agli Stati Uniti, ma ai quarti la sfida con la Spagna ha i risvolti dell’epica. Finisce 1-1 e si va alla ripetizione, si gioca allo Stadio Comunale di Firenze e a decidere, 1-0, è una rete di Peppino Meazza al minuto 11. Un gol di Guaita regala il successo in semifinale contro la fortissima Austria di Matthias Sindelar, all’epoca il giocatore più forte al mondo, ed è finale con la Cecoslovacchia. Al 76′ si mette male, Puc porta in vantaggio gli avversari; la reazione è immediata, quattro minuti e l’oriundo argentino Raimondo Orsi, detto “Mumo“, pareggia prima del gol-vittoria di Schiavio nel primo tempo supplementare che infila il leggendario portiere Planicka. Al cospetto del Duce gli azzurri alzano la Coppa Jules Rimet.

Italia 1938 - da calcio-giocato.com

Italia 1938 – da calcio-giocato.com

Si va in Francia nel 1938, e sull’onda lunga del trionfo olimpico di Berlino nel 1936 l’Italia concede un fantastico bis. Il debutto è con la Norvegia e sarà in definitiva la gara più ostica del torneo mondiale. Si gioca a Marsiglia e il pubblico di casa parteggia decisamente a favore dei nostri avversari che pareggiano nei minuti finali con Brustad il gol iniziale di Ferraris. Olivieri, gran portiere, salva il risultato e si va ai tempi supplementari dove a decidere è la rete di Silvio Piola, niente di meno che il più prolifico bomber della storia del campionato italiano. Ai quarti l’Italia, scesa in campo in maglia nera per volontà del regime fascista, elimina 3-1 la Francia padrona di casa e si presenta all’incontro con il Brasile a sfavore di pronostico. I sudamericani sono talmente sicuri di vincere che hanno già i biglietti aerei per la finale di Parigi e tengono a riposo il loro acclamato bomber Leonidas, ma a giocare per il titolo vanno invece gli azzurri che si impongono 2-1 anche grazie ad un rigore realizzato dall’altro grande attaccante del calcio italiano, Meazza, che trasforma tenendosi i pantalocini con la mano per la rottura dell’elastico. In finale l’Italia trova l’Ungheria di Sarosi e Zsengeller ed è sinfonia azzurra. Finisce 4-2 e lo Stadio di Colombes tributa gli onori ai vincitori, una meravigliosa squadra azzurra che manda a referto Colaussi e Piola, una doppietta a testa, e celebra l’operato di Vittorio Pozzo, uomo di calcio tra i più grandi di sempre.

Il secondo conflitto mondiale impone l’alt, si torna a giocare nel 1950 in Brasile, che è pronto alla festa nazionale. Sarà invece una tragedia popolare, con l’Uruguay che sbanca il Maracanà costruito per l’occasione e l’Italia, giunta in Sudamerica con un estenuante viaggio in nave, privata dei giocatori del Grande Torino deceduti l’anno prima nel disastro aereo di Superga, che non va oltre il primo turno, eliminata dalla Svezia nel girone a tre comprendente anche il Paraguay, sconfitto inutilmente 2-0.

Non va molto meglio quattro anni dopo, 1954 in Svizzera, per i primi Mondiali trasmessi in diretta televisiva. Sono tempi magri per la nostra nazionale che capita nel girone dei padroni di casa che ci battono due volte, 2-1 nella prima partita e 4-1 nella sfida di spareggio che vale il passaggio ai quarti dopo un successo con il Belgio.

Facciamo pure peggio nel 1958 ed in Svezia, dove esplode come una folgore Edson Arantes do Nascimento in arte Pelè,  non ci andiamo proprio. L’Italia degli oriundi esce sconfitta nel match di qualificazione con l’Irlanda del Nord a Belfast, 2-1 dopo che la prima sfida chiusa sul 2-2, che avrebbe garantito l’accesso alla fase finale, non era stata ufficializzata dalla FIFA proprio su richiesta della nostra Federazione. Sarà la prima e ad oggi unica volta che non ci qualifichiamo.

Nel 1962 si torna in Sudamerica, in Cile, ed ancora una volta il sorteggio ci manda a giocare nel girone della squadra di casa. Debuttiamo con un pareggio con la Germania, 0-0 nel giorno della prima partita di Gianni Rivera ai Mondiali, ma è la sfida con il Cile a Santiago a costarci l’eliminazione. O meglio, è l’arbitro inglese Aston, decisamente in malafede, che ci penalizza espellendo Ferrini e David, rei di aver reagito al gioco duro ed impunito dei cileni. Finisce 2-0 e torniamo a casa.

I Mondiali del 1966 in Inghilterra rappresentano il punto più basso della nostra storia calcistica, e magari ciò non depone a favore del povero Edmondo Fabbri, direttore tecnico che paga dazio ai suoi errori e pure ad un pizzico di sfortuna. L’Italia debutta prendendosi la rivincita sul Cile, 2-0, perde di misura con l’Unione Sovietica, 1-0, e si presenta all’ultima partita con la Corea del Nord forte del vantaggio di poter puntare su due risultati su tre. Gli asiatici sono descritti come una squadra di “ridolini” ma corrono ed hanno il sostegno del pubblico di Middlesbrough. Si fa male Bulgarelli, le sostituzioni non sono ammesse e al 42′ Pak Doo Ik infila Albertosi con un rasoterra dal limite. Col passare dei minuti la disfatta va materializzandosi e al triplice fischio di chiusura l’Italia è in ginocchio. Il ritorno in patria assume contorni patetici, all’areoporto di Genova il gruppo è accolto a pomodori a suggellare la fine di una spedizione disastrosa.

Italia 1970 - da calcioline.com

Italia 1970 – da calcioline.com

Nel 1970 si va in Messico, con Ferruccio Valcareggi timoniere di una squadra che nel frattempo ha vinto l’Europeo casalingo del 1968. Il girone è abbordabile, con Svezia, Uruguay e Israele, e la qualificazione ai quarti, la prima del dopoguerra, è garantita dall’unico gol di Domenghini nel match d’esordio con gli scandinavi. L’Italia incrocia il Messico e a dispetto del dualismo tra Rivera e Mazzola cala il poker che vale l’accesso alla semifinale dove ad attenderci c’è la Germania. La pagina che le due rivali scrivono è tra le più belle della storia del gioco del calcio, e la sfida entra di diritto nell’albo dei match da leggenda. Si inizia con il vantaggio di Boninsegna, per proseguire con il pareggio di Schnellinger a tempo scaduto e le due reti di Gerd Muller ai supplementari a cui rispondono Burgnich e Riva. E poi la galoppata di “Bonimba” sulla fascia sinistra, il passaggio a ritroso per Rivera che calcia il rigore in movimento del definitivo 4-3 che infiamma l’Italia intera, Nando Martellini che narra l’evento con cadenza poetica. Lo Stadio Azteca onorerà la magnifica gara con una targa ricordo, soprattutto i 120 minuti di battaglia a duemila metri di altitudine intossicheranno i muscoli dei nostri giocatori che il giorno della finale, al cospetto di Pelè e di un Brasile pressochè imbattibile, reggeranno l’urto fino a metà del secondo tempo per poi soccombere 4-1 e mandare agli archivi l’inutile staffetta Mazzola-Rivera durata 6 altrettanto inutili minuti.

L’Italia si presenta con eccellenti credenziali nel 1974 in Germania. Nel biennio precedente abbiamo battuto il Brasile, abbiamo sbancato Wembley ed abbiamo tenuta inviolata la porta di Dino Zoff. Ma in terra tedesca le cose non vanno come dovrebbero andare, ed il gol di Sanon che apre il tabellino della sfida con Haiti ci mette nella condizione di dover rincorrere. Vinciamo 3-1 nel giorno del “vaffa” di Chinaglia all’indirizzo di Valcareggi al momento della sostituzione e dopo il pareggio 1-1 con l’Argentina perdiamo con la brillate Polonia di Lato e Deyna e torniamo mestamente a casa prima del previsto.

E’ un Argentina militarizzata quella che nel 1978 apre l’era Enzo Bearzot. L’Italia ha deluso in fase di preparazione ma a Mar del Plata trova energie fresche in Rossi e Cabrini ed è tutta un’altra musica. Si comincia col 2-1 in rimonta con la Francia di un acerbo Platini, per proseguire col netto 3-1 all’Ungheria e chiudere a punteggio pieno con la vittoria sui padroni di casa firmata da Bettega. La seconda fase ci regala in pasto le due finaliste del Mondiale del 74, Germania e Olanda, e la sorprendente Austria di Krankl e Prohaska. Con i teutonici finisce 0-0, l’Italia gioca benissimo ma incoccia nel palo e nelle prodezze di Sepp Maier; vinciamo 1-0 con un gol di Rossi con gli asburgici e troviamo il vantaggio con una deviazione di Brands nel match decisivo con i tulipani. Ma il sogno di vittoria di una nazionale mai così bella e sorprendente si ferma qui, quattro bolidi dalla distanza di Brands, Haan, Nelinho e Dirceu e le incertezze di Zoff ci relegano ad un poco veritiero quarto posto. Ma la strada è segnata e il bello devo ancora venire.

Italia 1982 - da storiedicalcio.altervista.org

Italia 1982 – da storiedicalcio.altervista.org

1982, è l’anno del Mondiale in Spagna. L’Italia è più o meno la stessa di quella argentina, con l’aggiunta di Bruno Conti e Paolo Rossi reduce dalla squalifica di due anni inflitta per il calcioscommesse. Tre pareggi con Polonia, Perù e Camerun ci qualificano senza troppi onori al secondo turno e qui Brasile e Argentina sembrano baluardi impossibili da abbattere. Ma il 2-1 contro Maradona e compagni firmato da Tardelli e Cabrini scuote i nostri, il silenzio stampa è d’oro e il gruppo trova l’alchimia giusta per disegnare un percorso memorabile. Rossi esce dal letargo nei giorni che contano, tre gol al Brasile e una doppietta alla Polonia spalancano la porta alla finalissima. Dove la Germania nulla può, ancora Rossi, l’urlo-gol di Tardelli e il tris di Altobelli sotto gli occhi di Pertini issano gli azzurri sul tetto del mondo per la terza volta.

La rinuncia della Colombia a mondiali assegnati riporta la manifestazione in Messico nel 1986. E’ l’ultima recita di Bearzot e i suoi ragazzi ma ormai il gruppo non ha più le armi per competere ai massimi livelli. Le reti di un eccellente Altobelli ci consentono di passare il turno in un girone che comprende ancora un volta l’Argentina, con l’estro di Maradona che beffa Giovanni Galli ed è pronto a deflagrare da lì a poco. Stavolta la Corea, quella del Sud, non ci fa lo sgambetto, battuta comunque con un risicato 3-2, agli ottavi Platini e la Francia ci eliminano 2-o e l’era dei campioni del mondo si chiude senza troppe polemiche.

Italia 1990 è il sogno neppure troppo proibito di un paese intero e l’avvicinamento della squadra ora agli ordini di Azeglio Vicino alimenta ambizioni importanti. Le notti magiche hanno il volto di Totò Schillaci che diventa protagonista e pure capocannoniere principe del torneo con sei reti; ben affiancato da Roberto Baggio il siciliano mette lo zampino nei successi con Austria, Cecoslovacchia, Uruguay ed Eire giungendo ad un passo dal traguardo più prestigioso. Ma in semifinale al gol di Schillaci risponde Caniggia che anticipa Zenga in uscita avventurosa e ai rigori, in una Napoli che accoglie Maradona come il figlio prediletto ma tifa binco-rosso-verde, l’Argentina frantuma le illusioni tricolori e fa nascere il complesso del tiro dal dischetto. Chiudiamo al terzo posto, 2-1 all’Inghilterra ma la delusione è cocente.

Italia 1994 - da storiedicalcio.altervista.org

Italia 1994 – da storiedicalcio.altervista.org

Ancor di più brucia l’epilogo di Usa 1994, con Roberto Baggio stella acclamata che non ingrana nel girone con Eire, Norvegia e Messico. Sacchi è il profeta di un calcio nuovo ma l’Italia stenta, agli ottavi con la Nigeria per 88 minuti siamo fuori dai giochi. Poi Mussi imbecca Baggio, Roby agguanta il pareggio e il nostro mondiale cambia fisionomia. 2-1 ai supplementari con gli africani, stesso risultato con Spagna e Bulgaria in semifinale, sempre nel segno del Divin Codino. E’ di nuovo finale con il Brasile, nella fornace di Pasadena, sfida avara di emozioni e con la memorabile prestazione di Franco Baresi recuperato in tempo record dopo l’operazione al menisco. Il titolo verrà deciso ai calci di rigore, per la prima volta nella storia, e dal dischetto degli undici metri sbagliano Massaro, Baresi stesso, per ultimo Baggio che decreta il trionfo dei verdeoro, capitanati da Dunga e con un giovanissimo Ronaldo a far le ossa in panchina.

Cesare Maldini è il c.t. della nazionale che l’Italia presenta in Francia nel 1998. Ed ancora un volta, terza consecutiva, i calci di rigore ci condannano all’insuccesso. Un super Bobo Vieri è protagonista nel girone con Cile, Camerun e Austria e decisivo con il gol alla Norvegia negli ottavi di finale. Ai quarti è sfida con i cugini transalpini, ci difendiamo ad oltranza sfiorando nei minuti conclusivi il gol-vittoria con l’ultimo Baggio mondiale: si va dal dischetto degli undici metri e la mira sbagliata è quella di Gigi Di Biagio che stampa contro la traversa il tiro che promuove Zidane e compagnia bella.

Corea e Giappone si uniscono nell’ospitare un’edizione, quella del 2002, che riserva solo amarezze agli azzurri di mister Trapattoni. Superato con qualche affanno il girone con Ecuador, Croazia e Messico, l’Italia trova un’altra Corea, quella del Sud, a fermarne il cammino. Ma è una sconfitta che porta soprattutto il nome di Byron Moreno, direttore di gara ecuadoriano, in malafede e smaccatamente casalingo come fu Aston nel 1962. Regala subito un penalty ai locali che Buffon sventa, ai supplementari espelle Totti ed annulla un gol regolare a Tommasi. Nel frattempo Vieri ha siglato l’1-0, Seol ha pareggiato a pochi minuti dal termine del tempi regolamentari e nel supplementare il golden-gol di Ahn, visto a Perugia nel nostro campionato, ci condanna all’eliminazione.

Italia 2006 - da trapaniok.it

Italia 2006 – da trapaniok.it

Nel 2006, in Germania, l’Italia fa poker e lo fa anche stavolta, come nel 1982, sull’onda lunga del calcio scommesse. C’è scetticismo in partenza, ma Marcello Lippi ha tempra granitica e difende con ostinazione scelte che si riveleranno vincenti. Il girone eliminatorio è positivo, 2-0 al Ghana, 1-1 con gli Usa, 2-0 alla Repubblica Ceca di Nedved. Il primo ostacolo serio si presenta agli ottavi, l’Australia che ci impegna oltre le attese e che gli azzurri superano grazie ad un rigore di Totti al 95′. Dopo il comodo 3-0 all’Ucraina, la semifinale di Dortmund con la Germania è un capolavoro. Buffon e Cannavaro sono gli eroi di un reparto arretrato esente da pecche, si profila la lotteria dei calci di rigore ma Grosso e Del Piero, negli ultimi minuti del secondo supplementare, incendiano i nostri cuori e ci portano in finale. A Berlino ci aspetta la Francia di Zidane, meraviglioso interprete del calcio moderno, che apre le marcature dal dischetto. Materazzi pareggia di testa e proprio i due sono protagonisti del siparietto con testata di Zinedine che lascia i compagni in inferiorità numerica. I rigori, maledetti nella nostra storia mondiale, stavolta ci sorridono, sbaglia solo Trezeguet e al bersaglio di Grosso, uomo del destino di una sola estate, l’apoteosi dagli undici metri ci consegna alla gloria.

Sudafrica 2010, tra waka-waka e vuvuzela, è storia recente. Mentre la Spagna infine alza la coppa l’Italia, da campione del mondo, fa una figuraccia epocale. Paraguay, Nuova Zelanda e Slovacchia sono tutt’altro che spauracchi ma smascherano i limiti di una squadra alla deriva. Fuori subito e sogni di rivincita rimandati a Brasile 2014.

Tra poco si gioca: bando alle chiacchiere, è l’ora di far parlare il pallone. Forza Azzurri.

One Response

  1. prova 30/04/2015

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